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Ritratto del maestro Asioli

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Piazza Maggiore, 6 – Bologna (BO)

Palagi Pelagio

1775/ 1860

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
59.5(a) 44(la)
sec. XIX (1832 – 1832)

n. H 1872

Forma rettangolare, leggibilità verticale. Ritratto del maestro di musica Bonifacio Asioli (1769-1832).

Il ritratto del maestro Asioli venne commissionato al Palagi dall'amico incisore Francesco Rosaspina, per conto della figlia Enrichetta, nell'agosto 1932. Una pluricitata lettera (Bologna, Biblioteca dell'Archiginnasio, Mss. Palagi, cart. 19, n. 127) illumina sulla natura delle motivazioni che spinsero la commissione dell'opera: il musicista era morto da poco e la figlia del Rosaspina con il marito, fratello dell'Asioli, avrebbero desiderato averne il ritratto per conservare inalterato il ricordo della sua fisionomia. L'incisore, venuto a conoscenza che il ritratto del maestro, eseguito dall'Appiani trent'anni prima, si trovava nella camera del custode dell'Accademia di Brera chiese al pittore di poterne avere una "copietta" fatta dal migliore dei suoi scolari. Palagi, che si stava già trasferendo a Torino, dovette poi decidere di abbozzare lui stesso il quadro in quanto, come già ha osservato Grandi (1976, p.74), la copia è di ottima qualità e corrisponde all'evoluzione stilistica degli anni milanesi dell'artista. Ad un confronto con l'originale – Bonifacio Asioli (1769-1832) venne effigiato dall'Appiani all'inizio del XIX secolo (Caramel Pirovano, 1975, p. 19, n. 39), in seguito al suo arrivo a Milano nel 1799 – si nota come l'artista bolognese abbia risolto con personalità la prova della copia dell'opera del maestro ambrosiano, assai stimato a suo tempo dal suo mecenate pedagogo Carlo Filippo Aldrovandi quale "astro" del panorama artistico contemporaneo da seguire ed imitare. Senza indugiare troppo sulla differente soluzione psicologica del ritratto, l'opera induce a qualche riflessione sulla poetica dei due pittori: l'Appiani, che nell'originale riflette la cultura neoclassica d'inizio secolo, ordita di un'arte "moralisée", attraverso la mancanza di finitezza e la fluidità del veloce "ductus" rafforza l'espressione del suo stile prevalentemente naturalista, il Palagi, invece, rispettando l'impostazione formale e fisionomica data dall'artista ambrosiano, risolve l'opera in una chiave poetica degna del miglior esempio di Romanticismo storico. (cfr. C. Collina, in Pelagio Palagi, 1996, p.175)

Bibliografia Collina C.
Poppi C. (a cura di)
Pelagio Palagi pittore dipinti dalle Raccolte d’Arte del Comune di Bologna
Milano
Electa
1996
p.175

Bibliografia Lui F.
Bernardini C. (a cura di)
Itineari di visita
Pelagio Palagi alle Collezioni Comunali d’Arte
Bologna
Edisai
2004
pp. 47-48

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