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deposizione di Cristo e santi

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Via Aldini, 26 – Cesena (FC)

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
56(a) 44(la)
sec. XVI (1568 – 1614)

n. 19

Cristo è deposto su di un masso a forma di parallelepipedo, sostenuto dalla madre e da un 'altra pia donna. La Maddalena gli sorregge le gambe ed altri due personaggi assistono alla scena in piedi alle spalle della Vergine. Poco distante bisbigliano tra loro due figure femminili. Tutt'intorno lo spettacolo è desolato e aspro, il Calvario è raffigurato a destra, mentre in lontananza si scorgono le forme della città di Gerusalemme.

Nel più antico inventario della Pinacoteca l'opera è giudicata di scuola fiamminga, Piraccini (1984) assegna il dipinto a Gaspare Sacchi, mentre la Cellini (1988) e Marchi (1989) l'avvicinano ai modi di Giovan Battista Bertucci il giovane. L'idea originaria di questa composizione risale ad un disegno di Giulio Clovio (1498-1578) ora al British Museum opera da cui l'olandese Cornelis Cort (1530/78) trasse un 'incisione che Domenico Tibaldi (1541/1583) copiò ricavandone una stampa che ben presto si diffuse nell'ambiente artistico emiliano-romagnolo. Da questa trasse ispirazione il Bertucci, pittore faentino, esponente di una famiglia di artisti, motivo che causò il soprannome di Giovanni Battista dei Pittori. Marchi nota come l'autore sia fedelissimo all'iconografia della stampa, forse "come a volersi tutelare da qualsiasi 'errore' iconografico – esigenza che in lui doveva essere ben presente visto che era stato condannato di eresia ed aveva dovuto abiurare solennemente nel 1569". Egli aggiunge di sua invenzione il vasetto d'unguenti, attributo iconografico della Maddalena, mentre ha tolto alcuni cespugli e reinterpretato la Gerusalemme visibile in lontananza. La terza croce del Calvario è invece sparita in seguito ad un intervento di restauro.
Sulla base della tecnica esecutiva affrettata, Marchi avanza l'ipotesi che forse l'opera sia una prova per una pala d'altare e vada datata dopo il 1568, inoltre egli osserva l'uso di una gamma cromatica pallida e d'impasto cremoso.
Le figure allungate (in particolare isolate a destra) rimandano a tipici caratteri manieristici.
Il dipinto è pervenuto alla Pinacoteca come deposito Bocchini, convertito in donazione nel 1988.

Bibliografia Cellini M.
Cesena Musei. Pinacoteca Comunale
Cesena
Comune di Cesena
1998
pp. 14, 25

Bibliografia Cellini M.
Gaspare Sacchi. Deposizione
Riflessioni su un dipinto. Appuntamenti mensili in pinacoteca
Cesena
Comune di Cesena
1988
s.p.

Bibliografia Piraccini O.
La pinacoteca comunale di Cesena
Cesena
1984
pp. 59-60

Bibliografia Marchi A.
Giovan Battista Bertucci il giovane detto Giovan Battista dei pittori. Deposizione
Riflessioni su un dipinto. Appuntamenti mensili in pinacoteca
Cesena
Comune di Cesena
1989
s.p.

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