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Giuditta e Oloferne

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Via Borgo Parmigianino, 2 – Parma (PR)

Fontana Lavinia

1552/ 1614

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
210(a) 170(la)
sec. XVI (1590 – 1599)

Grande dipinto ad olio raffigurante Giuditta nell'atto di infilare la testa di Oloferne nel sacco retto dalla sua ancella.

L'attribuzione del dipinto a Lavinia Fontana è stata proposta da Cirillo e Godi nel 1987. Precedentemente l'attribuzione oscillava tra l'area cremonese e quella bnolognese di Giulio Cesare Procaccini (Longhi verbalmente suggeriva Camillo). Nell'inventario Borghesi veniva citato come: " Una Giuditta, che ripone la testa di Oloferne alla sua Ancella, quadro grande moltissimo danneggiato di scuola Cremonese senza cornice". La più recente attribuzione a Lavinia pare la più autorevole e sostanzialmente accettata dalla critica successiva. La datazione dovrebbe essere circoscritta all'ultimo decennio del XVI secolo, in virtù dei legami con la Venere e cupido del Museo di Rouen e con il ritratto di Costanza Alidosi di Palazzo Isolani a Minerbio. Sorge poi spontaneo il confronto con due dipinti di identico soggetto: uno all'Istituto di San Pellegrino, l'altro nel Museo Davia Bargellini di Bologna. I due dipinti sono di minore respiro e di inferiore impegno scenico, ma sono utili a confermare l'attribuzione del nostro dipinto. La Giuditta parrebbe sembrare un autoritratto della pittrice se messa al confronto con l'Autoritratto dell'Accademia di San Luca di Roma.

Bibliografia Barocelli F. (a cura di)
La Pinacoteca Stuard di Parma
Milano
Electa
1996
pp. 56-57

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