
ambito romano
dipinto
n. 35225
Sullo sfondo luminoso e dorato del cielo si staglia, al centro della tela, l'Immacolata, sospesa sulle nuvole, attorniata da un corteggio di cherubini. Costruito secondo una semplice impaginazione a simmetria centrale, il dipinto riprende fedelmente, nella parte superiore, l'iconografia dell'Immacolata Concezione come codificata da Guido Reni, rifacendosi in particolare all'opera realizzata dall'artista bolognese nel 1627. Identica è la posa della figura femminile, rappresentata eretta, slanciata come il fusto di una colonna, con il peso del corpo che grava sulla gamba destra tesa, mentre la sinistra è flessa; le mani delicate giunte con grazia; il capo inclinato con lo sguardo estatico volto verso l'alto, da cui lo Spirito Santo, in forma di colomba, sta scendendo; i biondi capelli sciolti sulle spalle e appena mossi dal vento; il luminoso manto azzurro sollevato per effetto di una dolce brezza che lascia emergere il morbido panneggio della veste candida e cangiante. Ai piedi della Vergine sono situati san Cornelio, a destra, personaggio non appartenente alla tradizione locale ma romana, e san Giovanni Evangelista a sinistra. San Cornelio, inginocchiato e vestito di cappa rossa, mostra un volume col proprio nome (S. Cornelius) su cui è posata la tiara. San Giovanni Evangelista è ritratto nell'atto di scrivere il sacro testo con a fianco l'aquila.
Attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì, questa pala di discreta fattura ornava fino al 1997 il primo altare di sinistra all'interno della chiesa dell'Ospedale di Meldola. Oltre all'iscrizione sul basamento, riconduce l'opera a un ambito romano anche lo stemma della famiglia Aldobrandini posto alle spalle di san Cornelio.
La vicenda dell'Ospedale di Meldola è strettamente intrecciata a quella della nobile famiglia romana. Divenuti gli Aldobrandini principi di Meldola nel 1598, il cardinale Pietro ordinò nel 1602 la costruzione di un nuovo ospedale al posto di quello ormai inadeguato del Santissimo Crocifisso. Il progetto fu affidato in un primo momento a Lelio Morelli, poi a Giovanni Battista Aleotti detto l'Argenta. Completato nel 1604, il nuovo complesso riuniva in un unico edificio ospedale e chiesa. Dell'ospedale precedente sopravvisse solo l'antica cappella del Crocifisso, inglobata nella nuova chiesa. La pala può essere quindi considerata un'ulteriore testimonianza dell'interesse dei principi nei confronti del loro possedimento e delle sue strutture assistenziali.
L'iconografia è quella tradizionale proposta da Guido Reni in cui il modello dell'Immcolata Concezione si contamina con quello della Donna dell'Apocalisse ("Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle". Apocalisse, 12, 1-3). Simbolo della Chiesa dispensatrice di grazia, la Vergine dell'Immacolata diviene ora raffigurazione del trionfo della Chiesa sul male, a celebrazione e affermazione dell'avvenuta vittoria sulle 'eresie' protestanti.
L'anonimo autore dell'opera si orienta dunque sulle linee del classicismo seicentesco come confermano la chiarezza compositiva dell'insieme, l'enfasi contenuta nella retorica gestuale dei personaggi e nei panneggi delle loro vesti, il netto contorno lineare delle figure, definite da colori vivaci stesi a campiture larghe, a tratti metalliche. Se la chiara luce dorata che avvolge la Vergine rimanda ai soffitti e alle cupole della Roma barocca, in particolare alle realizzazioni di Andrea Sacchi, il pittore non riesce però a creare alcuna fusione tra figura, spazio e atmosfera, limitandosi a risolvere l'intera composizione sul solo primo piano.
Tipologia: arme
Identificazione: Aldobrandini
Posizione: sul basamento