
manifattura Venini e C.
coppa
n. 17
Su un piede circolare in vetro trasparente con inclusioni d'oro, un "fazzoletto" a canne di zanfico alternate nei toni del rosa e lattimo.
E' una delle tecniche più importanti ideate a Murano nel Rinascimento. Fu brevettata nel 1527 per dieci anni da Filippo e Bernardo Catani con fornace muranese all'insegna della Sirena e presto fu patrimonio comune delle vetrerie muranesi e venne anche esportata all'estero nelle vetrerie alla 'façon de Venise'. Il lavoro si svolge in fasi successive. Vengono tirate varie canne non forate di cristallo e di vetro bianco opaco, nella versione classica, o di cristallo e di vetro colorato e quindi assemblate in un cilindro secondo una regolare disposizione. Esse sono quindi riscaldate e tirate nuovamente, torcendole nel corso di quest'ultima operazione. Ottenute delle canne di cristallo a fili interni bianchi o colorati ritorti a spirale, queste vengono tagliate in segmenti di dimensioni identiche (circa 20 cm.) ed accostate parallele su una piastra metallica rivestita di argilla refrattaria, poi inserita nel forno ripetutamente al fine di saldare a fuoco le canne in un tutto unico. Il maestro vetraio raccoglie con la canna da soffio la piastra vitrea formata dalle canne parallele, rotolando lungo il lato maggiore del rettangolo, corrispondente alla estremità delle canne, un elemento conico già preparato all'estremità della canna stessa, quindi ne ricava un cilindro, lo chiude all'estremità opposta rispetto alla canna. Poi può procedere alla soffiatura ed alla modellazione dell'opera. Nell'Europa settentrionale, soprattutto dopo la pubblicazione della Guide du Verrier di Georges Bontemps (1868) la filigrana a retortoli viene realizzata con altre modalità. Le canne di filigrana a retortoli vengono inserite in incavi verticali di uno stampo, generalmente di graffite, quindi all'interno dello stampo viene soffiato del vetro trasparente che aderisce a caldo alle canne a retortoli, che risultano distanziate a differenza della filigrana a retortoli veneziana. Nella prima fase della sua lavorazione (conclusa prima della fase della soffiatura) la filigrana a retortoli veneziana coincide con il vetro mosaico a canne ritorte alessandrino e romano (inglese: lace mosaic glass). La piastra doveva però venire sagomata su uno stampo, come normalmente i vetri a mosaico, e rifinito a freddo con la molatura all'interno e a volte all'esterno. Una varietà moderna della filigrana a retortoli è costituita dal 'Merletto' proposto dal muranese Archimede Seguso negli anni Cinquanta del XX secolo.
La storia delle vetrerie veneziane è, come si è già detto, una storia tormentata da continue divisioni e trasmigrazioni di artisti e maestri dall'una all'altra, ma tutto ciò alla fine assume una valenza positiva in quanto viene a crearsi un reticolo di esperienze comuni, una somma di conoscenze che conferisce al vetro di Murano una fisionomia del tutto particolare e immediatamente distinguibile nel panorama europeo ed anche internazionale. Così succede anche per la "Venini & C." che trae le sue origini dalla dalla "V.S.M. Venini & C.", la quale, a sua volta, era sorta nel 1925 dalle ceneri della "Cappellin Venini & C.", con la guida di Venini e la direzione artistica dello scultore novecentista Napoleone Martinuzzi; ma nel 1932 Martinuzzi e Francesco Zecchin escono per fondare una loro manifattura, e si costituisce appunto la "Venini & C :" che si avvale della collaborazione di Carlo Scarpa che, entrato nel 1931, rimarrà fino al 1947, continuando la ricerca già iniziata alla "M.V.M.". Gli anni fra il 1931 e il 1936 sono i più fecondi per Scarpa: appaiono i vasi in filigrana, in vetro sommerso e in vetro opalino, ma anche il vetro pesante e non trasparente, o leggerissimo ma a due strati, poi il vetro "tessuto" e la personalissima reinterpretazione del vetro murrino che va a formare la trama, spessa ed opaca, abitualmente nera o rosso corallo, di grandi ciotole. Il 1940 è l'anno della grande affermazione alla XXII Biennale di Venezia e alla VII Triennale di Milano. Nel secondo dopoguerra la "Venini & C." continua sulla linea di utilizzare l'esperienza e le conoscenze specifiche di artisti e designers di grande livello come Giò Ponti, Tyra Lundgrem, Tapio Wirkkala, Tobia Scarpa e in particolare Fulvio Bianconi che contribuisce in maniera rilevante alla nuova impostazione stilistica della vetreria. E non va dimenticata neppure l'opera di supervisione di Paolo Venini, che è stato sempre accanto ai suoi collaboratori nella realizzazione delle opere, fino alla sua morte nel 1959. A questo punto la direzione passa al genero Ludovico Diaz de Santillana fino al 1986, quando lascia la conduzione dell'azienda cedendo le sue quote azionarie al gruppo Ferruzzi; nel 1998 infine la vetreria entrerà a far parte del gruppo finanziario Royal Scandinavian.