
n. 1325
E' il taccuino contenente 93 vedute della città di Faenza. Le carte sono disegnate a penna e inchiostro bruno, acquerellate a inchiostro bruno e grigio. La rilegatura originale è in cartonato rigido marezzato, con dorso cartonato e in tela verde, anche agli angoli. La rilegatura è a filo.
Il taccuino 1325 della Pinacoteca di Faenza è tradizionalmente attribuito a Romolo Liverani e, come recita l'iscrizione sul risguardo frontale, contiene novantatrè vedute della città e del territorio di Faenza. Venne regalato dal figlio Tancredi all'amico scultore Gaetano Vitenè e giunse in Pinacoteca nel 1917, come attesta l'inventario storico della Pinacoteca e Museo di Faenza. La cronologia interna al taccuino, legata alle iscrizioni, colloca la sua esecuzione tra il 1837 e post 1843; per Gofieri (1972, n. 15) venne iniziato verso il 1840 e dunque, probabilmente, dopo l'Album 14 (1835-ante 1838) e insieme o dopo l'Album VII della Biblioteca Comunale di Faenza (1829-1842; Vitali 1999, pp. 165-166; Vitali 2021, p. 11), anch'essi dedicati alle vedute della città e dei sobborghi di Faenza. Romolo Liverani, pittore, scenografo e decoratore era cresciuto nell'ambiente dei decoratori post-gianeschi, fra i quali il fratello maggiore Antonio, allievo di Pietro Piani. Ricevette i primi insegnamenti di prospettiva dall'architetto Pietro Tomba, perfezionandosi in seguito a Milano con Alessandro Sanquirico. Antonio e Romolo erano figli di Gaspare, macchinista e custode del teatro di Faenza e dunque crebbero a contatto con il particolare ambiente del teatro. A diciotto anni Romolo era già attivo a Faenza con perfetta conoscenza della tecnica scenografica e uno spiccato gusto romantico. Considerato uno dei migliori scenografi italiani del XIX secolo, fu attivo, prima da solo e in seguito con il figlio Tancredi, inizialmente a Faenza e nei teatri della Romagna (1825-1830), quindi nelle Marche, in Veneto e nei principali teatri d'opera in Italia. A differenza di Antonio, specializzato nella decorazione murale, Romolo, oltre che scenografo, fu anche pittore di paesaggi e vedute che inseriva nelle decorazioni murali, spesso insieme al fratello, o realizzava in piccole tempere su tela destinate ai privati, o ancora disegnava a penna e inchiostro con acquerelli seppia e grigio, con grande scioltezza, nei suoi numerosi e oggi famosi taccuini di disegni. Oltre a documentare visivamente gran parte delle tappe della sua vita professionale, una parte cospicua di essi ritrae aspetti e dettagli pittoreschi e romantici della città e dei sobborghi di Faenza oggi in gran parte perduti, distrutti o modificati, rappresentando dunque una fonte visiva straordinaria, di grande qualità e bellezza, della Faenza ottocentesca
Bibliografia
Golfieri E.
Vedute di Faenza ottocentesca
Faenza
Monte di credito su pegno e C. di R.
1972
n. 15
Bibliografia
Vitali M.
Gentilini Anna Rosa (a cura di)
I disegni di Romolo Liverani
La Biblioteca Comunale di Faenza : la fabbrica e i fondi
Faenza
Studio 88
1999
pp. 165-166
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani e Faenza: un album inedito
Faenza
Tipografia Faentina Editrice
2021
pp. 141 p.
p. 11
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani scenografo
Faenza
Fratelli Lega Editori
1990
pp. 33-50