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ETNO – Nucleo etnografico: Nucleo Africa settentrionale – Museo Civico Archeologico Etnologico

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Largo Porta S.Agostino, 337
Modena

Il nucleo raccoglie la collezione dell'ingegnere Luigi Ribecchi-Bricchetti (1855-1926), la donazione di re Umberto I, le donazioni Salimbeni, Martini e Valli, la donazione del conte Luigi Pennazzi. La vetrina più piccola dedicata all'Africa raccoglie oggetti provenienti dal Corno d'Africa. Il museo di Modena possiede alcuni oggetti testimonianza del coinvolgimento coloniale italiano in territori africani e in particolare due raccolte: la collezione Ribecchi-Bricchetti e quella donata dal re d'Italia Umberto I. Nella guida all'esposizione si scrive che "l'ingegnere Luigi Ribecchi Bricchetti, di ritorno dal paese dell'Harar, aveva donato al Museo Preistorico Etnografico di Roma una collezione composta da oggetti poveri, di impiego comune, ma corredati da un accuratissimo catalogo dove, per ognuno di essi, sono dati i vari nomi nelle lingue locali (somalo, oromo, hararino) oltre alle indicazioni sul loro uso. Ancora una volta Pigorini, direttore del museo romano, selezionò alcuni di questi oggetti per scambiarli con il museo di Modena. La seconda collezione, donata al museo dal Re, proviene da un'ambasciata del Negus inviata a Roma nel 1890. In tale occasione gli ambasciatori scioani donarono degli oggetti al Re che li destinò al Pigroni e al museo di Modena, mostrando in tal modo la sua benevolenza verso questa istituzione. A differenza della collezione del Ribecchi Bricchetti, i doni del Re, privi di qualsiasi informazione etnografica, non sono oggetti comuni ma appannaggio regale o piuttosto della nobiltà sioana, come ad esempio la spada con fodero in "marocchino" rosso con iscrizione in amarico: Questa è la sciabola del Bajrond Scium, il favorito del Re forte e potente Tecla Haimanot".
All'interno del Museo è esposta inoltre la Collezione del pittore A. Valli di proprietà del Museo d'Arte della città che fissa in una serie di bozzetti luoghi e momenti legati alla presenza italiana in Africa. Augusto Valli "pittore africanista" compie tra il 1885 e il 1906 numerosi viaggi in Etiopia annotando attraverso i suoi bozzetti le vicende della spedizione, i bivacchi, le soste, i paesaggi e gli incontri con indiscutibile sensibilità e acume.

AUGUSTO VALLI
Pittore dell'Africa incantata
Augusto Valli (1867-1945) si formò artisticamente nell'ambiente pittorico cittadino. Fu influenzato dal gusto orientaleggiante di artisti modenesi suoi contemporanei come Antonio Simonazzi e Giovanni Muzzioli e fu attento lettore delle cronache dei viaggi africani di un altro suo concittadino, Augusto Salimbeni. Nel 1879 si iscrisse all'Istituto d'Arte della sua città e già due anni dopo espose i primi disegni a matita e a penna alla triennale di Modena. Dal 1883 Valli divenne ospite fisso della triennale esibendo le suo opere, che quasi sempre ebbero come soggetto l'Africa.
Nel 1885 affrontò la prima esperienza in Africa, durata poco meno di due mesi. Scrisse in seguito: "… io coll'amico pittore Ferdinando Cavicchioli, attratti dalla notizia che il Governo italiano inviava truppe per l'occupazione di Massaua, presi dal desiderio di riprodurre quei nuovi paesi e costumi, si decise la partenza per quella regione." L'anno successivo si aggregò al progetto di esplorazione dell'Harar, organizzata dalla Spedizione Commerciale Italiana e capitanata dal conte Pietro Porro. Nell'occasione, il destino volle che, a fronte della pericolosità della spedizione, dopo essere passato per Aden e Assab, Valli si fermò a Massaua, mentre coloro che continuarono nella spedizione furono massacrati dalle forze dell'emiro Abdullahi. Nel 1890 Valli affrontò la sua avventura più importante e artisticamente proficua in territorio africano. Soggiornò alla corte di Menelik II, che ebbe modo di ritrarre. La reazione del sovrano alla vista dello schizzo dell'opera – oggi di proprietà del Museo Civico di Modena, come molte altre opere del pittore modenese – ci viene descritta dal pittore: "… vedendo lo schizzo del suo ritratto fatto in sua presenza, ne rimane meravigliato al punto da non persuadersi che potesse farsi ciò senza la macchina fotografica".
La messe di schizzi e bozzetti con cui Valli tornava da ognuno dei suoi viaggi – l'ultimo avvenne fra il 1905 e il 1906 – si tradusse in dipinti in cui si alternavano scene direttamente vissute dal pittore, come nelle tele Due prigionieri Galla tradotti davanti a Ras Maconen e Arabo di Gedda, ed elementi paesaggistici e naturalistici, come nei quadri Preghiera del Ramadan a Massaua e Vecchia moschea di Porto Said. Valli, che era definito "pittore africanista" già durante gli anni dei suoi viaggi, nel decennio che precedette la sua morte, vide accrescere la sua fama soprattutto grazie all'organizzazione, nel 1937, di una personale a lui dedicata presso il Museo Coloniale di Roma per celebrare i successi italiani nella conquista dell'Etiopia.
Cfr. G. Benvenuti – A. Valli, Vita africana di Augusto Salimbeni; E. Castrati, Vita, viaggi, opere del pittore africanista Augusto Valli; E. Pagella, Augusto Valli. 1867-1945.
(Note biografiche a cura di Luca Villa)

Altre informazioniArea di provenienza

Africa

Altre informazioniAree culturali

Corno d'Africa, Etiopia, Somalia.

Altre informazioniCompilatore

Bertini B.

Dove si trova

Largo Porta S.Agostino, 337

PatER