
1309 ca./ ante 1361
dipinto
n. C. 97
La decurtazione della tavola in alto e ai lati rende frammentarie le figure degli angeli che assistevano all'Incoronazione. Secondo A. Conti (1981), la composizione originaria potrebbe essere stata simile a quella della grande miniatura che apre un codice con le Decretali (Roma, Biblioteca Vaticana, ms. Pal. lat. 636), opera di scuola del cosiddetto Illustratore. La decorazione punzonata negli angoli superiori testimonia un'originaria terminazione polilobata. Ampie cadute di colore in alto e in basso si devono probabilmente a un elemento aggiunto per incorniciare la tavoletta (in basso tale lacuna impedisce di apprezzare il sopravanzare della predella del trono, dal profilo singolarmente elaborato). Potrebbe essere parte di un più vasto complesso da altare (come comunica M. Medica, va però esclusa l'ipotesi, formulata dallo stesso studioso nel 1996, di una sua provenienza della chiesa bolognese di San Domenico). Nell'elenco del lascito Inzaghi (1824) è indicata come "Quadretto antichissimo in legno". Fu attribuita (Certani 1931) a generico "primitivo veneziano". La corretta attribuzione a Vitale da Bologna venne avanzata da Roberto Longhi (1933-34) e non è mai stata posta in dubbio; mentre è oggetto di discussione la sua esatta collocazione all'interno del percorso del pittore: da una datazione alla sua attività tarda, successiva al Polittico di San Salvatore del 1353 (Longhi 1933-1934, Arcangeli 1948), si è passati a quella centrale intorno al 1350 (Gnudi 1962) e infine a quella precoce, tra la fine degli anni '30 e l'inizio degli anni '40 (Medica 1986) e ancora sul principio degli anni '30, a ridosso dell'attività bolognese di Giotto (Boskovits 1990). In favore di una datazione abbastanza precoce, sul finire del quarto decennio, si esprimono i collegamenti con l'opera dello Pseudo-Jacopino di Francesco, nonché i rapporti, leggibili nell'andamento morbido degli spessi panneggi e nella tipologia "riminese" del Cristo, con l'Ultima Cena e santi affrescata in quell'anno da Vitale nel refettorio della foresteria di San Francesco (ora Bologna, Pinacoteca Nazionale) e con gli affreschi di Mezzaratta (L'Annunciazione, La Natività, 1345 circa). L'eleganza lineare e la ricerca di raffinatezze esecutive si giustificano in base alla già avvenuta conoscenza dei modi del gotico d'Oltralpe, e in particolare di quello francese divulgati a Bologna dal Maestro del 1333 e del cosiddetto Dalmasio.
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