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Santo Vescovo

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Via L. Tonini, 1 (Domus del Chirurgo – piazza Ferrari) – Rimini (RN)

dipinto

tavola/ pittura a tempera
cm.
87(a) 47(la)
altezza con cornice 117//larghezza con cornice 71
sec. XVI (1510 – 1540)

n. 618 PQ

La figura stante di un vescovo compare davanti ad una sorta di finestra marmorea, aperta su un paesaggio con toni dal marrone all'azzurro. E' abbigliato con un ricco piviale rosso e oro, broccato con motivi tipicamente rinascimentali. Fermato sul petto da un grosso gioiello, il piviale presenta sul bordo un'ampia fascia con santi, fra i quali si distingue in basso San Sebastiano. Le mani guantate ed inanellate del vescovo sorreggono il pesante pastorale ed un volume aperto, con rilegatura in cuoio verde impressa in oro. Il capo è cinto da una mitria bianca con pietre preziose e dall'aureola. Il volto, incorniciato da una flunete barba castana, sembra essere un vero e proprio ritratto, per la caratterizzazioni dei particolari anatomici quali il naso acquilino, le labbra sottili serrate, le sopracciglia corrucciate e gli espressivi occhi scuri rivolti al riguardante.

Il dipinto è stato depositato dalla Cassa di Risparmio di Rimini presso il Museo della Città nel 1994 (cfr. delibera del Consiglio Comunale n. 410 del 26/2/1990: Convenzione con la Cassa di Risparmio di Rimini per l'affidamento in deposito di opere ed oggetti artistici ai musei comunali). E' stato acquistato dall'istituto di credito riminese sul mercato antiquario negli anni Ottanta.
Il dipinto documenta nel Museo della Città l'attività di un pittore nato nella Romagna estense (area della bassa pianura ravennate unita amministrativamente a Ferrara dalla metà del Quattrocento all'Unità d'Italia), ma attivo anche in area riminese tra il 1512 ed il 1926. Giorgio Vasari, nella Vita di Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, narra l'attività del pittore fra Bologna, Roma, Napoli e Rimini. Come hanno recentemente confermato le ricerche archivistiche di Oreste Delucca, in Rimini egli ha eseguito per la distrutta Cattedrale di Santa Colomba, in collaborazione con Benedetto Coda una pala con Santa Lucia, la decorazione della cappella maggiore ed inoltre ha dipinto l'organo e alcuni palii. Dalla Chiesa riminese di Santa Maria in Acumine proveniva invece una Deposizione, ora a Brera, di cui compare l'immagine nello studio del Buscaroli (1932, p. 377). Al Marchesi sono stati inoltre attribuiti dubitativamente gli affreschi della prima cappella laterale della Chiesa di Santa Maria Nuova Annunziata di Scolca (San Fortunato). Nella Repubblica di San Marino sono presenti ben due opere sue, ovvero l'Immacolata Concezione con i santi Anselmo ed Agostino, firmata, e la Madonna col Bambino e quattro santi, eseguite dal pittore per i padri francescani.
Il Marchesi, nativo di Cotignola, fu allievo dei fratelli Bernardino e Francesco Zaganelli. La loro vicinanza stilistica e la comune città natale ha portato spesso a confondere l'operato dei tre autori. Studi recenti hanno messo in luce le diverse personalità artistiche ed individuato nel 1512 l'anno in cui Girolamo Marchesi si distacca dall'alunnato zaganelliano. La pittura di Girolamo si affranca infatti dal linguaggio romagnolo degli Zaganelli per volgersi ad una cifra raffaellesca. Tale cambiamento avvine intorno agli anni Venti del Cinquecento.

Bibliografia Pasini P.G.
Museo della Città
Rimini
Circondario di Rimini
1995
p. 372

Bibliografia Pasini P.G.
Guida del Museo della Città
2013

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