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testa di giovane

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Gandolfi Ubaldo

1728/ 1781

ambito bolognese

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
40(a) 31(la)
sec. XVIII (1745 – 1781)

n. Ser. 6

Primo piano di un giovane con lo sguardo rivolto verso l'alto e la testa ruotata di tre quarti.

Questo garbato dipinto si inscrive nel genere della "testa di carattere", rilanciato dai Gandolfi come esercizio diretto sul vero, svincolato cioè da un utilizzo immediato. La pratica dello studio dal vero di volti e di espressioni era stata esperita dai Carracci che, nel loro progetto di sistematico avvicinamento al reale, l'avevano attuata tanto attraverso il disegno quanto attraverso la pittura, magari nell'accezione più diretta e immedia dell'olio su carta. Già ripresa sul finire del Seicento, in chiave apertamente neo-carraccesca, da artisti come Pasinelli, Burrini, Canuti e Crespi, tale uso, nato ad esclusivi fini di esercitazione, sarebbe ben presto assurto alla dignità di vero e proprio genere autonomo, ricercato da amatori e collezionisti, pronti a cogliervi il primo manifestarsi della genialità creativa dell'artista.
Per quanto riguarda Bologna, sono i Gandolfi a fare di questa produzione, che non va assolutamente confusa con il "ritratto" tout-court, una palestra per sperimentazioni continuamente variate, nel tentativo di cogliere le infinite attitudini ed espressioni del volto umano. Profondamente solidali, ma diversi nell'indole e nel temperamento, entrambi i fratelli Gandolfi vi si dedicarono, conseguendo esiti molto diversi: sempre umanamente coinvolti quelli di Ubaldo, compiaciuti nell'esibizione di franche attitudini pittoriche quelli di Gaetano. L'espressione fidente e la mano portata al petto di questo giovane barbato possono far pensare a uno studio per la testa di un santo, da inserire entro una più vasta composizione. Il dipinto nasce invece come esercizio autonomo, dove il gesto patetico serve soltanto ad aggettivare un semplice studio di attitudine. Difficile risulta peraltro proporre una datazione per un dipinto che presenta i caratteri meglio riconoscibili e più ricorrenti del Gandolfi maggiore: non sarà arduo comunque inserirlo nell'affascinante galleria proposta da Prisco Bagni, tutta connotata da un'identica tensione comunicativa, oltre che assolutamente compatta dal punto di vista stilistico.

Bibliografia Benati D.
Tesori ritrovati. La pittura del ducato estense nel collezionismo privato.
Milano
1998
174-175

Bibliografia Piccinini F./ Stefani C. (a cura di)
La donazione Sernicoli. Dipinti e argenti
Ferrara
Edisai
2009

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