
Ferrara
Allestito dal 1935 al piano nobile di Palazzo Costabili, custodisce i reperti archeologici di Spina, la città etrusca fondata alla foce di uno dei rami del delta antico del Po. I materiali esposti, provenienti dai corredi di quattromila tombe delle necropoli di Valle Trebba e Valle Pega, documentano il fiorire di questo importante centro dell’Adriatico antico tra la fine del VI e l'inizio del III secolo a.C. La preminenza di testimonianze della cultura greca determina il primato della collezione per quanto riguarda le ceramiche ateniesi collocabili fra il 480 e il 400 a.C. Non mancano, tuttavia, manufatti etruschi: bronzi figurati, oreficerie, ceramiche, iscrizioni. Tra i pezzi più rilevanti del percorso si ricordano la 'pelike' a figure rosse del Pittore di Berlino, l''oinochoe' attribuita al Pittore di Eretria, i pregevoli crateri, a calice, del Pittore di Peleo e del Pittore di Ifigenia, a campana, del Pittore di Altamura e, a volute, del Pittore di Kleophon. Di grande interesse è la sezione dedicata al vasellame alto-adriatico, di cui Spina fu importante centro di produzione.
Nel 2007 è stata aperta una nuova sezione formata da otto sale al piano nobile, incrementando notevolmente la superficie espositiva e completando il percorso che conduce il visitatore attraverso la necropoli di Spina. I corredi tombali sono tutti di IV e di III sec. a.C. I materiali che ne fanno parte attestano il progressivo affievolirsi dei contatti commerciali con Atene e confermano come, nel IV sec. a.C. inoltrato, la città di Spina si sia aperta ai mercati dell'Italia meridionale e della Sicilia.
Nel 2010 sono stati messi a disposizione del pubblico altri due nuovi spazi espositivi, la Sala delle Piroghe monossili e la Sala degli Ori. La prima espone le due imbarcazioni scoperte nel 1940 in Valle Isola, in provincia di Ferrara, presumibilmente di età tardo romana (III-IV secolo d.C.), sulle quali è stato effettuato uno scrupoloso intervento di restauro e di conservazione. La Sala degli Ori presenta la collezione di preziosi costituita da monili in oro, argento, ambra, pietre semipreziose e pasta vitrea, databili prevalentemente alla fine del V sec. a.C. e ascrivibili all'artigianato etrusco, gioielli che integrano e completano il panorama dell’esposizione dedicata alla necropoli di Spina. Da sottolineare che Spina fu uno dei più importanti centri di smistamento dell'ambra baltica, utilizzata per la realizzazione di oggetti di pregio ma anche di più modesta fattura.
Pubblicazioni e cataloghi
Berti F., Guzzo P.G. (a cura di) Spina. Storia di una città tra Greci ed Etruschi, catalogo della mostra, Ferrara, 1993.
Pubblicazioni e cataloghi
Badaloni D., Ghini G.P., Due donne dell’Italia antica. Corredi da Spina a Tarentum, catalogo della mostra, Padova, 1993.
Pubblicazioni e cataloghi Parisini S. (a cura di), Per antiche vie: guida al Parco Archeologico dell'Alto Adriatico, Bologna, Editrice Compositori, 2014, pp. 184-186
Pubblicazioni e cataloghi Orsini B. (a cura di), Le lacrime delle ninfe: tesori d'ambra nei musei dell'Emilia-Romagna, Bologna, Compositori, 2010, p. 287.
Pubblicazioni e cataloghi Berti F., Harari M. (a cura di), Spina tra Archeologia e Storia, in "Storia di Ferrara", Ferrara, 2004.
Pubblicazioni e cataloghi Pagliani M.L., Museo Archeologico Nazionale di Spina, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 126, n. 15.
Pubblicazioni e cataloghi
Berti F., Recenti acquisizioni di ambre nel Museo Archeologico Nazionale di Ferrara,
Pubblicazioni e cataloghi Aurigemma S., Alfieri N., Il Museo Nazionale Archeologico di Spina in Ferrara, Roma, 1957 (ristampa 1961).
Storia dell’edificio Rimasto incompiuto, il palazzo era stato commissionato nel 1495 a Biagio Rossetti da Antonio Costabili, ambasciatore presso la corte di Ludovico il Moro. Ritenuto erroneamente residenza dello Sforza, sposo di Beatrice d'Este, l'edificio pervenne nel 1920 allo Stato, che dal 1933 ne curò il restauro. La sua costruzione fu affidata nel 1503 a Girolamo Pasini e a Cristoforo da Milano, i quali un anno dopo abbandonarono il cantiere, che rimase dunque non terminato rispetto al progetto iniziale, tuttora ignoto agli studiosi. Nel corso del XVII secolo alcuni interventi di ristrutturazione alterarono l'assetto originario della fabbrica, tuttavia leggibile nel cortile d'onore. Delle decorazioni cinquecentesche sopravvivono gli affreschi della Stanza del Tesoro, nella quale Benvenuto Tisi detto il Garofalo raffigurò in un celebre sfondato scene cortesi. Altre pitture murali attribuite all'artista e alla sua scuola si conservano nelle sale intitolate alle 'Storie di Giuseppe', ai 'Profeti' e alle 'Sibille'.