
Mandarin squares (distintivo)
abbigliamento
Cina
seta ricamo
n. 4798
La tradizione cinese di indossare distintivi di rango (buzi) si sviluppò a partire dalla dinastia Ming (1368-1644) e continuò per tutta la dinastia Qing (1644-1911). I distintivi venivano cuciti sugli indumenti di ogni funzionario e le diverse specie di animali raffigurati, in relazione anche al diverso colore, ne indicavano il rango.
Alla caduta della dinastia Qing nel 1911 non vennero più prodotti.
Essendo un popolo di origine nomade, abituati alle basse temperature del nord, i mancesi indossavano lana e pellicce, piuttosto che seta; la pelle di cervo, anziché il broccato d'oro, era il tessuto riservato alle classi dominanti. Le loro vesti avevano uno spacco davanti e dietro per consentire il movimento durante le lunghe cavalcate. Questa caratteristica rimase nell'abito ufficiale
Qing, insieme al polsino a "ferro di cavallo", che copriva il dorso della mano e che è forse la caratteristica più distintiva dell'abito manciù; si optò però per l'utilizzo della seta nelle vesti, in colori diversi a secondo del rango.
Funzione: amministrativa
Sin dall'inizio della dinastia Qing, il governo sostenne lindustria della seta e a partire dal regno dell'imperatore Kangxi (1654-1722), che governò dal 1661 al 1722, le fabbriche della seta vennero organizzate e sostenute dalla corte. Fu così che durante la dinastia Qing, la quantità di seta prodotta aumentò sensibilmente rispetto alle epoche precedenti e nel XIX secolo furono anche introdotti in Cina macchinari sviluppati nelle industrie
tessili europee.
Il distintivo in mostra, che veniva posto nella parte frontale, è del quinto rango e raffigura onde stilizzate, un fagiano argentato, pesche dell'im-mortalità, melograni, mani del Buddha e fiori di susino; agli angoli, un motivo geometrico a forma di pipistrello.
La collezione di arte asiatica di Norman Jones è stata donata al Museo Civico Medievale dalla figlia Ruth nel 2023. Nel 2021 Mrs. Ruth Jones aveva avviato i primi contatti con il Museo Civico Medievale per verificare la disponibilità dell'ente a ricevere in donazione i centocinquanta pezzi che formavano l’importante raccolta con esemplari originari del Giappone, della Cina e dell’India, formata a suo tempo dal padre. Norman Jones (1903-1985), eclettico collezionista inglese nato in Africa ma trasferitosi ancora bambino in Inghilterra con la madre e un tutore che operava in India nell’ambito delle missioni entrò pertanto in contatto fin dalla più tenera età con reperti di artigianato africano e asiatico. Frequentò in seguito l’università di Cambridge, presso la quale conseguì la laurea in letteratura inglese, e nella città universitaria inglese iniziò a frequentare botteghe di antiquari. Una in particolare, gestita da un certo Whitaker, diventò un suo punto di riferimento per acquistare opere d'arte; nel contempo strinse amicizia con Roy, compagno di studi universitari spesso in Giappone, paese da cui porterà in dono a Jones oggetti d’arte per incrementare la sua collezione. Giunto ad Harrogate, nello Yorkshire, iniziò la professione di docente di scuola e gli oggetti amati e collezionati finirono per arredare gli spazi della sua casa: le miniature indiane, donate al Museo Civico Medievale, erano appese nello studio del collezionista; il corredo da geisha sul davanzale della finestra della camera da letto della figlia Ruth, e così via.
Bibliografia
D’Apuzzo M.G., Gamberi G., Medica M., Villa L. (a cura di)
Prospettive d’Oriente: la collezione Norman Jones al Museo Civico Medievale di Bologna
Milano
Silvana Editoriale
2024