
1460 ca./ 1540
dipinto
n. A/ 200
Tavola lignea ovale, sul retro un telaio di sostegno. Sono visibili una crettatura ad andamento reticolato irregolare ed alcuni sollevamenti del legno e quindi della pellicola pittorica.
La Vergine siede su un trono con lo schienale di colore rosso; il sedile è nascosto dal suo ampio mantello azzurro scuro, abbondantemente panneggiato e sovrapposto alla veste rossa, cinta in vita; un velo trasparente, sottostante al mantello, le copre il capo e ricade sul petto. Tiene il Bambino seduto sul suo ginocchio sinistro, e lo osserva in atteggiamento premuroso; Gesù indossa una veste di velo leggerissimo e sottilissimo ed è rappresentato in atteggiamento di vivacità. Ai lati del trono sono riconoscibili le figure frammentarie di San Girolamo a sinistra, in veste rossa, mentre regge un libro dalla coperta verde, e di Sant' Antonio da Padova a destra, vestito di bianco, con il giglio nella destra e un volume rosso arancio nella mano sinistra. La parte inferiore della tavola è occupata dal gradino su cui è collocato il trono: un tondo, entro finta architettura, è dipinto con l'episodio di San Francesco che riceve le stimmate, circondato da un paesaggio roccioso. Ai lati, su uno sfondo marrone, vi è un'iscrizione dipinta in nero e a caratteri capitali: "Bernardino Lusco Pictore in Carpo Anno MDXX".
L'opera proviene dalla Chiesa di S. Nicolò di Carpi, più precisamente dalla cimasa della cappella di fondo della navata sinistra, collocazione che tuttavia Alfonso Garuti non ritiene essere la primitiva, riscontrando che la tavola è stata ridotta nelle dimensioni per adattarla all'ovale del timpano dell'altare settecentesco (A. Garuti, 1975, p. 23). Il restauro operato nel 1989 ha restituito le figure dei due santi laterali, dando ulteriore e definitiva prova di un intervento di riduzione subito dalla tavola in epoca successiva alla sua realizzazione: la scelta compositiva e iconografica richiama senz'altro una forma rettangolare.
La presenza della firma e della data (1520) garantisce l'appartenenza dell'opera alla piena maturità di Bernardino Loschi, attivo fino al 1540.
Da un punto di vista critico l'opera è stata indagata da Garuti in diversi interventi: l'autore riflette sulla presenza, nel dipinto, del tondo su cui è raffigurato l'episodio delle stimmate di San Francesco, e sulla presenza di Sant' Antonio da Padova, elementi che confermano l'originaria destinazione ad una chiesa francescana come è S. Nicolò. L'opera dimostra come l'artista, di impostazione molto arcaica già all'inizio del secolo, continui a rimanere legato a schemi quattrocenteschi nella costruzione e nella interpretazione della scena, malgrado il nuovo secolo abbia da tempo elaborato e proposto nuovi, importanti mutamenti di stile (A. Garuti, 1990, p. 34). Morena Leporati, nello studio sull'artista, nota che, pur rimanendo il gusto per la raffinatezza e la cura dei particolari, sono scomparsi i preziosismi, evidenti nelle abbondanti dorature delle opere del primo soggiorno carpigiano (M. Leporati, 1990-91, p. 274).
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