
1544/ 1618
dipinto
n. 302051
La Vergine, sulla quale due angioletti reggono i lembi di una tenda, è in trono e tiene sulla gamba sinistra il Bambino Gesù. Ai suoi piedi le figure sembrano disposte in un'aura di forte arcaismo: a sinistra un santo con corazza da guerriero che regge un'asta da torneo sormontata da un vessillo bianco crociato in rosso; a destra un santo vescovo in adorazione. In basso al centro, fra i santi, sono due putti, uno dei quali regge un libro recante un'iscrizione.
L'opera proviene dal terzo altare sinistro di San Romualdo da cui fu trasferita alla Classense nel 1992. Nulla si sa della sua provenienza originaria, in quanto, oltre ad esserne silenti le guide, neppure gli archivi ne fanno menzione. Certamente, secondo Viroli, è da escludere che l'opera si trovasse fin dalle origini in quella chiesa. La tela, in quanto datata, risulta essere fondamentale per la ricostruzione e la valorizzazione del percorso di Francesco Longhi: pur non scostandosi del tutto dal padre Luca, volge il suo sguardo in avanti ed in particolare alle esperienze del Parmigianino di cui, nella Vergine, copia quasi pedissequamente la figura della celebre Madonna dal collo lungo (la parte inferiore però varia). Non è escluso che Longhi possa aver avuto una conoscenza di prima mano della tela del Mazzola, già collocata nel 1542 nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Parma, da dove traslocò nel 1698 allorché fu venduta a Ferdinando de' Medici e ospitata a Palazzo Pitti, anche se è più verosimile che l'abbia vista in riproduzioni a stampa. Il dipinto è senz'altro uno dei più rilevanti di Francesco Longhi sotto il profilo cromatico, come si può evincere dall'osservazione del piviale e del camice bianco del santo vescovo, ovvero degli angioletti e del Bambino Gesù, caratterizzati da un rosa vivo per evidenziarne l'epidermide. Notevole anche il santo guerriero con corazza e bandiera bianca crociata e il dossale del trono in rosso vinaccia che, insieme ad altri particolari, testimonia di una vicenda cromatica assai variegata. La composizione è di tipo piramidale caratterizzata dalla figura della Vergine sulla quale due angioletti reggono i lembi della tenda, mentre ai sui piedi le figure sembrano disposte in un'aura di forte arcaismo: a sinistra un santo con corazza da guerriero che regge un'asta da torneo sormontata da un vessillo bianco crociato in rosso; dall'altra un santo vescovo in adorazione. L'opera fa pendant, per analogie stilistiche, con altra coeva dello stesso autore raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Matteo e Francesco nella Chiesa di San Giovanni Battista. I dipinti sono accomunati dalle proporzioni allungate e dal carattere nobilmente oratorio dei personaggi della scena, oltreché da una preminenza della struttura grafica. L'opera è stata restaurata nel 1999 dal Laboratorio del Restauro di Ravenna.
Bibliografia
Viroli G.
I dipinti d’altare della Diocesi di Ravenna
Bologna
Banca Popolare Pesarese e Ravennate
1991
pp. 112-113
Bibliografia
Viroli G.
Biblia pauperum Dipinti dalle Diocesi di Romagna 1570-1670
Bologna
Nuova Alfa
1992
Bibliografia
Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 79-80