
1899/ 1992
disegno
n. Maceo Casadei, n. 38
Acquerello su carta marrone chiara che mostra un fante infreddolito accovacciato e coperto dalla mantella, in attesa del cambio di sentinella. Sul fronte l'opera non è firmata nè datata e non riporta il titolo.
Acquerello realizzato nel 1917 dal pittore forlivese Maceo Casadei, con una struggente immagine di un fante che, ormai stremato dalla stanchezza e dal freddo, attende il cambio di sentinella sul Monte Trappola. L'altura (1.865 m), ripido cono di roccia appoggiato al versante meridionale del monte Corno Battisti (Vallarsa, Trentino meridionale), venne conquistata nell’estate del 1916 dal battaglione alpini “Vicenza”, rimanendo uno dei baluardi difensivi dell’esercito italiano per il resto della prima guerra mondiale. Come attestano la dedica e la didascalia autografe poste sul retro, l'acquerello fu donato alla sezione forlivese dell'Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra il 20 dicembre 1966 dal geometra Arturo Righini, che nel 1971 cederà anche alla Pinacoteca di Forlì la sua preziosa collezione di opere di Giorgio Morandi.
Maceo Casadei (1899-1992) nacque a Forlì in una famiglia di modeste condizioni economiche che nel 1912 decise di emigrare a Lione; in Francia Maceo proseguì la propria formazione artistica, già iniziata in Romagna come allievo del pittore concittadino Giovanni Marchini. Tornò in Italia nel 1917, quando, appena diciottenne, fu chiamato alle armi: Maceo infatti faceva parte della classe dei “ragazzi del ‘99” che, nonostante la giovane età, fu arruolata per colmare i vuoti di combattenti creati nelle divisioni italiane dalla terribile disfatta di Caporetto. Venne quindi inviato a combattere come soldato nella 211 Compagnia mitraglieri Fiat, che operava in Trentino. L'esperienza drammatica della guerra e la logorante vita di trincea non portò però per il giovane artista alla rinuncia all'arte: molteplici sono infatti i dipinti e disegni realizzati al fronte tra il 1917 e il 1918, che raccontano dei luoghi e dei veri protagonisti della Grande Guerra, ossia i poveri soldati sepolti nelle trincee. I lavori di questa breve stagione, poco noti (non compaiono neanche nel catalogo "generale" delle opere di Maceo edito nel 2008), sono sparsi in varie collezioni e musei, tra cui un nucleo consistente fu donato dall’artista alla sezione forlivese dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra, a cui appartiene anche l’opera in esame. L’esperienza della guerra fu per Maceo fortissima, rinsaldando nel suo animo quei sentimenti patriottici di ascendenza risorgimentale che gli erano stati inculcati dalla famiglia: lo stesso nome “Maceo” del resto fu scelto dai genitori in onore del generale Antonio Maceo, rivoluzionario cubano che combattè fino alla morte contro i monarchici spagnoli per l'indipendenza del proprio popolo. A differenza di quanto avverrà durante gli scontri della seconda guerra mondiale, ai quali Maceo prenderà parte come fotoreporter e pittore inviato dall'Istituto Nazionale Luce, per la partecipazione alla Grande Guerra manca tuttavia la cronaca scritta dall'artista: sono infatti andate perse le numerose lettere che l'artista scrisse dal fronte alla sorella, che avrebbero sicuramente arricchito ancor più la testimonianza artistica del pittore forlivese.
Bibliografia
Viroli G.
Maceo Casadei (1899-1992)
Venezia
Marsilio
2001
p. 19