
Ferrara
Nacque a Reggio Emilia. Si trasferiva in seguito a Ferrara con la famiglia dove riceveva un’educazione umanistica ma, nel 1500 a causa della morte del padre, si trovò costretto a interrompere gli studi e ad assumersi la responsabilità della famiglia. Entrò dapprima al servizio del cardinale Ippolito e poi di Alfonso d’Este. Nel 1516 uscì la prima edizione dell’Orlando Furioso mentre nel 1532 fu realizzata la terza e definitiva edizione. Nel 1517 egli si opponeva a seguire in Ungheria il Cardinale Ippolito d’Este adducendo a motivazione la salute cagionevole ma, nel 1522, accettava l’incarico di governatore della Garfagnana, conferitogli da Alfonso d’Este per sedare il brigantaggio e le liti fra i valligiani, incarico che lo teneva lontano da Ferrara per tre anni. Al ritorno da Castelnuovo, il poeta aveva cinquantadue anni e avvertiva il bisogno di ritirarsi in un ambiente domestico rassicurante, che lo consolasse dell’allontanamento da Alessandra Benucci, sua moglie, che continua a vivere nella sua casa in Contrada di Santa Maria in Vado, dove il marito la raggiunge attraversando la città. In questa casa il poeta moriva, assistito dal figlio Virginio e dalla moglie, all’età di 58 anni.
Casa Ariosto è la dimora dove l’autore dell’Orlando Furioso trascorse gli ultimi anni della sua vita, dal 1529 al 1533, dedicandosi alla terza e definitiva edizione del poema. L’abitazione conserva l’atmosfera rinascimentale e le sale al piano nobile di questa “piccola casa” propongono una ricostruzione storico-evocativa dell’allestimento realizzato in occasione delle Celebrazioni per i Centenari Ariosteschi del 1875 e del 1933. Si possono ammirare così interessanti testimonianze tra cui il calco del suo calamaio, la sua celebre sedia, le medaglie che lo rappresentano e la preziosa edizione dell'Orlando Furioso illustrata da Gustave Doré nel 1881.
Pubblicazioni e cataloghi Folin, M., "Ariosto architetto" in I voli dell'Ariosto, a cura di Cogotti M., Farinella V., Preti M., Officina Libraria, Milano 2016, pp. 63-77.
Pubblicazioni e cataloghi Collina C. (a cura di), I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna: arti del Novecento e dopo – 2. ed. aggiornata, Bologna, Clueb, 2008.
Pubblicazioni e cataloghi Moscardini, G., "Cimeli e reliquie di Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. Un'ipotesi di musealizzazione" in Musei Ferraresi 19, Musei Civici di Arte Antica, Ferrara 2000, pp. 87-100.
Pubblicazioni e cataloghi Landi E., Casa dell'Ariosto, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 131, n. 21.
Storia dell’edificio L’edificio fu acquistato da Ludovico Ariosto tra la primavera e l’estate del 1526, al termine del suo incarico come governatore della Garfagnana. Due anni dopo la proprietà fu ampliata con un terreno confinante, esteso verso la chiesa vecchia di San Benedetto. Il complesso era collocato in contrada Mirasole, zona abitata soprattutto da funzionari e dipendenti della corte, all’interno dell’Addizione Erculea, il grande progetto urbanistico avviato da Ercole I d’Este. Nel ristrutturare la casa Ariosto si era ispirato alla tradizione edilizia ferrarese, reinterpretandola con soluzioni inedite sia nella distribuzione interna che nell’aspetto esterno. Il risultato è una dimora ad impianto quadrato le cui caratteristiche riflettevano un equilibrio architettonico nuovo rispetto ai modelli contemporanei e che non avevano precedenti nel panorama cittadino. Innovativa, in particolare, è la disposizione dei camini sul lato opposto rispetto al fronte strada, così come originale è lo spazio riservato all’ampia sala che occupa gran parte del piano superiore. Sulla facciata inoltre Ariosto ha voluto mantenere l’iscrizione preesistente: «Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non / sordida, parta meo, sed tamen aere domus», la casa è piccola ma adatta a me, pulita, non gravata da canoni e acquistata solo con il mio denaro.