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San Rocco

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Via Borgo Parmigianino, 2 – Parma (PR)

ambito emiliano-toscano

scultura

marmo bianco di Carrara/ scultura
cm
78(a)
sec. XVII (1647 – 1647)

Il santo è rappresentato secondo l’iconografia di tradizione. Rispetta una tipologia che ha radici nell’arte di devozione. Si porta la mano destra al petto in atteggiamento di dedizione e di sacrificio, mentre con la sinistra accenna al bubbone della peste dalla quale era stato miracolosamente guarito per intervento divino. Il sanrocchino gli copre le spalle e il cane fedele che lo ha assistito nella malattia e nel dolore, recandogli il tozzo di pane.

San Rocco reca sul piedistallo la data alla quale risale la dedica da parte dei donatori, i fratelli De Beroli o Beroli, Giovanni e Donnino.
Questa statua pare possa ricollegarsi all’opera di un artefice del quale conosciamo un esemplare di San Rocco nella chiesa di San Giovanni Battista a Compiano (Parma), quarta cappella a sinistra. In quel caso l’iconografia è più rispettosa della tradizione: il santo infatti è raffigurato secondo un’immagine aderente alla consuetudine “jacopea”, con il cappello a grande tesa e il bordone del pellegrino.
Benché la foggia del mantello sia diversa, analoghe sono le forme nelle quali viene trattato il panneggio, con qualche morbidezza in più nell’esemplare parmense.
L’identità del materiale, l’iconografia e lo stile in evoluzione possono confermare le datazioni rispettive, al 1638 quella supponibile (Cirillo-Godi, 1986, p. 127) per la statua di Compiano, il 1647 certo per l’esemplare della Stuard. Che possa trattarsi di lapicidi attivi nelle aree appenniniche tosco-liguri ed emiliane lo attesta — parere Francesco Baroncelli, cfr. campo BIB — anche una statua raffigurante la Madonna col Bambino, con qualche rara influenza dall’ambiente genovese del Pujet e del Parodi, conservata nella chiesa di San Pietro di Groppo, nell’Appennino parmense.
Gli anni in ogni caso riportano il ricordo delle pestilenze, del XVII secolo, che nelle valli appenniniche poterono mietere vittime e suscitare rinnovati sentimenti di devozione e di gratitudine nei confronti dei santi invocati quali tradizionali protettori contro la peste.
La statua venne prestata alla parrocchia di San Vitale, dove doveva a rimanere sino alla restituzione alla Pinacoteca Stuard.

Bibliografia Barocelli F. (a cura di)
La Pinacoteca Stuard di Parma. Gli ambienti storici, le sculture, le incisioni, gli arredi
Milano
Mazzotta
2005
pp. 41, 165-166

Altre informazioniIscrizioni

Lingua: latino
Tipo di caratteri: maiuscolo
Tecnica di scrittura: a incisione
Trascrizione: 1647 / IO [HANN]ES ET DONIS[U]S AMBO / DE BEROLI FIERI FECERE

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