
ambito europeo
flauto dolce bassetto
n. 1830
Lo strumento subì gravi cambiamenti probabilmente nel XIX secolo. La parte originale, risalente al secolo XVI-XVII, comprende una sezione dell'ingresso, la bocca, il foro p e i fori I-VI. Questa parte è ricavata da un pezzo di acero. La bocca e il labium si trovano dietro, sul piano del foro p. L'ingresso con il blocco ha un taglio trasversale piano all'estremità superiore. In origine c'era una capsula in forma di tronco di cono che fu sostituita con una di legno di conifera, che imita la forma della capsula barocca in forma di calotta con una ghiera d'ottone sul bordo inferiore, e con un'apertura in cima per far entrare una esse d'ottone, ora mancante. Il blocco molto grezzo di conifera non è originale. Inspiegabile è un secondo foro per il pollice sul retro tra i fori III e IV, in nessun caso originale. Un'altra aggiunta è un anello di supporto di ottone in un occhiello verso l'estremità inferiore della parte originale.
In occasione della trasformazione fu tolta la parte inferiore del tubo con la chiave per il mignolo. L'estremità inferiore della parte rimanente fu modellata come tenone. Fu aggiunto un pezzo inferiore di legno di conifera, con una mortasa e una ghiera d'ottone all'estremità superiore. Il nuovo pezzo porta quattro chiavi d'ottone, dall'alto in basso:
1. una chiave chiusa per il mignolo destro; piattino rettangolare e piatto, con guarnizione di cuoio incollata al piattino, il quale è ribadito alla leva; la molla d'ottone è ribadita alla paletta ricurvata; supporto in un rigonfiamento del tubo;
2. una chiave aperta per il mignolo destro; piattino rettangolare e piatto, con guarnizione di cuoio incollata al piattino; la molla d'ottone è ribadita alla paletta ovale; il supporto della leva in un rigonfiamento del tubo, quello del piattino in blocchetti ricavati dal legno;
3. una chiave chiusa per il mignolo sinistro; piattino rettangolare e piatto, con guarnizione di cuoio incollata al piattino, il quale è ribadito alla leva; la molla d'ottone è ribadita alla paletta ricurvata; supporto in un rigonfiamento del tubo;
4. una chiave aperta per il mignolo sinistro; piattino rettangolare e piatto, con guarnizione di cuoio incollata al piattino; la molla d'ottone è ribadita alla paletta ricurva; il supporto della leva in un rigonfiamento del tubo; quello del piattino in blocchetti ricavati dal legno, due blocchetti di questo tipo servono per guidare la leva.
I flauti sono aerofoni in cui il flusso d'aria è diretto contro lo spigolo di un'apertura situata nella parte iniziale del tubo. Esistono nel mondo numerose specie di flauti. In Europa sono da distinguere principalmente – laddove si prescinde da certi flauti di natura etnica o popolare – due tipi: i flauti dolci e quelli traversi.
I flauti dolci hanno un tubo nel cui inizio è inserito un blocco (l'anima) sì che resta libero un canale d'aria tra la superficie superiore del blocco e la parete del tubo. Sotto il canale d'aria si trova nel tubo un'apertura (bocca), il cui orlo inferiore è smussato a spigolo di sopra. L'aria proveniente dal canale d'aria è diretta contro questo labium (labbro) smussato.
Il flauto dolce fu introdotto nell'Europa occidentale nel secolo XI. Proviene in parte dai paesi arabi tramite la penisola iberica – il tipo è ormai obsoleto nella regione di cultura islamica -, in parte da paesi di popolazione slava, dove sino ad oggi i flauti in genere e i flauti dolci in specie rivestono una parte importante nella musica etnica.
Il flauto dolce subì uno sviluppo speciale nell'Europa occidentale. La prima tappa di questa evoluzione si constata nel '500 e nella prima metà del '600. Gli strumenti costruiti in questo periodo appartengono a un tipo cosiddetto rinascimentale. La seconda tappa è situata tra il 1650 e la seconda metà del '700. Gli strumenti costruiti in questo secondo periodo appartengono a un tipo che chiamiamo qui barocco. Dato che è impossibile sfumare la dinamica nel suono del flauto dolce, il tipo principale sparì dalla musica europea nell'epoca dei primi inizi del romanticismo, quindi nella seconda metà del '700.
Rimasero in uso solo certe varianti del flauto dolce nella musica etnica o popolare. Menzioniamo qui il flauto a una mano, generalmente con tre fori per le dita, ancora in uso in Provenza (galoubet), nelle province basche e nella cobla in Catalogna; i vari tipi di flagioletti in uso sino all'Ottocento; i flauti d'accordo soprattutto nella Baviera Superiore.
In italiano per questo tipo di strumento si usa l'espressione flauto dolce, che non corrisponde sempre alla realtà poiché il timbro dello strumento non è sempre molto dolce. Si usa anche l'espressione flauto a becco, una traduzione dal francese che qui evitiamo, perché solo i flauti dolci alti hanno un ingresso del tubo in forma di becco d'uccello. L'unico termine corretto sarebbe "flauto a blocco" (ted. Blockflöte), eventualmente "flauto ad anima" (ted. Kern(spalt)flöte), ma questi termini sono inusitati in italiano.
Ricordiamo che i registri labiali dell'organo sono composti di canne che hanno la stessa costruzione dei flauti dolci e appartengono pure a questa categoria di strumenti. S'intende che nell'organo l'aria non proviene dai polmoni del suonatore, ma da mantici. Dato che in questa collezione non figurano organi, non trattiamo in questa sede le caratteristiche delle canne labiali dell'organo. L'ocarina è un flauto globulare. Tali strumenti in origine non hanno l'imboccatura del flauto dolce, e sono allora varianti del semplice flauto verticale, di cui non parliamo in questa sede. E possibile applicare l'imboccatura del flauto dolce a un flauto globulare a condizione che quest'ultimo sia di terracotta o eventualmente di porcellana. Tali flauti globulari di terracotta o di porcellana con l'imboccatura del flauto dolce possono opportunamente essere inseriti nella categoria dei flauti dolci, alla quale appartiene dunque anche l'ocarina.
I flauti dolci del '500 e della prima metà del '600 hanno normalmente un tubo ricavato da un unico pezzo di legno, escluse la capsula e la fontanella. Quando il costruttore non aveva a disposizione un pezzo di legno abbastanza grande per ricavarne uno strumento intero, i bassi e i contrabbassi potevano essere composti di due o addirittura tre pezzi, ma allora le divisioni tra i pezzi si trovano intorno alla chiave per il mignolo (si veda sotto) e/o all'inizio del piede. Queste divisioni differiscono da quelle dei flauti dolci del tipo barocco.
La cameratura è generalmente conica inversa, ma può allargarsi nella prima e nell'ultima parte del tubo. Ci sono sempre sei fori davanti (I-VI) e un foro – quello più alto – sul retro per il pollice (p). Sotto i sei fori anteriori c'è un settimo foro, a cui torniamo.
Il fenomeno che si evidenzia in questo periodo è che tutti gli strumenti musicali – anche i flauti dolci – sono costruiti in varie misure con fondamentali che variano dall'alto in basso, che poi formano una famiglia. All'inizio del '500 sono noti tre membri della famiglia dei flauti dolci, all'inizio del '600 si sale per lo meno a sette. Semplificando un poco, si può constatare che nel 1619 Michael Praetorius, a prescindere dal gar klein Plockflötlein (flauto dolce piccolissimo) uno strumemo identico al galoubet francese, cita i membri seguenti:
Exilent (sopranino) con fondamentale Sol4
Diskant (soprano) con fondamentale Do4 o Re4
Alt (contralto) con fondamentale Sol3
Tenor (tenore) con fondamentale Do3
Bassett (bassetto) con fondamentale Fa2
Bass (basso) con fondamentale Sib1
Grossbass (contrabbasso) con fondamentale Fa1
Le misure variano tra poco più di 20 cm (sopranino) e poco meno di 200 cm (contrabbasso).
Nei membri più piccoli della famiglia – sopranini, soprani, contralti e a volte tenori – l'ingresso del tubo ha la forma d'un becco di uccello. I contrabbassi, bassi, bassetti e a volte i tenori hanno un ingresso con un taglio trasversale piano, coperto da una capsula (cappelletto) in forma di tronco di cono. Nei tenori e nei bassetti questa ha un'apertura rettangolare laterale, mentre nei bassi e contrabbassi più lunghi la capsula ha un'apertura rotonda in cima, dove entra un esse di ottone.
Come s'è già detto, sotto i sei fori anteriori (I-VI) c'è un settimo foro per il mignolo (m). Questo dito, essendo più corto degli altri, non raggiungerebbe il foro nei tenori, contralti e a volte anche nei soprani, se il foro si trovasse al centro in linea coi fori I-VI. Per questa ragione il foro per il mignolo viene spostato verso la destra o la sinistra del tubo. Come s'è già spiegato, sino alla seconda metà del '700 i musicisti non suonavano sempre – come oggi – con la mano sinistra sopra e quella destra sotto, ma talvolta anche in posizione inversa. Perciò, era necessario provvedere un foro per il mignolo destro e uno per quello sinistro. Infatti, i flauti dolci tenori, contralti e a volte anche quelli soprani hanno due fori per il mignolo, uno a destra e uno a sinistra. Il foro che non era usato veniva tappato con cera.
(continua in OSS)
Bibliografia
Esposizione internazionale
Esposizione internazionale di musica in Bologna 1888. Catalogo ufficiale
Parma
1888
p. 58
Bibliografia
Van der Meer J.H.
Strumenti musicali europei del Museo Civico medievale di Bologna
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
pp. 33-34
Tipologia: marchio
Posizione: sotto la bocca
Descrizione: due orecchi di lepre