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176
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Memoria di Guido Grandi

176
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via Baccarini, 3 – Ravenna (RA)

Piò Domenico

1716/ 1799

decorazione plastica

stucco ,
marmo,
rame ,
ferro
cm.
900(a) 390(la)
sec. XVIII (1747 – 1747)

La composizione si inserisce in un ornato architettonico il cui sfondo è contraddistinto da un 'pannarone' appeso, con la medaglia-ritratto di Guido Grandi, una mensola con libri, attrezzi e progetti geometrici; ai lati dell'iscrizione poggiano i gomiti Minerva e Mercurio: in basso due aquile.

I Camaldolesi di Classe volevano onorare degnamente la memoria dell'abate Guido Grandi, avendolo avuto fra i loro alunni. Naturalmente, desideravano avere un plastico valente; a Ravenna, in quegli anni, non ve n'erano: e si rivolsero ad Angelo Piò, nella speranza di ottenere qualcosa di simile alla Memoria di Luigi Ferdinando Marsigli, da lui realizzata nei 1733 in San Domenico a Bologna. Ma il Piò, probabilmente, aveva assunto altri impegni: forse ancora nella decorazione della basilica di San Luca, o già nell'impresa di Sant'Agostino a Imola, dove aveva assunto come collaboratore il figlio Domenico. Ciononostante, trattò con i monaci di Classe: apprendiamo dai documenti (Ravenna, Archivio di Stato, Classe, voi. 309, n. 261) che prese l'impegno di mandare il figlio a Ravenna per realizzare l'opera, quasi certamente su modelli e disegni da lui predisposti. Eugenio Riccòmini ipotizza che "a Domenico, tuttavia, questa posizione di rincalzo non doveva garbare granché: almeno a giudicare dal fatto che, con tutta evidenza e a lettere capitali, appose il proprio nome e la data alla "memoria": DOMENICO / PIO' F. 1747". E' probabilmente l'unico esempio di firma che sia dato verificare su uno stucco bolognese del Settecento.
Dalla nota delle spese occorse per questo monumento (Ravenna, Archivio di Stato, Classe, vol. 308, n. 294) appare la somma totale di Sc. 64.33 poiché vi si aggiunsero le opere prestate dal muratore Gallegati, dal ramaro Benedetto Archi, dal fabbro Andrea Garavini per gli "istrumenti matematici", e dal marmista Domenico Tuschini per la lapide.
Il giudizio di Riccòmini sul complesso plastico in esame è del tutto negativo: "L'opera […] è abbastanza fiacca e priva di carattere: su uno sfondo d'ornato architettonico è appeso un 'pannarone' secco, rigido […] e in basso due aquile starnazzanti come oche". La misura monumentale del padre, insomma, sarebbe qui tradotta in un'esecuzione più incerta e impacciata.
Nell'epigrafe si ricordano i meriti scientifici del Grandi.

Bibliografia Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 169-171

Altre informazioniIscrizioni

Lingua: latino
Tipo di caratteri: lettere capitali
Trascrizione: DOMENICO / PIO' F. 1747
Lingua: latino
Tipo di caratteri: lettere capitali
Trascrizione: D.O.M. / GVIDONI. ABB. GRANDIO. CREMONENSI / IN PISANO LYCEO / PHILOSOPHO. ET. MATHEMATICO / GEOMETRIAE. PRINCIPIBVS / FACILE COMPARANDO / AQVIS. TVSCIAE. DIRIGENDIS. PRAEFECTO / REG. SOCIETATIS. LONDINENSIS. SOCIO. / OMNIGENAE. ERVDITIONIS. CVLTORI / ET. SCRIPTORI / PONTIFICIBVS. MAXIMIS / MAGNIS. DVCIBVS. ETRVRIAE / LITTERARIAE. REIPVBLICAE / PROBATISSIMO / ABBATES. ET. MONACHI. CLASSENSES / VT. OPTIMVS. HVIVS. COENOBII. ALVMNVS / QVI. SAPIENTIAE. ET. RELIGIONI. VIXIT / POSTERORVM. MEMORIAE. VIVAT/ ET. EXEMPLO / ANN. M.DCC.XLVII / P.C.
Lingua: latino
Tipo di caratteri: lettere capitali
Trascrizione: VIXIT. AN. LXXII
Lingua: latino
Tipo di caratteri: lettere capitali
Trascrizione: OB. A.M.DCC.XLII

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