
Stampa raffigurante una veduta del tempio di Minerva Medica, realizzata con la tecnica dell'acquaforte su carta bianca. Il foglio è coperto da passpartout decorato a mano, conservato all'interno di una cornice lignea con filo dorato.
Vedute: Roma: Colle Esquilino: Tempio di Minerva Medica. Figure. Piante.
Giovanni Battista Piranesi era architetto, disegnatore ed incisore; dopo una prima formazione a Venezia, si trasferisce a Roma, rimanendovi fino alla morte. Artista, antiquario e studioso, attraverso l’incisione e i contatti con gli stranieri di passaggio a Roma, ha accresciuto il suo interesse per le antichità. Ha inciso circa mille acqueforti, molte di grande formato, raffiguranti oggetti di scavo, particolari architettonici o monumenti dell’antica Roma descritti con fantasia e grande libertà di segno. L'artista viene ricordato soprattutto per la serie delle "Carceri", lastre raffiguranti architetture cupe e fantastiche, ma al tempo stesso realistiche, dei capricci architettonici. La serie delle "Vedute di Roma", invece, restituisce uno spaccato della città di Roma nel XVIII secolo, quando antichità, natura, architetture e vita quotidiana coesistevano in modo equilibrato. L'intera opera è costituita da 135 lastre incise in un arco di tempo di 30 anni, a partire dal 1745 fino alla morte dell'autore, avvenuta nel 1778. Nella stampa viene rappresentato quello che erroneamente era considerato un tempio, ma in realtà è una sala monumentale. L’edificio, a pianta decagonale, è coperto da una cupola emisferica e presenta delle nicchie sui lati, all'interno delle quali probabilmente si trovavano delle statue. Il tempio in rovina si erge nella sua maestosità ospitando una ricca vegetazione. Nelle vedute dell'ultimo quindicennio di attività, sembra che la natura prenda di nuovo il sopravvento, si riappropria delle costruzioni degli uomini. I ruderi rimasti alla luce, come in questa immagine, si confondono con la vegetazione infestante che ha preso ormai il predominio.
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