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Natività

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Piazza A. Fratti, 4 – Forlimpopoli (FC)

Palmezzano Marco

1455-1463/ 1539

predella

tavola/ pittura a tempera
cm
22(a) 55(la)
sec. XVI (1500 – 1549)

Nella scena di natività, Gesù giace ignudo, semidisteso sul lembo del mantello di Maria, con il dorso e la testa appoggiati sopra un manipolo di spighe di grano. Alle sue spalle, da un'apertura sopra la mangiatoia, sporgono le teste del bue e dell'asino. La testa del bue presenta, fra le corna, una fune intrecciata a forma di 8. Ai lati del Bambino stanno, sulla destra la Madonna, in ginocchio e con il palmo delle mani giunte in atto di preghiera; sulla sinistra San Giuseppe seduto sul basto dell'asino con le mani sovrapposte e appoggiate sul bastone dalla tradizionale impugnatura 'a tau'. Dalla capanna si diparte un sentiero che si dipana tortuoso fino a scomparire entro un luogo boscoso. Sullo sfondo si apre un ampio e luminoso paesaggio collinare.

La scena di natività della predella dei Servi rimanda a un immediato confronto con due tavole, di analoghe dimensioni, raffiguranti la medesima scena di presepe; si tratta, nella fattispecie, della tavoletta Albicini (cm 32×62), oggi in collezione privata a Forlì, facente parte della predella dell'ancona d'altare con pala raffigurante la "Madonna col Bambino in trono fra i santi Pietro, Francesco d'Assisi, Antonio Abate e Paolo e un angelo musicante" eseguita dal Palmezzano nel 1513 per la chiesa di Pergola (Comune di Faenza): la composizione presenta la variante dei due pastori che accorrono ad adorare il Bambino; e della tavoletta (cm 33,5 x 66) conservata, dal 1829, presso la Pinacoteca comunale di Ravenna, proveniente dal soppresso Museo camaldolese di Classe e cronologicamente ascrivibile a un periodo compreso fra il 1500 e il 1513. Le tre tavolette denotano, peraltro, anche una stretta analogia con tavole di maggiori dimensioni e quindi di una maggiore complessità narrativa: con quella custodita nella Pinacoteca comunale di Forlì, qui giunta tramite il lascito di Carlo Piancastelli e da identificare con la tavola già in collezione Grimaldi di Treia (Macerata), presumibilmente destinata a una devozione privata; con la tavola con l'"Adorazione dei pastori" custodita alla Pinacoteca nazionale di Brera e datata 1520; infine, con la "Natività" (firmata e datata 1530 dallo stesso Palmezzano) oggi conservata presso il Museo di Grenoble. Un tema, quello della natività, molto caro all'artista forlivese e più volte replicato anche in altre tavolette oggi disperse sul mercato antiquario. La scena si rifà a uno schema iconografico attestato nel Palmezzano per la prima volta nel 1530 nella lunetta della pala della chiesa di San Francesco a Castrocaro; o, meglio, come ben evidenziava il Grigioni, la natività di Castrocaro rappresenta il primo saggio di tale soggetto a noi pervenuto, essendo andato perduto – da un punto di vista cronologico – il primo, di otto anni precedente (1492 ca.), afferente alla pala con la "Madonna col Bambino in trono fra San Giovanni Battista e Santa Margherita" eseguita per la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Dozza. La tavoletta di Forlimpopoli presenta alcune analogie con le opere citate: la rappresentazione del Gesù Bambino con il dorso e la testa adagiati su un lembo del mantello della Vergine e su un cuscino di spighe (ripresa dalla cultura romano-umbra: da Antoniazzo Romano nella "Natività" già Barberini, e dal Pinturicchio negli affreschi di Santa Maria del Popolo del 1489-90), si ripete a tal punto da considerarsi quasi una 'sigla' del pittore; lo stesso si può dire anche della rappresentazione della fune intrecciata a motivo di 8 intorno alle corna del bue. La stessa rappresentazione della Vergine, inginocchiata, senza velo e con i capelli sciolti, che caratterizza le tre tavolette (Forlì, Forlimpopoli e Ravenna) e che connoterà tante altre raffigurazioni mariane del pittore forlivese, rimanda al racconto di Santa Brigida di Svezia che visitò Betlemme nel 1370 e descrisse nelle "Rivelazioni" la sua visione della Madonna. Ma, analogamente alla tavola con la rappresentazione della "Fuga in Egitto", il paesaggio di fondo, ampio e luminoso, dalle sfumature morbide e opalescenti, costituisce l'elemento più interessante e meglio riuscito dell'intera composizione. Se si vuole accettare la datazione del 1533 per la piccola tavola forlimpopolese (coeva, quindi, all'esecuzione della pala dell'"Annunciazione"), la lezione veneta e le reminiscenze degli elementi umbri e umbro-romani, può qui ritenersi ampiamente acquisita dal Palmezzano, anzi ne costituisce una "eco oramai affievolita" (Viroli 1991).

Bibliografia Grigioni C.
Marco Palmezzano pittore forlivese nella vita nelle opere nell’arte
Faenza
1956

Bibliografia Papini R.
Catalogo della Mostra delle opere del Palmezzano in Romagna
Faenza
1957

Bibliografia Piraccini O.
Le pitture di Forlimpopoli
Studi Romagnoli
1974
pp. 145-167
pp. 159-161

Bibliografia Viroli G.
Pittura del Cinquecento a Forlì
Forlì
Cassa di Risparmio
1991
pp. 53-54

Bibliografia Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
p. 30

Bibliografia Tramonti U.
Marco Palmezzano. Itinerari nelle Romagne. Guida storico-artistica
Cinisello Balsamo
Silvana Editoriale
2006
pp. 62-63

Bibliografia Tramonti U.
Marco Palmezzano. Itinerari nelle Romagne. Guida storico-artistica
Cinisello Balsamo
Silvana Editoriale
2006
pp. 62-63

Bibliografia Ceroni N. (a cura di)
Pinacoteca Comunale di Ravenna. Museo d’Arte della Città. La collezione Antica
Ravenna
Longo
2001
pp. 50-51

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