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Ritratto di Adolfo Fumagalli

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Faenza (RA)

dipinto

tela/ pittura a olio,
legno/ intaglio/ intarsio
cm.
45(a) 38.5(la)
sec. XIX (1840 – 1860)

n. 20

Porzione di tela dipinta, riportata su tavola lignea rivestita a sua volta in tela. Inquadrata da cornice in noce intarsiata con legni diversi.
Fondo neutro dai colori scuri nei toni mischiati del verde e del marrone, su cui si staglia il volto di un giovane uomo che compie una rotazione a quarantacinque gradi per rivolgersi allo spettatore. Del busto si colgono la nuca e la parte alta delle spalle, coperta da una giacca nei toni del verde scuro da cui fuoriesce un colletto bianco, annodato da cravatta. L'uomo, di età giovanile, ha capelli e barba castani, occhi cerulei.

Si tratta del ritratto del noto pianista e compositore Adolfo Fumagalli, eseguito da Lodovico Bellenghi intorno alla metà del secolo XIX. Nato a Inzago nel 1828 e proveniente da una famiglia di pianisti e compositori, Adolfo Fumagalli era stato allievo di Angeleri per il pianoforte e di P. Ray per il contrappunto e, diplomatosi al conservatorio di Milano nel 1847, aveva iniziato la sua brillante carriera concertistica fra Milano, Torino, Novara, Vercelli, Alessandria, Parigi, troppo presto stroncata da una morte precoce a soli 28 anni, nel 1856. Agli ultimi anni della sua vita è assai probabile che risalga il ritratto in esame, che lo raffigura ancora giovane uomo già investito di notorietà. Nessun elemento iconografico concorre all'identificazione di Fumagalli in veste di musicista. Notevole è l'indagine psicologica condotta da Lodovico Bellenghi che lo ritrae, disinvolto e sicuro, in atto di ruotare lo sguardo, quasi colto da richiamo repentino. Elevata è la qualità pittorica dell'immagine, in grado di fermare con estremo realismo il movimento rotatorio del capo e di cogliere con grande immediatezza la vivacità dello sguardo lucido e attento del personaggio. Del faentino Lodovico Bellenghi (1815-1891), allievo di Pasquale Saviotti e di Giuseppe Marri presso la locale Scuola di Disegno e Incisione, è particolarmente apprezzata l'abilità ritrattistica, ma il pittore ebbe modo di dedicarsi con successo anche alla decorazione parietale e alla pittura su maiolica. Sperimentatore di numerose tecniche infatti, dall'affresco all'olio, all'encausto, al pastello, alla pittura su ceramica, Bellenghi ha lasciato diverse testimonianze in ambito faentino, ora nella Chiesa di S.Sigismondo, sulla tomba Zauli nel cimitero comunale, in Pinacoteca comunale e anche presso il Museo Internazionale delle ceramiche (cfr. E.Golfieri, in Dizionario Biografico degli Italiani, 1960, v. 7, p. 631).
L'opera è attualmente inquadrata entro cornice in noce intarsiata a motivi di girali fogliacei fioriti, creati con l'uso di legni diversi, di probabile ambito faentino intorno alla metà del XIX secolo.

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