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Ritratto del fratello Massimiliano Malatesta

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Malatesta Adeodato

1806/ 1891

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
75(a) 53(la)
sec. XIX (1865 – 1865)

n. 496

Il dipinto, particolarmente apprezzato dal pittore Stefano Ussi che lo stimò tra le cinquemila e le seimila lire, venne acquistato con delibera del 9 marzo 1898 presso un privato su intercessione di Filippo Malatesta, rispettivamente figlio del pittore e nipote dell’effigiato. Per l’acquisto si ricorse ai fondi del Premio Poletti a favore dell’omonima Galleria del Museo Civico con l’intento di formare, insieme alle altre opere dell’artista, «una sala Malatestiana, omaggio alla memoria di chi colle opere innumerevoli diede lustro alla città natale ». In mancanza di una data certa di esecuzione
si è ricorsi alle considerazioni sull’età matura dimostrata dall’effigiato portando Asioli ad assegnarlo al 1853 circa, mentre Claudio Poppi lo colloca intorno al 1860. Considerando che Massimiliano Malatesta nacque il 20 febbraio del 1818 sembra opportuno avanzare la datazione verso
la seconda metà degli anni Sessanta. A sostegno delle data proposta interviene il confronto con il Ritratto del fratello Ercole Malatesta, datato
1869, nel quale si ravvisano caratteri stilistici affini, soprattutto nel volto in cui si evidenzia un’analoga pasta cromatica densa che rende vibrante la superficie pittorica. Hugues (1893) nella sua analisi del dipinto notava come in esso Malatesta avesse ultimato la testa e il bavero, lasciando allo
stadio di abbozzo il resto del dipinto. Il restauro dell’opera ha confermato questo dato individuando le importanti ridipinture presenti sullo sfondo nel quale si nota la porzione di una sedia, assente nella foto d’epoca scattata in occasione della mostra malatestiana del 1886 in cui il dipinto venne esposto come opera di proprietà dell’artista. Nonostante le ridipinture, il ritratto rimane tra le prove più intense del pittore sia per l’intensità e la partecipazione affettiva che vi traspaiono, sia per la scioltezza stilistica e la delicatezza dei passaggi chiaroscurali che contrassegnano il volto, al quale fanno da contrappunto il colletto bianco e il bavero rosso. Di professione pittore, Massimiliano non ebbe il successo del fratello maggiore e con ogni probabilità lo affiancò come aiuto in bottega. L’opera inoltre fu esposta alla mostra del Centenario verdiano organizzata a Parma nel 1913 e alle Mostre Tassoniane del 1935 a Modena

Bibliografia Fiorini T./ Piccinini F./ Rivi L.
Museo Civico d’Arte. Dipinti dell’Ottocento e del Novecento
Bologna
Bulzoni
2013
204

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