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Copia di GS000014
Copia di GS000014

Amore e Psiche

Copia di GS000014
Copia di GS000014
sede centrale: via dei Servi 21; sede storica: via Belle Arti 16 – Modena (MO)

ambito italiano

calco

gesso/ calco/ a tasselli
cm
125(a)
base quadrangolare in legno: 12 x 56 x 54
sec. XIX (1822 – 1839)

n. 769

il gruppo raffigura i due giovanissimi amanti mitologici mentre si abbracciano e si baciano teneramente; Amore è nudo e ha le gambe incrociate, mentre Psiche ha la tunica scivolata sui fianchi; i due corpi appaiono tuttavia più giustapposti che effettivamente uniti nell'abbraccio, poiché lo scultore ha adattato due modelli statuari già noti: Psiche ricorda le rappresentazioni della dea Afrodite, Amore rimanda a creazioni tardoclassiche. L'opera è una copia romana da un originale della prima metà del II sec. a.C., epoca in cui il dio Eros assume definitivamente i tratti infantili e il sentimento amoroso viene rappresentato in un'ampia gamma di variazioni. La scultura non si lega solo alla favola mitologica di Apuleio, ma allude anche all'unione dell'anima umana con l'amore divino, secondo l'interpretazione che rimanda al Fedro di Platone.

la statua originale fu rinvenuta a Roma nel 1749 e donata nello stesso anno al Museo Capitolino dal papa Benedetto XIV; dopo il trattato di Tolentino del 1797 fu ceduta ai francesi ed esposta nel Musée Central des Arts. Nel 1816 fu restituita e riportata a Roma
La prima menzione del calco modenese si trova nella "Nota delle Statue ed Ornati che sono venuti nella Accademia dopo che vi è il Sig. Direttore e Prof.re Giuseppe Pisani", documento databile intorno al 1839. Nella collezione di gessi del Venturi si conservano due calchi raffiguranti Amore e Psiche, relativi agli originali conservati rispettivamente ai Musei Capitolini di Roma e agli Uffizi di Firenze (quest'ultimo caratterizzato dai personaggi alati); i due calchi sono probabilmente identificabili con quelli elencati nell'Inventario del 1866, come "Amore e Psiche dall'antico" (Musei Capitolini) e "Id. e Zeffiro" (Galleria degli Uffizi), entrambi collocati nella cd. Sala del Cavallo (non identificata).
Il calco in esame riproduce fedelmente la statua originale, ma inserisce un puntello fra le due figure. Poggia su una base in legno dipinta in colore bianco in modo da farla sembrare di gesso, munita di quattro fori quadrati passanti, per inserirvi all'occorrenza due sbarre di ferro che ne permettevano il trasporto da un'aula all'altra dell'Accademia.

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