
La donazione Francesca Tucci Bonardi entrò nel Museo nel 1985.
La sezione relativa al Vicino e Medio oriente comprende 170 oggetti, da catalogare, e non solo fittili, da Pakistan, Afghanistan, Iran, Nepal, India. Non è esposta.
La sezione relativa all’Estremo Oriente consta di 212 pezzi (158 giapponesi e 54 cinesi), assembrati da Giuseppe Tucci (1894-1984) e dalla sua consorte, Francesca Tucci Bonardi, nel corso di viaggi in Oriente, tramite acquisti od omaggi: non si tratta di pezzi d’autore, ma d’uso comune.
Quest’ultima sezione è stata pubblicata da Lucia Caterina, Donazione Tucci Bonardi. Ceramiche di Cina e Giappone, Nuova Alfa Editoriale, Faenza.
Le opere giapponesi risalgono ai viaggi della coppia tra gli anni ’30 sino alla fine degli anni ’60: nel 1955 Tucci si reca a Tōkyō per ricevere l’Ordine di II classe del Sol Levante ed entrare come socio onorario nell’Accademia Imperiale del Giappone; nell’autunno 1959 è di nuovo in Giappone per riaprire l’Istituto Italiano di Cultura di Tōkyō e ricevere l’Ordine di I classe del Tesoro Sacro.
I manufatti cinesi vennero per lo più comperati in Tibet nel 1948, nel corso cioè dell’ultima delle otto spedizioni che dal 1929 Tucci condusse in loco.
Dal punto di vista della funzione, la collezione annovera tazze da tè e sakè in porcellana, gres, terracotta invetriata; due teiere; piatti; bottiglie; un fornello, una pentola, un vaso da fiori e una statuetta.
Dal punto di vista dei limiti cronologici, la collezione è estremamente eterogenea, estendendosi da un céladon della prima metà del XIV secolo fino a numerosi esemplari di suppellettili quotidiane degli anni ’50 del XX.
GIUSEPPE TUCCI
Riflessi dell’opera di un grande orientalista
Giuseppe Tucci (1894-1984) è stato uno dei più grandi studiosi del continente asiatico del nostro secolo. I suoi studi non rimasero circoscritti all’angusto panorama orientalista italiano, ma raccolsero apprezzamenti e lodi in tutto il mondo. E’ evidente che un tale esperto, per giunta italiano, non poteva non suscitare anche l’interesse di appassionati quali Gaetano Ballardini, il noto direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, che nelle sue innumerevoli corrispondenze incluse anche Tucci, a cui scrisse nel 1950: “Potrebbe, vorrebbe Ella contribuire alla ricostruzione della sezione orientale già ricca di pregevoli cimeli, andata essa pure pressoché distrutta dai più efferati eventi bellici?”. Meno di un mese dopo, gli rispondeva così il Tucci: “Sarei veramente lieto di poter contribuire alla ricostruzione di un Museo che vanta una così nobile tradizione ed aiutarLa nell’opera cui Lei da anni si dedica con tanta passione e competenza.” Dal 1960 al 1966, annualmente, contribuì all’arricchimento del Museo faentino con materiali inviati da lui e dalla moglie al successore di Ballardini, Giuseppe Liverani.
Laureatosi in Lettere nel 1919, appena ottenuto il congedo al termine della Prima guerra Mondiale, Tucci stesso descrisse il prevalere dell’interesse per l’orientalismo nei suoi studi: “…a poco a poco mi addentrai nel labirinto dell’orientalogia, fascinoso e per me luminosissimo, perché via via che prendevo maggiore dimestichezza con i libri e le veggenze dell’Asia, cominciavo a scorgere nuove soluzioni ai dubbi che mi tormentavano”. Già all’inizio degli anni Venti le sue prime pubblicazioni spaziavano dalla filosofia cinese al pensiero indiano. Nel 1925 partì per l’India dove, nelle università di Shantiniketan e di Calcutta, insegnò cinese e italiano fino al 1930. Lo studio del Buddhismo, di cui Tucci resta ancora oggi uno dei più autorevoli interpreti, lo condusse a muoversi per quasi tutta l’Asia, dal Giappone al Pakistan dove, sotto la sua esperta guida, a partire dagli anni Cinquanta cominciarono le ricerche archeologiche dell’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente – le prime ricerche archeologiche italiane all’estero. I contributi di maggior rilievo per le discipline orientalistiche li fornì attraverso le sue esplorazioni nell’area himalayana, in Nepal e in Tibet, alla ricerca delle origini del buddhismo. Fra le sue imprese più meritevoli in Nepal, ricordiamo una spedizione datata 1954, in cui scoprì le reliquie di un regno fino ad allora sconosciuto, il regno dei Malla. L’interpretazione del punto di vista con cui Tucci affrontava simili ricerche lo si ricava proprio grazie alle sue parole: “La scienza non è fatta soltanto di notizie, formule, raffronti e date: è un modo di vivere, di sentire, di reagire…”.
Cfr. S. Moscati, G. Gnoli, Centenario della nascita di Giuseppe Tucci.
(note biografiche a cura di Luca Villa)
Asia
Altre informazioniAree culturaliCina, Tibet, Giappone.
Altre informazioniCompilatoreBasso S.
Viale Baccarini, 19