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31102022-_N2A4005
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vaso fischiante a due camere

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Via Manzoni, 4 – Bologna (BO)

vaso fischiante a due camere

[Silbador]

arredi e suppellettili

Perù, cultura Chimú

Perù, cultura Chimú

terracotta modellatura a stampo/ assemblaggio/ levigatura/ ingobbiatura/ cottura

h. max cm 19,3, h. staffa cm 10,4, collo: h. cm 4,5, diam. inf. e sup. cm 2, spess. orlo mm 3, raccordo: diam. cm 3,8, lungh. cm 1.
secc. XI-XV

n. 1339

«Eseguito a stampo e cotto in forno riducente. Collo e ansa a ponte lavorati a mano libera. Vaso doppio zoomorfo, di uso cerimoniale, composto da 2 teste di lama opposte fra loro e munite di basi ad anello. Sono unite da un raccordo congiungente le nuche degli animali. Il recipiente presenta un’ansa a staffa, a sezione quadrata, simmetrica, con collo cilindrico, le braccia laterali dell’ansa si appoggiano alle sommità delle 2 teste animali. Queste sono realizzate a stampo e rifinite minuziosamente nei particolari, le orecchie modellate a mano sono state applicate in un secondo tempo. Sull’innesto tra collo e ansa è visibile una scaletta. La rappresentazione del lama in un oggetto rituale è connessa all’uso sacrificale che, nell’antico Perù, si faceva di tale animale. Si può osservare che la riproduzione della sola testa dell’animale, come nel caso specifico, dimostri che i lama venissero anche sacrificati tramite decapitazione» (Caterina Rossi).

Funzione: cerimoniale

«Non è stato trovato alcun documento che possa fornire elementi sicuri né riguardo alla fonte commerciale che procurò al Palagi stesso detta collezione di huacos, né sulla data, o date, in cui fu raccolta o ricevuta in dono, anche a causa della dispersione che ha subito il carteggio palagiano nel tempo. […] Esaminando però le attività artistiche del Palagi e tenendo presente che tanta importanza aveva, nella pittura dell’800, la ricerca storica e di costume, si può affermare che, fra il 1822 e il 1829 il Palagi, impegnato a portare a termine il grande quadro di Cristoforo Colombo reduce dalle Americhe […] visse un periodo di particolare interesse americanistico […] Tale ipotesi prende però una certa consistenza, pur rimanendo sempre tale, se osservata alla luce delle uniche cinque lettere del banchiere Francesco Peloso, committente del quadro di Cristoforo Colombo, indirizzate al Palagi e ritrovate nel suo carteggio: in queste si apprende come il Peloso fosse solito inviargli vasi «… per il Vs. sublime studio d’antichità» (lettera del 2 luglio 1827, cartone IV), e procurargli merci rare (lettera del 9 luglio 1827, ibidem) con lo scopo di sollecitare il lungo parto del quadro rappresentante Cristoforo Colombo. Pur nella indeterminatezza di queste lettere, si potrebbe suppore che tra i sunnominati vasi vi fossero anche gli huacos peruviani. Certo che questa è soltanto una supposizione che ci suggerisce una probabile via di provenienza e tentativamente anche un periodo di acquisizione degli huacos, via e periodo che sarebbero da approfondire […] La collezione degli huacos palagiani, pur nella nebulosità della via e tempo di acquisizione, è sorprendente se considerata nell’epoca in cui venne raccolta: essa ci dimostra che il Palagi fu il primo, o tra i primi in Italia, ad essere sensibile a quel movimento culturale volto agli scavi, al collezionismo e agli studi dell’America precolombiana che oltralpe iniziava la sua fioritura verso la fine del sec. XVIII e l’inizio del sec. XIX». Laura Laurencich Minelli, La collezione precolombiana, in Pelagio Palagi artista e collezionista, Bologna: Grafis edizioni d’arte, 1976 pp. 405-406. «La ceramica Chimú è legata all'antica tradizione della costa settentrionale pur denotando influenze meridionali derivate attraverso l'antico predominio Wari. Essa è prevalentemente di color nero uniforme, e, in minor misura, presenta pure color rosso uniforme. Il color nero è dovuto a cottura in forno riducente (forno chiuso), il color rosso in forno ossidante (forno aperto). […] La ceramica era polita e levigata prima della cottura con risultati di lucentezza che si possono spesso ammirare ancor oggi. […] I Chimú si servivano di stampi per ottenere le varie forme che caratterizzano la loro produzione fittile. Fra i vasi cerimoniali, legati al culto dei morti, ricordo le forme più diffuse, come la globulare con un manico centrale a staffa, di antichissima tradizione nella costa peruviana settentrionale. (I Chimú introdussero l'innovazione della staffa a sezione quadrata, ovvero, quando mantennero il tipo di staffa classico a sezione circolare, vi apportarono spesso la novità dell'applicazione zoomorfa – scimmia o uccello – su uno dei congiungimenti della staffa). Altra forma di vaso diffusa era quella riproducente a tutto tondo una figura antropomorfa o zoomorfa, coronata in genere da un manico laterale a staffa (anch'esso di antica tradizione settentrionale che presenta spesso le innovazioni, proprie dello stile Chimú sopra descritte, a proposito del manico centrale a staffa). Diffusi i vasi doppi e i cui due colli sono uniti da un manico a ponte spesso piatto, quest'ultimo di influenza meridionale. Tra i vasi doppi, caratteristici i vasi fischianti, anch'essi di antica tradizione nella ceramica della costa settentrionale, che ebbero però la loro massima fioritura durante il regno Chimú». Laura Laurencich Minelli, La collezione precolombiana, in Pelagio Palagi artista e collezionista, Bologna: Grafis edizioni d’arte, 1976 pp. 407-408.

Bibliografia Laurencich-Minelli L. (a cura di)
Terra Ameriga : il mondo nuovo nelle collezioni emiliano-romagnole
Bologna
Grafis Edizioni
1992
208-209

Bibliografia Frati L.
Guida del Museo civico di Bologna. Sezione medievale e moderna
Bologna
Regia Tipografia
1882

Bibliografia Laurencich Minelli L. (a cura di)
Bologna e il mondo nuovo
Bologna
Grafis Edizioni
1992
pp 208 -209 n 126

Altre informazioni

Tipo di caratteri: numeri arabi
Tecnica di scrittura: a inchiostro
Trascrizione: 1339

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