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La Madonna col Bambino adorata dai Santi Sebastiano e Rocco

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Via Mentana, 32 – Budrio (BO)

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
113(a) 75.5(la)
sec. XVI (1520 – 1522)

n. C. 114

Il dipinto proviene da Ferrara, dalla collezione Roberto Canonici (m. 1632) e per via ereditaria al figlio del cugino di questi, Giacinto. In stato di conservazione complessivamente soddisfacente. Il bordo dipinto di nero e la presenza di una tavoletta della larghezza di circa dieci centimetri applicata lungo il bordo inferiore della tela lasciano supporre che il dipinto servisse in origine da paliotto processionale: i santi effigiati, a pari titolo scongiurati contro il pericolo delle pestilenze, sono del resto i più vicini alla devozione popolare. Amalia Mezzetti (1965) lo ha riconosciuto in un quadro che l'inventario redatto nel 1632 dei beni appartenuti al ferrarese Roberto Canonici descrisse come "Una Madonna del Dosso ferrarese, che stà nelle nuvole, con la mano dritta sostenta il putino, e con la stanca tiene un libro, ha duoi Angeli uno per parte, dabbasso gliè un paese, nel quale gliè San Rocco in piedi, che la mano la stanca mostra la piega che ha nella coscia, e con la dritta tiene il bordone. San Sebastiano sta dall'altra parte pure in piedi con le mani giunte ha nel braccio drito una freccia, e nella coscia stanca un'altra, ha la cornice negra con filetto d'oro; scudi 100" (Campori, 1870). Entrato nella pinacoteca come opera di Bartolomeo Schedoni, venne riconosciuto al Dosso indipendentemente da H.
Bodmer (appunti ms., ca. 1940, n. 114) e da R. Longhi (1956), il quale, nel dichiarare di aver individuato il dipinto "subito dopo la guerra", lo definiva "una coloratissima poesia da toccare ai primi del terzo decennio, accanto alla pala di Modena: e sempre colma di sensi giorgioneschi". Mentre tutta la critica successiva ha aderito alla datazione longhiana sul principio del terzo decennio, in prossimità del 1522 che segna il compimento della pala con Madonna e Santi tuttora nel Duomo di Modena (Antonelli Trenti, Mezzetti, Gibbons), di recente (1986) Ballarin l'ha anticipata al 1517 circa, situando il dipinto in una fase in cui il pittore, dopo essersi mostrato direttamente influenzato dagli esiti di Raffaello, conosciuti nel corso di un non documentato viaggio romano, aderisce all'instabile clima che connota, in termini di vera e propria "fronda padana", la cultura "che si sviluppa al di fuori delle corti e nella quale gli umori espressionistici messi in circolazione dalle stampe transalpine lievitano sull'atavica vocazione alla naturalezza dei lombardi". Nell'aderire a tale proposta di datazione Alessandra Pattanaro (2000) ha rimarcato come "lo sguardo un po' ottuso di San Rocco, che indica la ferita nascosta sotto la tunichetta corta bordata d'oro, e la testa un po' deforme di Sebastiano, troppo schiacciata per effetto combinato di dolore e di stupore", possano trovare riscontro nell'opera coeva di altri "eccentrici di terraferma" e come una simile chiave di lettura spieghi le "straordinarie accensioni di luce che diventa fiamma rosata", tanto nel fondo di questo dipinto quanto nel Ritratto d'uomo di Stoccolma, già ricondotto dal Ballarin a questa stessa congiuntura. Ne deriva il carattere accesamente sperimentale della piccola tela, dove il pittore sembra voler verificare le brucianti esperienze con le quali era venuto a contatto in quegli anni entro uno schema dal rassicurante equilibrio classicista: un'osservazione che sembra giustificare il fatto, notato sempre da Ballarin, che la parte inferiore del San Sebastiano sia esemplificata sulla figura dello stesso santo dipinta da Garofalo nel polittico Costabili Ferrara (Pinacoteca Nazionale), commissionato a questi e al Dosso nel 1513 (Franceschini 1995), anche se portato a termine dai due artisti sul principio del decennio successivo.

Bibliografia Sorrentino A.
Catalogo della Pinacoteca civica di Budrio
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Tipografia Montanari
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Bibliografia Bernardini C.
La Pinacoteca civica di Budrio : guida illustrata
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Nuova Alfa
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Bibliografia Bortolotti L.
I comuni della provincia di Bologna nella storia e nell’arte
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Tipografia S. Francesco
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Bibliografia Codicè Pinelli F.
Opere d’arte a Budrio nei secoli
Budrio
Tipografia Montanari
1966
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Bibliografia Vicini S.
Invito in pinacoteca : percorsi tematici di didattica artistica per la Pinacoteca Civica di Budrio
Budrio
Comune di Budrio
1994
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Bibliografia Campori G.
Raccolta di Cataloghi ed inventarii inediti di quadri, disegni, bronzi, dorerie, smalti, medaglie, avorii, ecc. dal secolo 15. al secolo 19.
Modena
Tipografia G. Vincenzi
1870
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Bibliografia Antonelli Trenti M.G.
Notizie e precisazioni sul Dosso Giovane
Arte Antica e Moderna
1964
p. 413
p. 413

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Budrio casa nostra
Budrio
Comune di Budrio
1977
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Il Dosso e Battista ferraresi
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Dosso and Battista Dossi : court painters at Ferrara
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Princeton University Press
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Bibliografia Tanzi M.
Un inedito cremonese di Giuseppe Caletti
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Bibliografia Trevisani F.
Restauri nel Polesine: dipinti: documentazione e conservazione
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Bibliografia S08/00008419

Bibliografia Ballarin A.
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1993
pp. 458-460
pp. 458-460

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Il Cinquecento
Milano
Electa
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Bibliografia Servetti Donati F.
È Budrio un buon castel del Bolognese : breve guida al centro storico di Budrio
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Compositori
2002
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Bibliografia Benati D./ Bernardini C. (a cura di)
I dipinti della Pinacoteca civica di Budrio : secoli XIV-XIX
Bologna
Compositori
2005
pp. 101-103

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