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Putti con satiro e una ninfa

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Via Borgo Parmigianino, 2 – Parma (PR)

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
115(a) 72(la)
sec. XVII (1681 – 1695)

Il dipinto fa parte di una serie di ovali raffiguranti giochi di putti, satiri e ninfe.

Francesco Monti nasce a Brescia nel 1646. Fu sicuramente allievo di Jacques Courtois detto il Borgognone. La più antica notizia che lo riguarda risale al 1670, quando l’artista appose il suo nome sul tamburo della cupola nella chiesa piacentina di S. Maria di Campagna, a testimonianza di una visita agli affreschi del Pordenone colà realizzati. L’iscrizione indica che il pittore, all’epoca, già gravitava nella corte farnesiana. Entrò stabilmente al servizio dei Farnese, con uno stipendio mensile, nel 1681, come si ricava da una carta d’archivio datata 1695, in cui è registrata la risoluzione del suo rapporto con i duchi di Parma e Piacenza. Un documento del 1722, legato alla richiesta da parte degli eredi del saldo del lavoro, attesta che nello stesso 1681 l’artista ricevette dai Farnese l’incarico di dipingere tre Trionfi, oggi non rintracciati, in occasione dell’ingresso delle monache benedettine nel nuovo monastero fatto erigere a Piacenza in quell’anno da Ranuccio II. A lungo si è ritenuto di poter assegnare a Monti un dipinto dei Musei civici di Piacenza, la cosiddetta Processione davanti alla chiesa delle benedettine di Piacenza, credendo che fosse stato eseguito nella stessa circostanza, finché non si è dimostrato per via documentaria (Cirillo – Godi, 1993), che l’opera, in realtà La comunità di Parma offre le chiavi della città a Carlo di Borbone, fu realizzata nel 1733 da Ilario Mercanti detto lo Spolverini, allievo di Monti.
Del 1691 è un inventario dei dipinti del palazzo Farnese di Piacenza in cui si fa menzione, senza nominarne l’autore, di una serie di tele (ora tutte a Piacenza, Musei di Palazzo Farnese) che la critica ha in larga parte attribuito a Monti, non disponendo però di elementi stilistici di paragone del tutto sicuri, né di precise coordinate temporali, eccetto il terminus ante quem. Si tratta di tre ovali a monocromo con funzione di paracamino, raffiguranti Scontri di cavalieri, che provengono dall’appartamento stuccato al pianterreno del palazzo; di quattro tele, sviluppate in verticale, che hanno per protagonista un Cavaliere, forse in origine poste tra le finestre nella sala delle Guardie; del dipinto con Artiglieri che combattono. A queste opere vanno aggiunti quattro Scontri di cavalieri, di cui si ignora la collocazione originaria (Arisi, 1975, nn. 19-21, 33). C’è infine un ulteriore Scontro di cavalieri (ibid., n. 22), la cui autografia è maggiormente dibattuta, oscillando tra Monti e Spolverini.
Un altro inventario Farnese, concernente i quadri dell’appartamento della principessa Maria Maddalena in palazzo del Giardino a Parma e stilato nel 1693, comprendeva un nucleo piuttosto cospicuo di dipinti di Monti:Ritrovamento di Mosè, Incontro di Jefte con la figlia e Sacrificio di Jefte e un Ratto di Elena. Nessuno dei dipinti menzionati, tuttavia, è stato individuato con certezza. F. Arisi (1993, p. 201 ha segnalato la presenza di alcuni altri dipinti raffiguranti il Rapimento di Europa, il rapimento di Proserpina, e il rapimento di Deianira, in collezioni private piacentine e da lui assegnati all’artista.
Sulla base delle indicazioni relative alla produzione di Marine di Monti si è cercato di ascrivergli alcune delle Burrasche conservate nei Musei di Palazzo Farnese di Piacenza ed eseguite nello stile del Tempesta che Monti conosceva personalmente. Nessun argomento decisivo, a ogni modo, è stato portato a sostegno delle ipotesi attributive.
Il 9 settembre 1701 Monti ricevette 2000 lire dal principe Meli Lupi di Soragna come pagamento per sei dipinti. Tali lavori sono identificati di solito, verosimilmente, con gli ovali raffiguranti la Famiglia del pastore, il Paesaggio con contadini, Uomini alla fontana, la Caccia al cervo, il Fulmine e l’Agguato di briganti, ancora presenti nella collezione (Arisi, 1975, figg. 42-48).
Le tele, elaborate secondo una maniera assimilabile a quella dei Paesaggi del Tempesta, ma anche di Salvator Rosa, sono caratterizzate dalla rappresentazione di figure di dimensioni ridotte, eseguite con tocco impressionistico entro ampie vedute paesistiche.
Nella collezione dei Meli Lupi erano presenti anche un altro Agguato di briganti di formato rettangolare e una Battaglia tra Cristiani e Turchi(Sestieri opportunamente assegnati a Monti per prossimità di stile con gli ovali della raccolta. Quest’ultima, in particolare, per l’attendibilità attributiva (due cavalli, per esempio, sono molto simili a quelli dei citati ovali), rappresenta un paragone degno di interesse per ogni tentativo di catalogazione della sua produzione di battaglie. Mostra, infatti, alcune soluzioni rilevabili in diverse altre tele di identico soggetto raggruppate attorno al nome di Monti, ancorché non esclusive del pittore, come la composizione con il maggiore addensamento di figure su uno dei lati del campo visivo, gli schemi delle pose di lotta e la resa dei fumi e delle polveri del combattimento.
Il corpus delle Battaglie costituisce un problema filologico complicato, sia dal punto di vista attributivo sia sotto il profilo delle cronologie. La rarità di opere riconducibili al pittore con sicurezza o con buona approssimazione per via documentaria ha generato un catalogo molto elastico, d'altra parte l’artista dovette organizzare una produzione quasi seriale per soddisfare le richieste che gli venivano da collezionisti di ogni parte d’Italia oltre che dai Farnese (27 Battaglie si trovavano nel solo appartamento della principessa Isabella, già menzionato). Sei tele, per esempio, facevano parte delle raccolte del principe Ferdinando de’ Medici. Monti morì, probabilmente a Piacenza, nel 1703.

Altre opere in Pinacoteca Stuard (275)
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