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Annunziata

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Via Aldini, 26 – Cesena (FC)

Maestro di Castrocaro

notizie II e III quarto del XV secolo

dipinto

intonaco/ pittura a fresco,
pastiglia
cm.
87(a) 62(la)
sec. XV (1425 – 1474)

n. 3

n. 633

La Vergine vestita di tunica rossa e mantello nero, sta seduta, con le mani incrociate sul petto, all'interno di uno studiolo. Il suo sguardo è rivolto verso l'alto (verso l'angelo annunziante andato perduto). Il vano ha le pareti rivestite in legno ed è arredato con uno scrittoio dove troviamo un leggio, dei libri e un calamaio.

Si tratta di un frammento d'affresco che proviene dal convento di Sant'Agostino di Cesena insieme ad altre due figure: San Biagio e la Madonna del Latte. Gli inventari della pinacoteca evitano di definire la paternità delle opere e gli studiosi hanno cercato di dare un nome all'autore suggerendo varie ipotesi. Buscaroli (1931) per via di un legame che egli vi vedeva con la Madonna della Pera, della stessa raccolta, faceva il nome di Bitino e non escludeva influenze marchigiane. Servolini (1944) ricordava l'affresco con il titolo di Vergine orante notando persistenze gotiche. Golfieri (1955) pubblicava il frammento insieme a quello con S. Biagio attribuendolo al faentino Gugliemo di Guido del Peruccino e sottolineava un'affinità con il ciclo decorativo di S. Nicolò di Castrocaro, da lui assegnato a quel maestro. Piraccini (1977 e 1980) classificava tutti e tre i frammenti come di mano di anonimo pittore romagnolo della fine del XV sec.. La Tambini (1982), sulle orme di Golfieri, metteva in evidenza il legame con gli affreschi di S. Nicolò coniando per l'autore la definizione di "maestro di Castrocaro", accettata da Alessandro Marchi (1988). Infine Piraccini (1984) datava i tre pezzi alla metà del XV secolo, all'epoca della ristrutturazione del convento voluta da Violante moglie di Novello Malatesta, mentre in precedenza ne aveva posticipato la realizzazione alla seconda metà. Marchi, invece, preferisce sostenere una cronologia tra secondo e terzo quarto del XV secolo. L'Annunziata si distingue per una precisa ambientazione architettonica, che si riscontra in ambito bolognese, così come il verismo dello studiolo è tipicamente padano. Il pittore fece largo uso della pastiglia per le decorazioni (aureole, bottoni, borchie) e della linea scura per rimarcare i contorni.

Bibliografia Piraccini O.
La pinacoteca comunale di Cesena
Cesena
1984
pp. 38, 41, n. 3

Bibliografia Buscaroli R.
La pittura romagnola del Quattrocento
Faenza
1931
p. 40

Bibliografia Servolini L.
La pittura gotica romagnola
Forlì
1944
p. 73

Bibliografia Golfieri E.
Inediti pittorici faentini della prima metà del Quattrocento
Rivista d’Arte
1955
p. 159-78
p. 159

Bibliografia Piraccini O. (a cura di)
Dieci anni di restauri per la pinacoteca civica di Cesena
Cesena
Comune di Cesena
1980
p. 52

Bibliografia Piraccini O.
Il patrimonio culturale della città di Cesenaorigini e vicende della pinacoteca civica.
Studi Romagnoli
Faenza
Fratelli Lega Editori
1977
pp. 155-67

Bibliografia Tambini A.
Pittura dall’alto medioevo al tardo-gotico nel territorio di Faenza e Forlì
Faenza
1982
pp. 162-165

Bibliografia Tambini A.
Pittura tardogotica in Romagnail maestro di castrocaro e il maestro della Madonna Lanz
Paragone
Firenze
Sansoni
1987
pp. 30-36

Bibliografia Marchi A.
Maestro di Castrocaro. Annunziata, San Biagio, Madonna del latte, Madonna in trono col Bambino
Riflessioni su un dipinto. Appuntamenti mensili in pinacoteca
Cesena
Comune di Cesena
1988
s.p.

Bibliografia Cellini M.
Cesena Musei. Pinacoteca Comunale
Cesena
Comune di Cesena
1998
p. 11, 25

Altre opere in Pinacoteca Comunale di Cesena (633)
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