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Cristo deposto nel sepolcro

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Via S. Maria dell’Angelo, 9 – Faenza (RA)

pala d'altare

tela/ pittura a olio
cm.
280(a) 190(la)
sec. XVII (1623 – 1623)

n. 140

L’opera raffigura una scena concitata con gli apostoli e le pie donne che depongono Cristo morto nel sepolcro. Il sepolcro è posto sulla destra, visto di scorcio, in primo piano vi è il corpo di Gesù sorretto da due portatori mentre Maria e Giovanni sono a sinistra, alla loro destra la Maddalena. In secondo piano, sulla sinistra, ritratto di scorcio, vi è un uomo che impugna la corona e i chiodi, simboli della passione. Sullo sfondo il Calvario sormontato dalle tre croci.

L'opera è entrata a fare parte della Pinacoteca in seguito alle soppressioni napoleoniche. La data di esecuzione dell'opera è stata pubblicata Colombi Ferretti (1982). Precedentemente l'opera è stata citata da Scannelli (1657), Valgimigli (1875) e Argnani (1888).
Ferraù Fenzoni. Pittore/ Disegnatore. Nella carriera dell’artista si ha una persistenza d'immagini relative alla deposizione. Fenzoni trattò tale tema negli anni romani, poi a Todi e sempre più spesso a Faenza; il motivo è forse il suo gran desiderio di aderire al culto specifico del Corpo di Cristo, favorito dalla Controriforma.
Questa deposizione in particolare, realizzata nel 1623, proviene dalla Cappella di famiglia del pittore che era nella Chiesa di Santa Cecilia adesso distrutta.
«E’ abbastanza chiaro che viene presa a riferimento la maniera ultima di Ludovico Carracci», ha scritto Anna Colombi Ferretti commentando questa opera in uno studio sui dipinti d’altare in Romagna nell’età della controriforma. Quella di Fenzoni non è però una «pittura che scandaglia a fondo la drammaticità di una situazione» come fa invece Ludovico Carracci nei due quadroni dipinti per Piacenza ed ora nella Pinacoteca di Parma. Quella di Ferraù Fenzoni resta dunque una pittura, conclude Anna Colombi Ferretti, dove «anche la scena affollata e la sua imminenza spaziale conservano scoperte matrici manieristiche». Una specificità della pittura di Fenzoni è l’attenta stesura pittorica, caratterizzata da una «accurata dosatura di effetti di superficie, ricchi e contrastati» dove «quel tetro tenebrismo che ha fatto chiamare in causa talune crudezze dei bolognesi Tiarini, Garbieri e Spada (e che proviene proprio dalla maniera ultima di Ludovico) è un’intonazione che permette di calcolare il risalto delle lame di luce, dei lustri filamentosi di una stoffa, delle penombre, del battito luminoso proprio sui passaggi pittorici di più complicata elaborazione».

Bibliografia Valgimigli G. M.
Cenni biografici intorno al cav. Ferrau Fenzoni pittore
Faenza
Tipografia Galeati
1875
p. 144

Bibliografia Scannelli F.
Microcosmo della pittura overo trattato diviso in due libri
Cesena
Neri
1657
p. 203

Bibliografia Argnani F.
La Pinacoteca Comunale di Faenza descritta ed illustrata
Faenza
Conti
1881
p. 32

Bibliografia Colombi Ferretti A.
Dipinti d’Altare in età di Controriforma in Romagna 1560-1650
Bologna
Alfa
1982
pp. 28-31

Bibliografia Casadei S.
Pinacoteca di Faenza
Bologna
Calderini
1991
p. 88, n. 183

Bibliografia Scavizzi G./ Schwed N.
Ferraù Fenzoni. Pittore/ Disegnatore
Montelupino di Todi
Ediarte
2006
pp. 176-177

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