
Barbieri Luigi Giovanni detto Gino Barberi
1885/ 1917
dipinto
n. 156
Come riportato dalla monografia su Barbieri del 1989, "l'olio, presentato con altri tre dipinti all'Esposizione invernale toscana, organizzata nel gennaio-febbraio 1915 dalla Società di Belle Arti di Firenze, fece vincere al Barbieri il premio di lire 400 della Regia Camera di Commercio ed Industria ed ottenne anche menzione particolare fra le opere destinate all'acquisto che poi, di fatto, non avvenne per ragioni ignote. Il cartone fu pubblicato nel 1978 da Pieri e Piraccini, che ne riproducevano la sola Natura morta dipinta sul recto, riconducendola alla prima attività pittorica del nostro e riferendola con sicurezza al 1907, sebbene non sia dato di scorgere la presenza di alcun preciso riferimento cronologico nel doppio elaborato. Si tratta comunque di un'opera da ascrivere senz'altro ai primi anni del soggiorno fiorentino, caratterizzati dalla tenace sperimentazione di nuove strade – tanto nella scelta dei soggetti, quanto in quella delle tecniche – che gli innumerevoli spunti culturali dell'ambiente accademico, l'assidua frequentazione delle mostre e l'intenso legame con la locale giovane bohème sollecitavano. Nella "Natura morta" il Barbieri, se da un lato tenta la ricerca sugli interni familiari, concentrandosi proprio su quei particolari d'arredo che di solito, meno determinati e insistiti, giocano nei ritratti un mero contrappunto spaziale con la predominante figura umana, dall'altro approfondisce lo studio della luce che, ferma quel tanto che basti a evidenziare ogni cosa, trasforma la tovaglia in una solida massa squadrata, gonfia, e rende soffice il panno buttato sulla sedia, fa brillare di gelidi riflessi il vetro della caraffa, intenerisce di morbide sfumature i frutti autunnali raccolti nel piatto. Tutto il quadro, con la sua quieta solarità, è un trapasso di teneri bianchi nei gialli, con qualche raro tocco di rosso e di grigio. Nel verso, la figura è un opulento nudo dalla esuberante floridezza, che già inclina al titanismo in auge nell'arte ufficiale del tempo, sia pure intonato ad una più estenuata eleganza, di reminescenza decarolisiana nella scelta di una gamma cromatica calda e spenta che predilige gli ocra terrosi e i rossi bruciati in tutte le sfumature. Il dipinto, ancora saldamente ancorato agli schemi accademici dei saggi di nudo, non costituisce una delle prove più felici del Barbieri, sebbene la sensuale morbidezza delle forme ne riscatti, solo in parte, lo stereotipato gigantismo" (Bossaglia, Mavilla, 1989).
Bibliografia
Pieri R./ Piraccini O. (a cura di)
Gino Barbieri tra Liberty e Avanguardie
Cesena
1978
p. 20
Bibliografia
Piraccini O.
La pinacoteca comunale di Cesena
Cesena
1984
p. 114
Bibliografia
Bossaglia R./ Mavilla A.
Gino Barbieri
Rimini
Ghigi
1989
pp. 36-37
Bibliografia
Spadoni C. (a cura di)
Pittura in Romagna. Aspetti e figure del Novecento
Cesena
Il Vicolo
2001
p. 139
Bibliografia
Bazzani A.
I pittori cesenati del 900 Gli artisti le opere le tecniche e gli stili un secolo di storia dell’arte a Cesena
Cesena
Il Ponte Vecchio
2005
pp. 31-35