
notizie 1307-1323
trittico dipinto
n. 613 PQ
Nel registro inferiore, all'interno di arcate polilobate sorrette da esili colonnine, compaiono, a figura intera ed in atteggiamento composto, i santi Caterina e Giovanni Battista nello scomparto laterale sinistro, mentre in quello destro sono Giovanni Evangelista ed Andrea. Negli spazi tra le arcate si collocano tondi con busti di santi martiri, in numero di tre per scomparto. Nel pannello centrale, di maggiori dimensioni, è presente invece la scena dell'incoronazione della Vergine da parte di Cristo, sullo sfondo di un prezioso tessuto decorato e sorretto da angeli, anch'essa inquadrata da un arco polilobato, ma ribassato. Al di sopra di tale demarcazione sono inseriti due tondi con l'Arcangelo Gabriele (a sinistra) e la Vergine annunciata. Le tre cuspidi del registro superiore recano avvenimenti salienti della Passione di Cristo, con un considerevole numero di personaggi, contraddistinti da una notevole vivacità narrativa. Nelle cuspidi laterali, di forma pentalobata, compaiono le scene della derisione di Cristo (a sinistra) e della sua deposizione nel sepolcro (a destra). Nella cuspide centrale, di forma differente e terminante a punta, appare la scena della crocifissione.
La raffinata lavorazione a racemi vegetali delle suddette aureole era ottenuta incidendo con il bulino il gesso dorato della preparazione.
Sul retro è presente una decorazione più tarda, recante al centro la figura del pellicano.
Il dipinto è stato depositato dalla Cassa di Risparmio di Rimini presso il Museo della Città nel 1998, in occasione della mostra Medioevo fantastico e cortese (cfr. delibera del Consiglio Comunale n. 410 del 26/2/1990: Convenzione con la Cassa di Risparmio di Rimini per l'affidamento in deposito di opere ed oggetti artistici ai musei comunali e scritture private successive). E' stato acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini a Londra, all'asta tenuta presso Christie's il 13 dicembre 1996; l'arrivo a Rimini non è stato immediato, poichè il governo britannico, su impulso della National Gallery, ha attuato le procedure di tutela sull'esportazione considerandole opere di rilevante interesse nazionale. In occasione dell'esposizione in Palazzo Buonadrata (sede della Fondazione), a partire dall'ottobre del 1997, è stata pubblicata una presentazione storico-critica a cura di Giovanni Remondini e Anna Tambini. La studiosa ha individuato nella collezione riminese di Audiface Diotallevi la raccolta di provenienza, grazie alla descrizione che di tali oggetti diede nel 1857 l'ordinatore della pinacoteca di Bologna Gaetano Giordani nel suo taccuino manoscritto "viaggi per quadri". La raccolta riminese fu dispersa nel 1861 per vendita pubblica all'asta in seguito alla morte del marchese l'anno precedente. Con tale alienazione iniziò un lungo pellegrinaggio del dipinto in prestigiose collezioni europee – per la maggior parte inglesi e francesi – in alcuni casi attraverso pubbliche vendite all'asta, fra cui quella di Christie's nel 1896. Per quanto corncerne l'edificio religioso di provenienza, la critica si orientata verso due ipotesi: la chiesa di San Cataldo e quella della Crocina. La prima si deve a Luigi Tonini che, in uno scritto del 1869 (Di un dipinto a fresco del secolo XIV trovato di recente in Rimini, pp. 171-173), segnala la chiesa ed il Convento di San Cataldo, per la presenza, ricordata dalle fonti, di affreschi di scuola giottesca e di ancone con fondo dorato e per il culto di San Giovanni evangelista, effigiato nell'ancona. La seconda ipotesi è recente e si deve a Giovanni Remondini (1996), il quale ravvisa la presenza del polittico nella piccola chiesa di Santa Croce (Crocina), ubicata a fianco di Palazzo Diotallevi. In una visita pastorale del 1575 viene descritta un'ancona "antica assai" collocata "sopra l'altare grande", in cui era rappresentata la crocifissione, che lo studioso identifica con il polittico in questione, riconoscendolo inoltre nel "quadro in Sagrestia rappresentante l'Immagine del Crocifisso, e d'altri Santi" che compare nell'inventario della chiesa stilato nel 1688, e che successivamente il parroco afferma di aver mandato nella chiesa di Valverde. Da quest'ultimo edificio religioso potrebbe poi essere passato nella collezione dei Diotallevi.
La prima pubblicazione del polittico si deve a Miklòs Boskovits, che nel 1992, dopo averlo individuato nella collezione del Duca di Norfolk, lo attribuì ad uno dei più importanti pittori riminesi della prima generazione, Giuliano da Rimini. All'interno della produzione del maestro, il dipinto si colloca nel secondo decennio del XIV secolo, quale opera successiva al dossale di Boston (Isabella Stuart Gardner Museum), il quale, grazie all'iscrizione presente, fissa la data di esecuzione al 1307 e reca la 'firma' del pittore. Il polittico in oggetto documenta l'evoluzione della maniera pittorica di Giuliano verso valori "lirici e decorativi che lo avvicinano alla cifra sottilmente elegiaca e preziosa di Giovanni". (Tambini, in catalogo della mostra Il Trecento riminese, 1995, p. 289). Tale fattore si deve al fatto che Giuliano e Giovanni erano fratelli ed insieme all'altro fratello Zangolus gestivano una bottega di pittura, come dismostrato dalle ricerche di archivio di Oreste Deucca, pubblicate nel 1992.
Di notevoli dimensioni, contraddistinto da una delicata cromia e dalla presenza di affusolate figure abbigliate con preziosi tessuti, è uno dei pochi polittici pervenuti integri, nonostante qualche intervento successivo, quale la cornice ottocentesca, la ridoratura del fondo e l'incisione delle aureole, mentre fortunatamente la raffinata lavorazione a racemi vegetali delle aureole del Cristo e della Vergine nello scomparto centrale è rimasta quella originale.
Bibliografia
Pasini P.G. (a cura di)
Medioevo fantastico e cortese arte a Rimini fra Comune e Signoria
Rimini
Musei Comunali
1998
Bibliografia
Pasini P.G.
Guida del Museo della Città
2013