
Durante la sua vita Mario Schifano ebbe la possibilità di approcciarsi e di trarre spunto da vari movimenti artistici: nel corso della sua infanzia in primo luogo si avvicinò, grazie al lavoro del padre, all'Arte Informale e successivamente, nel 1962, compiendo un viaggio nella Grande Mela, si interessò al movimento capitanato da Andy Warhole e Roy Lichtenstein, ovvero la Pop Art.
La Pop Art, infatti, si sviluppò nel XX sec. prima in Gran Bretagna e successivamente, intorno agli anni '50, negli USA. Con Pop Art si intende la popular art, non come arte del popolo o per il popolo, ma come "arte di massa", che esprime il popolo come massa senza dargli un volto.
La popular art intende rappresentare la realtà, ponendo particolare attenzione agli oggetti, ai miti, al linguaggio della società e dei consumi: infatti il suo scopo è criticare il consumismo e guardare all'esterno, quindi alla società, ciò viene definito "folkore urbano". Principalmente essa riprende il movimento dadaista e la sua ironia. Gli oggetti utilizzati per la resa di quest'arte sono i collage, il cinema, le fotografie, i video e in certi casi anche la musica. Dunque lo scopo della Pop Art è il creare una nuova espressione figurativa recuperando le avanguardie del primo '900.
In Italia negli anni Sessanta la Pop Art iniziò a prevalere sotto un altro nome, ovvero "giovane scuola romana", e per l'appunto il suo maggiore esponente fu Mario Schifano con al suo fianco Tano Festa e Mimmo Rotella. La differenza più significativa rispetto alla Pop Art statunitense fu che quest'ultimi ripresero immagini e stilemi della cultura di massa per realizzare un'arte perlopiù politica, quindi un'arte critica nei confronti dell'attualità.
L’arrivo degli anni Ottanta coincide con l’amore, la pittura ritrovata e la sua grande svolta: la realizzazione del pittore in tutta la sua umanità ed è questo il bagaglio artistico-culturale che portò Schifano a realizzare "il Treno", basandosi perciò sulla Pop Art e su ricordi del Post-impressionismo. Quest'ultima corrente è caratterizzata da una forte libertà e certezza nell'utilizzo del colore, dalla solidità delle immagini e dalla sicurezza del contorno, proprietà che si possono riscontrare anche nell'opera di Schifano.
"Il Treno" è una rappresentazione figurativa di un paesaggio collinare, con un treno che passa e che toglie qualsiasi linea prospettica, infatti è un'opera paratattica (senza prospettiva), poiché le linee del treno e delle rotaie sbarrano la profondità.
Le pennellate aggiunte dall'artista sull'opera hanno un andamento dinamico, fluido e marcato; proprio per questo motivo la superficie risulta variata e i colori contrastanti, realistici e freddi che tendono a sovrapporsi.