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tromba

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Strada Maggiore, 34 – Bologna (BO)

ambito austriaco (?)

tromba

ottone
mm
Misure della tromba: lunghezza totale senza bocchino 1977//lunghezza del pezzo d'imboccatura 670, del secondo pezzo 757, del terzo pezzo col padiglione 550//diametro della parte cilindrica sino all'inizio del terzo pezzo 10,6//diametro all’uscita del padiglione 116,7 (continua in OSS)
sec. XIX (1822 – 1822)

n. 1852

La tromba ha un tubo in due risvolte, entrambe con la stessa lunghezza, saldate tra di loro. Le risvolte sono a sinistra dell’asse del pezzo d'imboccatura. Il tubo consta di tre pezzi:
l. pezzo d'imboccatura, che comprende una parte diritta, il primo arco e una seconda parte diritta;
2. pezzo che comprende il secondo arco, la terza parte diritta, il terzo arco e la quarta parte diritta;
3. pezzo terminale che comprende il quarto arco e il padiglione.
I primi due pezzi hanno una cameratura cilindrica, il pezzo terminale una cameratura conica, il padiglione ha una sagoma iperbolica. Il padiglione ha un orlo del tipo sassone, con l'iscrizione menzionata sopra. All'ingresso del pezzo d'imboccatura ci sono una ghiera larga di 83,4 mm e un anello con filettature sovrapposto di 13,4 mm. Ghiere semplici coprono le giunture tra i pezzi l e 2, 2 e 3. Lo strumento ha quattro chiavi, che vengono numerate da l a 4, essendo il numero l quella più vicina al padiglione. Le chiavi sono tutte per la mano destra. Hanno piattini rotondi, piatti, fatti in un solo pezzo con le leve, e provvisti di cuscinetti. Le palette sono a doppia ghianda. I supporti con viti come assi sono in selle senza piastrine. La chiave 4 è montata sopra un ponte di lamina d'ottone. Le molle d'ottone sono ribadite alle palette. I fori delle chiavi hanno bordi rialzati; il bordo del foro della chiave 4 è stato aggiunto in occasione del restauro del 1988-89. Il bocchino ha un bordo arrotondato; l'ingresso del codolo non è aguzzo.

I corni e le trombe formano un gruppo di strumenti aerofoni, in cui la generazione della vibrazione e quindi del suono viene causata dalle labbra del suonatore, tese con una certa elasticità, per cui il flusso d'aria proveniente dai polmoni del suonatore è fatto entrare nella cameratura con impulsi periodici. Basta che le labbra del suonatore vengano premute contro l'estremità iniziale della cameratura, quindi senza bocchino. Normalmente gli strumenti appartenenti a questa categoria, però, sono suonati con un bocchino che dà supporto alle labbra e che dirige il flusso d'aria nella cameratura. La forma di tale bocchino può essere tra quella d'un bacino piatto e quella d'un imbuto profondo. Questo gruppo di strumenti comprende i corni in genere (corni da caccia e da orchestra, tube, cornetti, serpentoni ecc.) e le trombe in genere (trombe in senso stretto, tromboni ecc.).
E' difficile fare una netta distinzione tra corni e trombe. Ripetiamo qui l'ipotesi formulata nel 1979 (van der Meer 1979):
un aerofono è un corno quando è storicamente riducibile a uno strumento aerofono fatto di materiale animale: corno di mammifero unghiato, dente (canino d'elefante o di narvalo), o conchiglia elicoidale di gasteropode marino. Invece un aerofono è una tromba quando è storicamente riducibile a uno strumento aerofono fatto di materiale vegetale, generalmente un tronco scavato.
Le prime trombe erano, come s'è già detto, di materiale vegetale e non erano altro che tronchi scavati. Delle imitazioni in metallo – in molto casi già con un padiglione e con un bocchino separato – furono costruite in Mesopotamia (terzo millennio a. C.), in Egitto (dal XV secolo a. C.), presso gli Ebrei (hasosra, si veda Numeri, X), in Grecia (sàlpinx), presso gli Etruschi e i Romani (tuba). Tali strumenti sono in uso ancora oggi nell'Iran, nelle repubbliche islamiche dell'Asia centrale, in India, Nepal, Tibet, Mongolia, in Cina (ad esempio il la ba, cfr. lo strumento di questa collezione, mv. 1710) e in Giappone. Anche gli Arabi conoscevano questa forma di tromba diritta in metallo (nafir), ma ormai il tipo è estinto presso i popoli arabi. La cameratura di tali strumenti è spesso cilindrica, ma può essere, come quella del corno, conica; il padiglione può avere le forme più diverse. La tromba prescritta da Verdi nell'Aida (1871) è basata su una specie di archeologia musicale: il compositore volle riprodurre la tromba diritta degli Egizi.
La tromba con tubo diritto di metallo fu anche adottata nell'Europa medievale. La variante con tubo corto, documentata già nel secolo VIII, è un'adozione della tuba romana, la forma lunga, conosciuta dal secolo XI, un 'adozione del nafir arabo (cor sarrazinois). Anche qui la cameratura può essere cilindrica o conica, e il padiglione può avere forme svariate.
Più si allunga il tubo della tromba diritta, dunque, più sono ricercate le tonalità gravi, meno maneggevole diventa lo strumento. La prima soluzione di questo problema consisteva nel dare alla tromba la forma di esse con un padiglione. Trombe in forma di esse s'incontrano nell'Europa medievale, nell'Iran del secolo XVI, e sono in uso ancora oggi in India (rana-çringa).
Più facile da maneggiare è la tromba con una risvolta ellittica e con padiglione. Questa è la forma che ebbe il sopravvento in Europa e che è la base della tromba odierna. Anche l'India conosce questa forma, generalmente chiamata tûrya, ma è possibile che questo subcontinente la adottasse dall'Europa.
Le trombe in forma di esse e quelle con una risvolta elittica hanno sempre una cameratura che è cilindrica nelle prime parti, mentre l'ultima parte è conica con un padiglione a sagoma iperbolica. Già nel secolo XVI e nel periodo successivo, sino al 1750, furono fatte a volte trombe con due risvolte ellittiche o in forme diverse. Dopo il 1750 la tromba ha sempre più frequentemente due o anche più risvolte.
La tromba con un tubo in forma di esse, piuttosto frequente nel Medioevo europeo, ebbe il suo apogeo nel trombone, il quale è quindi una forma speciale della tromba, come d'altronde indica il nome.
Le prime trombe a una o più risvolte sono strumenti naturali: con questi sono realizzabili solo gli armonici. Tra il secolo XVI e il 1750 certi suonatori di tromba svilupparono una tecnica estremamente specializzata e straordinariamente virtuosistica. Raggiungevano in primo luogo gli armonici alti – sino al 16°, a volte sino al 20° e 21° – che formano tra di loro una scala in parte diatonica, in parte cromatica, e allora si specializzarono in questi armonici alti. In secondo luogo svilupparono una tecnica per abbassare e rialzare gli armonici con l'imboccatura, creando così la possibilità di correggere gli armonici con intonazione “falsa" (il 7°, 11° 13° e 14°). In terzo luogo svilupparono questa tecnica in maniera tale da poter abbassare gli armonici ancora di più e da poter effettuare delle note fuori della serie degli armonici. Così era praticamente a disposizione dei suonatori e dei compositori una scala cromatica dal 6° sino al 16° armo-eventualmente persino al 20° e 21°. Per tali suonatori virtuosi di tromba sono scritte le parti estremamente difficili che conosciamo soprattutto nei soli nelle opere di Johann Sebastian Bach. Dopo il 1750 andava perdendosi a poco a poco questa tecnica virtuosistica e, con poche eccezioni, la tromba divenne uno strumento da orchestra per eseguire non più parti soliste ma piuttosto parti intermedie. In tale funzione la tromba aveva bisogno della possibilità di realizzare tutti i suoni cromatici senza una tecnica altamente specializzata. Furono inventati vari metodi per cromatizzare la tromba.
La più antica consiste nell'applicazione della coulisse. Per poter cambiare abbastanza rapidamente la tonalità della tromba semplice, furono applicare ritorte anche alla tromba dal 1780 al 1850. Nel primo quarto del secolo XIX furono fatti esperimenti per abbassare gli armonici della tromba tappando il padiglione, come nel corno. Questa tecnica, però, corrompeva talmente il timbro della tromba, che non ebbe successo, Un certo successo ebbe l'applicazione di fori laterali nel tubo, coperti con chiavi chiuse. Una tale tromba a chiavi di Anton Weidinger fu brevettata a Vienna nel 1801, ma questi strumenti esistevano già inforno al 1750. Il concerto in Mib maggiore per tromba e orchestra di Joseph Haydn, all'epoca eseguibile soltanto con una tromba a chiavi, è del 1796. La tromba a chiavi era in uso soprattutto nelle bande sino al 1850, in casi eccezionali sino alla fine del secolo XIX. La tromba di questo tipo poteva essere provvista di tre sino a sei chiavi. La maggior parte di tali trombe ha cinque chiavi, e allora si ha una certa standardizzazione della diteggiatura. Dato che la posizione delle chiavi è puramente empirica, è necessario, nel caso di strumenti con tre, quattro o cinque chiavi, determinare empiricamente con quali chiavi o combinazioni di chiavi sia possibile effettuare una scala diatonica o cromatica.
Il 1852 di questa collezione (scheda 86) è una tromba con quattro chiavi. Abbiamo indicato nella descrizione per lo meno come realizzare la scala di Mib maggiore per due ottave. A volte succede che non esiste una diteggiatura per una determinata nota. In questo caso risulta impossibile suonare il Lab2. La tromba a chiavi non è mai molto brillante, ma ha un timbro tra rozzo e mediocre, ragione per cui lo strumento non poté mantenersi nell'orchestra. Verso il 1815 furono applicate alla tromba con sempre maggior frequenza le valvole. Le trombe moderne, sia nell'orchestra sia nella banda, sono sempre provviste di valvole; hanno meno brillantezza della tromba semplice, ma nemmeno possiedono la rozzezza di certe trombe a chiavi, e comunque possono essere suonate con la tromba a valvola tutte le note cromatiche per due ottave e mezzo.
La tromba apparteneva, secondo l'iscrizione, a un reggimento austriaco di fanteria di stanza a Bologna nel 1822, probabilmente durante l'intervento austriaco per la restaurazione antiliberale in Italia dopo i congressi di Troppau e di Lubiana. Lo strumento passò quindi al Liceo Musicale (n. 39).

Bibliografia Van der Meer J.H.
Strumenti musicali europei del Museo Civico medievale di Bologna
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
p. 81

Altre informazioniIscrizioni

Lingua: tedesco
Tipo di caratteri: corsivo
Tecnica di scrittura: a incisione
Trascrizione: Oesterreich: Kaiser: König: 29ten Lin: Inf: Regmt Capelle. / Bologna 28ten febr. 1822.

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