
1648/ 1729
ambito bolognese
dipinto
n. Ser. 17
Sulla sinistra della tela Armida solleva il pugnale puntandolo verso Rinaldo che è sdraiato a terra e immarso nel sonno. A osservare l'azione, in secondo piano, vi sono due fanciulle nude. Quattro piccoli putti alati completano la scena.
L'episodio raffigurato è tratto dal XIV libro della Gerusalemme liberata (65-66) e vede la maga Armida decisa a uccidere Rinaldo, che avrebbe dovuto sconfiggere per conto dei Musulmani e di cui si era invece innamorata. Franceschini coglie il momento in cui la donna "in lui fissò lo sguardo e vide / come placido in vista egli respira, [ … ] pria s'arresta sospesa [ … ] e placar sente ogn'ira / mentre il risguarda". La presenza di numerosi putti, non indicata nel testo tassiano, serve al pittore a esplicitare i sentimenti discordanti che la maga prova nei confronti dell'eroe cristiano. Il pittore bolognese aveve già trattato questo soggetto in un dipinto eseguito nel 1707 per l'abate Tanorelli di Genova, che, insieme al péndant raffigurante Erminia tra i pastori, si conserva ora nell'Accademia Albertina di Torino. Il quadro in esame dovrebbe invece identificarsi, a parere di Miller, con una seconda versione per la quale, stando al Libro di conti tenuto dallo stesso Franceschini (Bologna, Biblioteca Comunale, ms. B 4067, c. 89), nel maggio nel 1709 l'artista compensava il suo collaboratore Luigi Quaini "per avermi finito un paese della favola d'Armida che vuole uccider Rinaldo". Entrambi i dipinti furono preceduti da un disegno di cui parla lo stesso artista in una lettera del febbraio 1705 al pittore veronese Alessandro Marchesini: "disegnai tempo fa un pensiero che per anche non ho dipinto, et è Annida che vuoI uccidere Rinaldo dormiente, con amori e femine in vago paese, ma essendovi otto o nove figure, non potrei ne men farlo per sessanta doppie". Tale disegno si conserva ora nella Fondazione Cini di Venezia, ed è possibile verificare che, benché eseguito più tardi, il presente esemplare gli è più fedele: vi compare infatti l'amoriino che invita al silenzio dietro Rinaldo, presente in questa tela e non in quella di Torino. La collaborazione con Quaini, peraltro consueta nei dipinti di questi anni, trova dunque nella tela in esame un sicuro termine di riferimento: se, pur rispettando il disegno del maestro nella distribuzione delle masse arboree, egli si concede varianti personali, in ordine alla sua conclamata abilità di paesaggista, va tuttavia detto che il dipinto finale rispecchia in toto le intenzioni di Franceschini. Pittore di elette doti, certo il più grande uscito dalla bottega di Cignani, il pittore bolognese si trova in perfetta sintonia con temi come questo, che ne esaltano la capacità di cogliere le sfumature sentimentali del racconto e nello tempo di esibire una sofisticata eleganza, di segno inequivocabilmente classicista. A tale proposito Miller notava una certa convergenza di risultati con Donato Creti, da leggere nell'integro sigillo formale da entrambi a queste date conferito alle figure.
Bibliografia
Milller D. C.
Marcantonio Franceschini
Torino
2001
264-265
Bibliografia
Milller D. C.
Marcantonio Franceschini and the Liechtenstein
Cambridge
1991
18
Bibliografia
Piccinini F./ Stefani C. (a cura di)
La donazione Sernicoli. Dipinti e argenti
Ferrara
Edisai
2009