
1544/ 1618
dipinto
n. 302050
Il Salvatore è al centro della scena, in piedi; sul fianco destro in basso è la Madonna con le Beate Margarita Molli e Gentile Giusti inginocchiate; sul fianco sinistro sono San Giovanni Evangelista con il donatore e, in primo piano, un giovane uomo con libro e squadra.
Dell'opera, nonostante rechi la data e la firma di Francesco Longhi ben leggibili sul libro e sulla squadra tenuti dal giovane uomo in primo piano, non si è mai avuto menzione nelle guide ravennati, neppure in quella celebre di Corrado Ricci. La tela, proveniente da un'altare non più parato e fumigato d'incenso della Chiesa di San Romualdo, nel 1992 è stata trasferita per motivi di sicurezza presso la Classense. La chiesa chiusa al culto nel 1798, all'atto dell'espusione dei Camaldolesi che vi officiavano, venne in seguito adibita a museo ed a palestra, fino a diventare nel 1935 Sacrario ai Caduti in guerra. Viroli, che in una ricostruzione delle vicende dell'opera risalente al 1991 opera tutta una serie di congetture sui motivi del suo silenzio nelle guide e sulla collocazione originaria- ritenuta possibile presso il Monastero delle Agostiniane-, due anni dopo, a seguito di un nuovo studio, fa ammenda e ricostruisce le vicende della reale collocazione originaria. In una nota del Forestiero Istruito di Beltrami vi è menzione di un dipinto, nella chiesa ravennate del Buon Gesù, la cui descrizione combacia perfettamente con la nostra raffigurazione: "nella prima cappella a cornu Evangelii dell'Altar maggiore vi è la tavola su di cui Francesco Longhi espresse il divin Salvatore in piedi con altre figure fra le quali si ravvisano le Beate Margarita Molli, e Gentile Giusti…"; Beltrami indicando il luogo di sepoltura delle Beate fa cenno anche all'urna di un Venerabile Girolamo Maluselli. Questo signore, morto in odore di santità, fece erigere nel 1530 la chiesa del Buon Gesù e vi istituì la Congregazione dei Preti Regolari del Buon Gesù. A seguito dell'estinzione della Congregazione, nel 1651, per assenza di vocazioni, la chiesa fu data ai confratelli del Suffragio che precedentemente officiavano in San Marco. Costruita la chiesa di Santa Maria del Suffragio, i confratelli andarono via e la chiesa, venduta nel 1806, divenne magazzino di una nobile famiglia. Tornando al dipinto, si può supporre che alla chiusura della chiesa la pala fosse confinata in un posto non accessibile, al punto da cadere nel dimenticatoio: ecco il motivo per cui Corrado Ricci e gli altri estensori di guide ravennati non abbiano mai incrociato l'opera nelle loro ricognizioni sul patrimonio cittadino. Solo in anni recenti, evidentemente, la pala è stata spostata e collocata in San Romualdo. Il dipinto, posteriore alla Madonna con il Bambino e due Santi dello stesso Longhi, sempre proveniente da San Romualdo, supera le suggestioni parmensi di quest'ultimo, mentre ben si raccorda con altra sua opera datata 1600 raffigurante Santa Chiara da Montefalco e un committente collocata nella chiesa omonima a Montefalco (cfr. cat. IL Costume e l'immagine pittorica nel Seicento umbro, Foligna, 1984, p. 33), in cui si ravvisa un richiamo al classicismo emiliano coevo. Nel dipinto sono notevoli i ritratti che evocano le mirabili capacità paterne quali quelli del donatore alla sinistra del Salvatore e della monaca chinata alla sua destra.
Bibliografia
Beltrami F.
Il Forestiere instruito delle cose notabili della città di Ravenna e suburbane della medesima
Ravenna
Roversi Antonio
1783
p. 120
Bibliografia
Beltrami F.
Il Forestiere instruito delle cose notabili della città di Ravenna e suburbane della medesima
Ravenna
1791
p. 87
Bibliografia
Viroli G.
I dipinti d’altare della Diocesi di Ravenna
Bologna
Banca Popolare Pesarese e Ravennate
1991
p. 110
Bibliografia
Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 78-79
Bibliografia
Fabbri A.
Una bottega del Cinquecento a Ravenna. Luca Longhi nel V centenario dalla nascita 1507-2007.
Ravenna
Comune di Ravenna
2007
pp. 37, 57