
notizie 1517/ 1536
dipinto
n. 18
La scena è rappresentata all'interno di una struttura architettonica aperta, un recinto costituito da un muro con nicchie e statue sormontato da pilastri in rovina, che separa i personaggi in primo piano dal paesaggio dipinto sullo sfondo ove spicca il monte Calvario. Ai piedi dell'altura sono raffigurati il "Noli me tangere" e la "Resurrezione", episodi solitamente destinati alla predella. Le sei figure in primo piano risultano disposte a semicerchio intorno al corpo di Cristo.
Fa parte del nucleo più antico di opere che formarono la Pinacoteca di Cesena alla fine del XIX secolo.
Gaspare Sacchi dipinse questa lunetta per l'abbazia della Madonna del Monte di Cesena tra il 1528 e il 1536, anni in cui eseguì vari incarichi per i benedettini. Il Burchi (1944) sostiene che sia stata realizzata per la sala del Capitolo nel 1530, mentre la Cellini (1988) ipotizza una provenienza dalla cappella nel chiostro collegata internamente al capitolo mediante un breve corridoio. La decorazione rimasta ancora in loco, in particolare una Sibilla a monocromo verde, secondo la studiosa fa pensare alla mano del Sacchi che avrebbe anche dipinto la tela con la "Deposizione" per l'altare della piccola cappella. Da notare che il pittore ha lasciato la sua firma in bell'evidenza, al centro, sulla roccia ove è deposto Cristo. Si nota nell'opera qualche incertezza soprattutto un "impacciato gestire dei personaggi" (Cellini). Nella stessa Pinacoteca di Cesena si conserva un 'altra "Deposizione" che il Piraccini (1984, n. 13) assegna al Sacchi, ma che Cellini e Marchi ricondonducono a Giovan Bertucci il giovane, detto Giovan Battista dei Pittori.
Il Sacchi, come altri artisti romagnoli della zona tra Imola e Faenza che trassero giovamento dai continui scambi tra la loro terra e la vicina Toscana, si dimostra influenzato da Andrea del Sarto, il giovane Pontormo, Bacchiacca e Granacci, in seguito è sensibile all'opera di Innocenzo da Imola, pur conservando caratteri arcaicizzanti come si vede nella descrizione della natura che compare nella nostra tela. Da notarsi il cangiantismo di alcuni abiti (si vedano Nicodemo e Maddalena), secondo una tipica soluzione cromatica cinquecentesca.
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