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007
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La resurrezione di Lazzaro

007
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via Cavour, 60/d – Meldola (FC)

Fanzaresi Antonio

1700/ 1772

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
220.5(a) 150.0(la)
sec. XVIII

n. 35224

In primo piano a destra, Lazzaro seduto, con un drappo rosso attorno ai fianchi è appena emerso dal sepolcro e porge i polsi, ancora legati, ad un monatto affinchè glieli liberi. A sinistra un secondo monatto inginocchiato sulla tomba aperta si copre naso e bocca con la mano. Dietro di lui Gesù, in piedi tende la mano sinistra all'amico. Accanto a Lazzaro le sorelle Marta e Maria. Alle sue spalle due uomini barbuti. Sullo sfondo un paesaggio.

La tela era originariamente appesa allo scalone dell'ospedale civile di Meldola. In questa collocazione la ricorda Giacomo Zaccaria nel suo prezioso testo.
Si può ipotizzare che il dipinto provenga dalla chiesa scomparsa di San Lazzaro, a Meldola, sede dell'omonima congregazione. Questa confraternita laicale fu infatti soppressa in età napoleonica e per questo i suoi beni confluirono forse nel patrimonio dell'ospedale.
Antonio Corbara, nella scheda del Ministero della Pubblica Istruzione del 10 giugno 1959 attribuisce la pala, di proprietà delle Opere Pie raggruppate di Meldola, ad un pittore del XVIII secolo. Lo studioso ipotizza che il quadro rappresenti un passo del Vangelo (Giovanni 5,1) relativo a Gesù che guarisce un paralitico.
In realtà il dipinto come ha suggerito Mariacristina Gori deriva da una composizione di Guercino, raffigurante anch'essa La resurrezione di lazzaro, realizzata attorno al 1619 e conservata al Louvre. Sebbene dipinta in controparte e sviluppata maggiormente in altezza, la composizione risulta pressocchè identica.
Secondo la Gori, la composizione sembra potersi collegare stilisticamente agli esiti formali della feconda cerchia cignanesca. Le felici note cromatiche, l'intensa luminosità, che crea un forte risentimento chiaroscurale, il morbido sfumato che delinea le figure, in particolare, evocano la produzione matura di Antonio Fanzaresi. Un confronto eloquente può essere stabilito con la tela custodita nella Pinacoteca di Forlì, raffigurante San Vincenzo Ferreri che guarisce un infermo.

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