
rotolo dipinto
rappresentazioni
Nepal
fibra vegetale/ cotone pittura
n. 4851
Thangka che raffigura Tārā Verde (Śyāmatārā), una delle divinità femminili più venerate del buddhismo tibetano, simbolo di compassione attiva e protezione.Qui è raffigurata seduta su un loto multicolore (rosa e blu) che poggia su un disco lunare, simbolo di purezza e illuminazione. La sua pelle verde rappresenta l’energia della compassione attiva. È seduta nella posizione reale di “lalitāsana”, con la gamba sinistra piegata e la destra leggermente distesa, pronta a scendere, segno della sua disponibilità ad agire per aiutare gli esseri senzienti. Indossa ricchi abiti di seta e gioielli (bracciali, cinture, orecchini e diadema), tipici delle divinità di tipo sambhogakāya.La mano destra, aperta verso il basso, compie il varada-mudrā, il gesto dell’offerta e della generosità.La mano sinistra, sollevata davanti al petto, compie l'abhaya-mudrā, gesto di protezione e rassicurazione, e tiene tra le dita lo stelo di un fiore di loto blu (utpala), che sboccia accanto alla spalla. Questo fiore simboleggia la purezza e la notte, poiché l’utpala si apre al chiaro di luna.
In alto, ai lati del nimbo di Tārā, si trovano due figure: a sinistra un Buddha seduto su un loto, con aureola, probabilmente Amitābha o Vairocana, che rappresenta l’illuminazione trascendente da cui Tārā emana. A destra, un maestro o lama, con vesti monastiche e mani in gesto di insegnamento (dharmachakra-mudra); potrebbe trattarsi di un importante maestro della tradizione tibetana che funge da tramite nella trasmissione della pratica di Tārā. Ai piedi del trono di loto, sono visibili due maestri o discepoli, vestiti con abiti monastici rossi e gialli, seduti in meditazione o prosternazione. Queste figure indicano la devozione dei praticanti e la continuità del lignaggio tantrico.Il fondo aureolato circolare dietro Tārā indica la sua energia illuminata.
L’intera composizione è impostata su un asse verticale, con la divinità centrale, i maestri sopra e i devoti sotto, un ordine cosmico e gerarchico tipico.
Funzione: rituale e cerimoniale
La collezione di arte asiatica di Norman Jones è stata donata al Museo Civico Medievale dalla figlia Ruth nel 2023. Nel 2021 Mrs. Ruth Jones aveva avviato i primi contatti con il Museo Civico Medievale per verificare la disponibilità dell'ente a ricevere in donazione i centocinquanta pezzi che formavano l’importante raccolta con esemplari originari del Giappone, della Cina e dell’India, formata a suo tempo dal padre. Norman Jones (1903-1985), eclettico collezionista inglese nato in Africa ma trasferitosi ancora bambino in Inghilterra con la madre e un tutore che operava in India nell’ambito delle missioni entrò pertanto in contatto fin dalla più tenera età con reperti di artigianato africano e asiatico. Frequentò in seguito l’università di Cambridge, presso la quale conseguì la laurea in letteratura inglese, e nella città universitaria inglese iniziò a frequentare botteghe di antiquari. Una in particolare, gestita da un certo Whitaker, diventò un suo punto di riferimento per acquistare opere d'arte; nel contempo strinse amicizia con Roy, compagno di studi universitari spesso in Giappone, paese da cui porterà in dono a Jones oggetti d’arte per incrementare la sua collezione. Giunto ad Harrogate, nello Yorkshire, iniziò la professione di docente di scuola e gli oggetti amati e collezionati finirono per arredare gli spazi della sua casa: le miniature indiane, donate al Museo Civico Medievale, erano appese nello studio del collezionista; il corredo da geisha sul davanzale della finestra della camera da letto della figlia Ruth, e così via.
Bibliografia
D’Apuzzo M.G., Gamberi G., Medica M., Villa L. (a cura di)
Prospettive d’Oriente: la collezione Norman Jones al Museo Civico Medievale di Bologna
Milano
Silvana Editoriale
2024
p. 175