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12938
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Giunone priva Amore della freccia

12938
12938
Via Cisterna del Follo, 5 – Ferrara (FE)
Bonasone Giulio (inventore/ incisore)
notizie 1531-1574
stampa
carta/ bulino/ acquaforte
Misure: mm
133(a) 100(la)
sec. XVI
(1568)
(1568)
n. 1044

In questa incisione, di mano di Giulio Bonasone, la dea Giunone ha sottratto la freccia al piccolo
Amore, che cerca invano di riprendersela. A sinistra, Atena, con indosso l’elmo, indica la scena,
rivolgendo uno sguardo compiacente all’osservatore. L’episodio si svolge tutto in primo piano,
inserito in un ambiente con alcuni elementi vegetali, quali i fasci d’erba davanti e l’alberello sullo
sfondo, inciso alla maniera veneta, come evidenzia il tentativo di ricercare un effetto sfumato,
ottenuto alternando tratti paralleli e curvilinei a porzioni della superficie risparmiate dall’inchiostro.
Il medesimo procedimento, con l’aggiunta di tratteggi incrociati e puntinati, viene ampiamente
sfruttato per la resa delle anatomie, il cui impasto luminoso ricorda l’influenza di Correggio,
richiamato anche dai putti che si arrampicano sui festoni della cornice. La stessa cornice, una
montatura che simula un’architettura manierista con motivi geometrici e mascheroni, è utilizzata da
Bonasone solo per le stampe di questa serie. Oltre a riferimenti a Tiziano e Parmigianino,
soprattutto nelle rapide e intricate torsioni, la gestualità interrotta, la caricata espressività di Cupido,
ma anche la fisionomia dei volti possono, invece, ricordare alcuni temi mitologici desunti dalla
scuola dei Dossi.
L’episodio, come d’altronde dichiara la firma sulla cornice (“Bonasone inventor”), è di invenzione
di Bonasone, tanto quanto la quartina di versi posti, subito sopra, a commento della scena, per i
quali non si trovano rimandi precisi nelle principali fonti iconografiche del periodo. Tuttavia, è
evidente il riferimento alla mitologia, all’epica e a Ovidio. È probabile che Bonasone abbia voluto
collocare l’episodio subito dopo la sfida del Pomo della Discordia, che ha visto lo scontro tra Atena,
Giunone e Venere Afrodite, per stabilire chi fosse la divinità più bella. Il giudice, Paride Alessandro
principe di Troia, scelse proprio Afrodite, la quale in cambio gli aveva promesso l’amore della
donna mortale più bella del mondo: Elena, moglie di Menelao, re di Sparta. Viene così sintetizzato
il preludio della Guerra di Troia, che avrebbe portato alla distruzione della città dell’Asia Minore
(“il grande ilion converso in cenere”): l’atto, compiuto da Giunone, di sottrarre la freccia a Cupido
(simbolo principale dell’innamoramento) allude proprio a questo.

L’esemplare ferrarese si presenta leggermente decurtato ai quattro margini, mentre alcuni segni di
usura fanno pensare a una tiratura un po’ tarda della lastra. L’incisione fa parte di una più ampia
serie che conta ventidue stampe, condotte ad acquaforte e bulino, sul tema Amori e gelosie di
Giunone, di mano e invenzione di Giulio Bonasone, da far risalire probabilmente al 1568, data che
– come fa presente Stefania Massari – si trova nel “frontespizio della serie conservata al British
Museum”. La studiosa segnala anche la probabile commissione a Giulio da parte dell’Accademia
Bocchiana, ipotesi sostenuta dalle due figure, sempre sul frontespizio, “di Pallade e Mercurio numi
tutelari dell’Accademia che adornano la facciata del palazzo in via Monari”. Per quanto riguarda il
tema, si può pensare a una “interpretazione cosmogonica del mito che fa riferimento ad una visione
dell’universo in chiave neoplatonica” (p. 115). Allo stesso modo, si possono riscontrare parallelismi
con episodi del cristianesimo, nonché, in linea coi dettami della Controriforma, un’evidente ricerca
moralizzante, esplicitata nei versi di invenzione di Giulio posti ai piedi di ognuna delle
raffigurazioni (cfr. ancora Massari, p. 115).
Già citata da Carlo Cesare Malvasia, che in Felsina Pittrice fornisce una buona descrizione delle
opere di Bonasone, la serie di 22 stampe si trova in tutti i maggiori repertori, a partire da Heinecken
e Cumberland nel Settecento e, di seguito, in Bartsch, Le Blanc, Armano ecc. Il catalogo ragionato
l’ha pubblicato Stefania Massari in occasione della mostra romana del 1983.
L’incisione con Giunone che priva amore della freccia si può trovare anche in altre illustri
collezioni, quali: British Museum, Metropolitan Museum of Art di New York, Victoria and Albert
Museum, Rijks Museum, Biblioteca Apostolica Vaticana oppure Gabinetto dei Disegni e delle
Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Nato intorno all’ultimo decennio del Quattrocento, da famiglia carpigiana trasferitasi a Bologna,
Giulio Bonasone è definito sia incisore sia pittore dalle fonti, che addirittura collocano alcuni suoi
dipinti in case bolognesi (cfr. “Casa Branchetta” in M. Oretti, Notizie de’ Professori del disegno,
sec. XVII, ms. B.127 c. 261, Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio). Tuttavia,
dell’attività pittorica di Giulio non si conosce molto.
Sebbene Malvasia lo inserisca tra gli allievi di Lorenzo Sabatini, sia il dato pittorico sia quello
biografico (il Lorenzino, nato all’incirca nel 1530, era molto più giovane di Giulio) tendono a
escludere un rapporto di alunnato, preferendo l’individuazione di un’influenza reciproca, alla luce
di una più comune predilezione per temi parmigianineschi. È proprio il “secondo” Parmigianino,
quello bolognese post 1527, a ispirare l’arte incisoria del Bonasone, altresì ammantata di atmosfere
tizianesche e valori luministici veneti tradotti in stampa attraverso la combinazione di “tecniche
diverse (acquaforte e bulino)” (Massari, p. 10). Importante è anche la ricezione di Raffaello,
modellata, nell’ultima fase di attività, su Giulio Romano, che dal 1524 porta il raffaellismo a
Mantova e nell’area padana. Già Madeline Cirillo Archer definiva Bonasone “one of the most
eminent engravers in Italy in the sixteenth century outside of the School of Raimondi”, ovverosia
escludendolo dalla scuola degli incisori di Marcantonio Raimondi, suo concittadino.
Complesso il rapporto con Roma, dove Bonasone arriva tardi, nel 1544 (“come risulta dalla data
che appare nella serie dedicata alle Arti Liberali”, Massari, p. 13): è nella capitale che porta a
compimento la propria riscoperta del mondo classico e della statuaria antica, primi elementi per
rilevanza nella sua ispirazione, tanto quanto lo studio di autori come Ovidio e Virgilio. Proprio da
quest’ultimi, e dalle Immagini degli Dei di Vincenzo Cartari, stampate a Venezia nel 1556, Giulio
prende spunto per le iconografie e i versi della serie Amori e gelosie di Giunone.

Bibliografia Russo E.
Maestri incisori del XVI secolo nelle stampe del Museo Schifanoia
Firenze
Centro Di
1993
p. 40

Bibliografia Massari S.
Giulio Bonasone
Roma
Quasar
1983
I, p. 118, n. 205

Bibliografia Gaeta Bertela G./ Ferrara S. (a cura di)
Incisori bolognesi ed emiliani del ‘500. Appendice ai volumi Incisori bolognesi ed emiliani del ‘600 e del ‘700
Bologna
Associazione per le arti Francesco Francia
1975
n. 77

Bibliografia Le Blanc C.
Manuel de l’amateur d’estampes
Paris
1854-1888
I, p. 443, n. 123

Bibliografia Gori Gandellini G./ De Angelis L.
Notizie istoriche degli intagliatori di Giovanni Gori Gandellini sanese
Siena
Onorato Porri
1808-1816
VII, p. 71

Bibliografia Bartsch A.
Le peintre graveur
Vienna
1803-1821
XV, n. 124

Bibliografia Malvasia C.C.
Felsina pittrice vite de pittori bolognesi alla maesta christianissima di Luigi 14. re di Francia e di Nauarra il sempre vittorioso consagrata dal co. Carlo Cesare Maluasia fra Gelati l’Ascoso
Bologna
Barbieri
1678

Bibliografia Von Heinecken, K. H.
Dictionnaire des artistes, dont nous avons des estampes
Siena
1778
p. 140

Bibliografia Cirillo Archer, M.
The illustrated Bartsch. Commentary : Italian masters of the sixteenth century
New York
Abaris books
1995
332, n. 124

Bibliografia Armano, G. A.
Catalogo di una serie preziosa delle stampe di Giulio Bonasone pittore e intagliatore bolognese
Roma
1820
p. 49, n. 251 e ss.

Bibliografia Gori Gandellini, Giovanni
Notizie istoriche degl’intagliatori opera di G.G.G. sanese
Siena
presso Vincenzo Pazzini Carli e figli
1771
p. 155

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