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flauto dolce bassetto

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Strada Maggiore, 34 – Bologna (BO)

ambito europeo

flauto dolce bassetto

legno di bosso ,
legno di pero ,
legno di cedro,
ottone
mm
Lu. totale 939,4//lu. senza capsula e tenone per la capsula 865,4//lu. del tenone per la capsula 65//lu. della capsula esternamente 74// lu. della capsula internamente 58//diametro della capsula esternamente 61-54//diametro della capsula internamente 47;
secc. XVI/ XVII secc. XVIII/ XIX (1500 1700 – 1649 1899)

n. 1768

Tubo ricavato da un solo pezzo di bosso, coi fori III e VI obliqui verso l'uscita. Capsula di bosso in forma di tronco di cono, con un foro d'ingresso laterale rettangolare e con una ghiera di ottone all'estremità inferiore. Anche questo strumento subì cambiamenti, forse in parte nel '700, ma più probabilmente nel secolo seguente. Il blocco di nocciolo non poteva essere originale, e aveva fatto saltare la parte del tubo circostante. Per garantire la chiusura del tubo intorno al blocco, era stata montata una ghiera di ottone intorno al tubo all'altezza del blocco. La chiave con paletta a farfalla, di ottone, aveva la fattura delle chiavi di certi strumenti popolari e non era originale. Né era originale la fontanella di melo con ghiere d'ottone alle due estremità. All'uscita era stato aggiunto un anello di bosso con sagoma barocca.
In occasione del restauro del 1989 il blocco fu sostituito con uno di cedro, fu tolta la ghiera all'altezza del blocco, fu aggiunta una chiave di ottone secondo il modello rinascimentale, fu sostituita la fontanella con una di pero, pure secondo il modello rinascimentale, e fu tolto l'anello con sagoma barocca intorno all'uscita, sostituendolo con un proseguimento del tubo secondo il modello rinascimentale.

I flauti sono aerofoni in cui il flusso d'aria è diretto contro lo spigolo di un'apertura situata nella parte iniziale del tubo. Esistono nel mondo numerose specie di flauti. In Europa sono da distinguere principalmente – laddove si prescinde da certi flauti di natura etnica o popolare – due tipi: i flauti dolci e quelli traversi.
I flauti dolci hanno un tubo nel cui inizio è inserito un blocco (l'anima) sì che resta libero un canale d'aria tra la superficie superiore del blocco e la parete del tubo. Sotto il canale d'aria si trova nel tubo un'apertura (bocca), il cui orlo inferiore è smussato a spigolo di sopra. L'aria proveniente dal canale d'aria è diretta contro questo labium (labbro) smussato.
Il flauto dolce fu introdotto nell'Europa occidentale nel secolo XI. Proviene in parte dai paesi arabi tramite la penisola iberica – il tipo è ormai obsoleto nella regione di cultura islamica -, in parte da paesi di popolazione slava, dove sino ad oggi i flauti in genere e i flauti dolci in specie rivestono una parte importante nella musica etnica.
Il flauto dolce subì uno sviluppo speciale nell'Europa occidentale. La prima tappa di questa evoluzione si constata nel '500 e nella prima metà del '600. Gli strumenti costruiti in questo periodo appartengono a un tipo cosiddetto rinascimentale. La seconda tappa è situata tra il 1650 e la seconda metà del '700. Gli strumenti costruiti in questo secondo periodo appartengono a un tipo che chiamiamo qui barocco. Dato che è impossibile sfumare la dinamica nel suono del flauto dolce, il tipo principale sparì dalla musica europea nell'epoca dei primi inizi del romanticismo, quindi nella seconda metà del '700.
Rimasero in uso solo certe varianti del flauto dolce nella musica etnica o popolare. Menzioniamo qui il flauto a una mano, generalmente con tre fori per le dita, ancora in uso in Provenza (galoubet), nelle province basche e nella cobla in Catalogna; i vari tipi di flagioletti in uso sino all'Ottocento; i flauti d'accordo soprattutto nella Baviera Superiore.
In italiano per questo tipo di strumento si usa l'espressione flauto dolce, che non corrisponde sempre alla realtà poiché il timbro dello strumento non è sempre molto dolce. Si usa anche l'espressione flauto a becco, una traduzione dal francese che qui evitiamo, perché solo i flauti dolci alti hanno un ingresso del tubo in forma di becco d'uccello. L'unico termine corretto sarebbe "flauto a blocco" (ted. Blockflöte), eventualmente "flauto ad anima" (ted. Kern(spalt)flöte), ma questi termini sono inusitati in italiano.
Ricordiamo che i registri labiali dell'organo sono composti di canne che hanno la stessa costruzione dei flauti dolci e appartengono pure a questa categoria di strumenti. S'intende che nell'organo l'aria non proviene dai polmoni del suonatore, ma da mantici. Dato che in questa collezione non figurano organi, non trattiamo in questa sede le caratteristiche delle canne labiali dell'organo. L'ocarina è un flauto globulare. Tali strumenti in origine non hanno l'imboccatura del flauto dolce, e sono allora varianti del semplice flauto verticale, di cui non parliamo in questa sede. E possibile applicare l'imboccatura del flauto dolce a un flauto globulare a condizione che quest'ultimo sia di terracotta o eventualmente di porcellana. Tali flauti globulari di terracotta o di porcellana con l'imboccatura del flauto dolce possono opportunamente essere inseriti nella categoria dei flauti dolci, alla quale appartiene dunque anche l'ocarina.
I flauti dolci del '500 e della prima metà del '600 hanno normalmente un tubo ricavato da un unico pezzo di legno, escluse la capsula e la fontanella. Quando il costruttore non aveva a disposizione un pezzo di legno abbastanza grande per ricavarne uno strumento intero, i bassi e i contrabbassi potevano essere composti di due o addirittura tre pezzi, ma allora le divisioni tra i pezzi si trovano intorno alla chiave per il mignolo (si veda sotto) e/o all'inizio del piede. Queste divisioni differiscono da quelle dei flauti dolci del tipo barocco.
La cameratura è generalmente conica inversa, ma può allargarsi nella prima e nell'ultima parte del tubo. Ci sono sempre sei fori davanti (I-VI) e un foro – quello più alto – sul retro per il pollice (p). Sotto i sei fori anteriori c'è un settimo foro, a cui torniamo.
Il fenomeno che si evidenzia in questo periodo è che tutti gli strumenti musicali – anche i flauti dolci – sono costruiti in varie misure con fondamentali che variano dall'alto in basso, che poi formano una famiglia. All'inizio del '500 sono noti tre membri della famiglia dei flauti dolci, all'inizio del '600 si sale per lo meno a sette. Semplificando un poco, si può constatare che nel 1619 Michael Praetorius, a prescindere dal gar klein Plockflötlein (flauto dolce piccolissimo) uno strumemo identico al galoubet francese, cita i membri seguenti:
Exilent (sopranino) con fondamentale Sol4
Diskant (soprano) con fondamentale Do4 o Re4
Alt (contralto) con fondamentale Sol3
Tenor (tenore) con fondamentale Do3
Bassett (bassetto) con fondamentale Fa2
Bass (basso) con fondamentale Sib1
Grossbass (contrabbasso) con fondamentale Fa1
Le misure variano tra poco più di 20 cm (sopranino) e poco meno di 200 cm (contrabbasso).
Nei membri più piccoli della famiglia – sopranini, soprani, contralti e a volte tenori – l'ingresso del tubo ha la forma d'un becco di uccello. I contrabbassi, bassi, bassetti e a volte i tenori hanno un ingresso con un taglio trasversale piano, coperto da una capsula (cappelletto) in forma di tronco di cono. Nei tenori e nei bassetti questa ha un'apertura rettangolare laterale, mentre nei bassi e contrabbassi più lunghi la capsula ha un'apertura rotonda in cima, dove entra un esse di ottone.
Come s'è già detto, sotto i sei fori anteriori (I-VI) c'è un settimo foro per il mignolo (m). Questo dito, essendo più corto degli altri, non raggiungerebbe il foro nei tenori, contralti e a volte anche nei soprani, se il foro si trovasse al centro in linea coi fori I-VI. Per questa ragione il foro per il mignolo viene spostato verso la destra o la sinistra del tubo. Come s'è già spiegato, sino alla seconda metà del '700 i musicisti non suonavano sempre – come oggi – con la mano sinistra sopra e quella destra sotto, ma talvolta anche in posizione inversa. Perciò, era necessario provvedere un foro per il mignolo destro e uno per quello sinistro. Infatti, i flauti dolci tenori, contralti e a volte anche quelli soprani hanno due fori per il mignolo, uno a destra e uno a sinistra. Il foro che non era usato veniva tappato con cera.
I bassetti, i bassi e i contrabbassi erano troppo grandi perché il mignolo potesse raggiungere il foro m. Questi membri della famiglia avevano una chiave aperta, nella maggior parte dei casi in ottone, che si chiude quando il mignolo preme la paletta. A volte tale strumento ha anche più chiavi aperte. Il piattino della chiave è rotondo e piatto, con una guarnizione di cuoio cucita al piattino. Perché la paletta sia alla portata del mignolo destro come di quello sinistro, è in forma di farfalla (a coda di rondine). Il piattino e la leva hanno un asse sostenuto in due occhielli (uno da entrambi i lati), fissati nel tubo. La molla di ottone è fissata nel legno del tubo mediante un chiodo o una vite, con l'estremità situata sopra la leva, la cui parte inferiore è premuta dalla molla in modo che un'estremità della leva stia vicina al tubo il più possibile, e l'altra estremità con la paletta a farfalla stia lontana dal tubo il più possibile. La chiave chiude un foro che, nelle descrizioni che seguono, sarà designato come ch.
Al di sopra della chiave si trova una fontanella (capsula protettrice), generalmente dello stesso legno del tubo, perforata con fori a rosoncino, con una ghiera di ottone alle due estremità.
La maggior parte dei flauti dolci del tipo rinascimentale ha un corista, allora in uso nella musica da camera, alquanto più alto di quello odierno. Il corista si trova generalmente tra La3 = 450 Hz (circa un sesto di tono sopra il consta odierno) e La3 = 468 Hz (approssimativamente un semitono sopra il corista attuale).
Purtroppo i quattro strumenti di questa categoria conservati nel Museo hanno subito gravi cambiamenti (cfr. il flauto in esame e quelli di cui alle schede da nctn 00000002 a 00000004). Degli strumenti presenti nella collezione finora non sono state fatte radiografie, sicché non è sempre possibile in questa sede dare dettagli precisi sulla costruzione della cameratura o sul sottotaglio dei fori per le dita.

Bibliografia Vellani F.
Raccolta di antichi strumenti armonici conservati nel Liceo Musicale del Comune di Bologna
Bologna
1866

Bibliografia Guida museo
Guida del Museo Civico di Bologna. Sezione Antica
Bologna
1887
p. 62

Bibliografia Esposizione internazionale
Esposizione internazionale di musica in Bologna 1888. Catalogo ufficiale
Parma
1888
p. 58

Bibliografia Guida museo
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
1914

Bibliografia Ducati P.
Guida del Museo Civico di Bologna
Bologna
Merlani
1923
p. 201

Bibliografia Van der Meer J.H.
Strumenti musicali europei del Museo Civico medievale di Bologna
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
p. 32

Bibliografia Bianconi L./ Isotta P. (a cura di)
Museo internazionale e biblioteca della musica
Bologna
Comune di Bologna
2006
p. 126

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: marchio
Posizione: sotto la bocca
Descrizione: due orecchi di lepre

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