
notizie sec. XX
violino
n. 731
Il fondo è in un pezzo unico di acero a marezzatura regolare e profonda, discendente verso sinistra. Lo stesso legno è usato per fasce e manico. La tavola è in due pezzi di abete, con la parte centrale a venatura finissima che si allarga alquanto verso i bordi, gli anelli annuali sono poco marcati. La testa è in acero, le guancia destra della cassetta in alto è più sottile di quella sinistra. Il filetto ha il bianco in acero e termina quasi alla fine delle punte. I tasselli interni delle punte e le controfasce sono in abete. La tastiera e i piroli sono di ebano; la cordiera è moderna e rovinata, il bottone della cordiera è di legno tinto. La vernice ha un colore rosso-aranciato e dovrebbe presentarsi ancora bene dopo una pulitura dello strumento.
Si tratta di un violino di discreto autore. Lo strumento appare molto usato, specie nel bordo destro della CC della tavola e nella tastiera. Lo strumento è molto sporco. In base alla documentazione (una lettera degli Istituti Artistici e Culturali di Forlì del 7 Novembre 1989, prot. N. 1071 redatta in forma di comunicato stampa) viene reso noto che lo strumento è stato donato dalla signora Anna Maria Mola in memoria del padre, il violinista Vincenzo Mola, a cui lo strumento apparteneva, e della madre Marcellina Pizzicati.
Dante Guastalla (Reggiolo, 11/X/93 – Reggio Emilia, 1990 c) fu fabbricante di strumenti con il fratello Alfredo. Lavorò per tre anni presso il liutaio Stefano Scarampella. Ebbe diversi riconoscimenti, ma la sua produzione fu soprattutto esportata. Abilissimo accordatore al pianoforte, negli anni Venti di questo secolo gestiva a Reggiolo con il fratello una "premiata fabbrica di istrumenti musicali", nella quale costruivano e riparavano violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Il fratello accompagnava al pianoforte i film muti nella sala della Cooperativa di Consumo e faceva parte di una orchestrina che si esibiva negli intervalli tra un atto e l'altro degli spettacoli di prosa, portandosi anche nei paesi vicini.