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Giuseppe Mazzini

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piazza A. Saffi, 1 – Forlì (FC)

busto

marmo/ scultura
sec. XIX (1890 – 1890)

Al centro di una lapide con cornice è posta una mensola su cui poggia il busto in marmo scolpito che ritrae Giuseppe Mazzini.

L’atrio d’ingresso del Municipio di Forlì, nel gioco architettonico rappresentato dall’androne sulla piazza e dallo scalone d’accesso al primo piano, rappresenta un fulcro di grande concentrazione della simbologia patriottica, su base risorgimentale e repubblicana, della Città romagnola. Il percorso è frutto di una stratificazione della memoria che iniziò con le lapidi degli anni postunitari e raggiunse l’assetto portante con la collocazione dei busti di Garibaldi (1884) e Mazzini (1890), uno di fronte all’altro. Tutte le testimonianze apposte negli anni successivi si sono inserite infatti in un contesto ormai consolidato attorno alle immagini dei due padri della nazione.
Nomi e vicende corrono come in un’antologia che parte dalle primissime epigrafi: quella del 1863 dedicata a Francesco Nullo (murata a breve distanza di tempo dalla morte del garibaldino bergamasco accorso in Polonia per contribuire all’insurrezione contro la Russia) e quella del 1869 con i nomi di quattro forlivesi caduti nella battaglia di Mentana di due anni prima, fra i quali Achille Cantoni. Si trattava di lapidi dai contenuti ‘avanzati’ e provocatori per l’Italia imbrigliata dalla gerarchia sabauda di quei tempi. Proprio questo spirito militante rappresenta il dato distintivo del luogo: non v’è alcun omaggio al Re; nessun indugio alla retorica fine a sè stessa. Fanno eccezione, comunque non in modo incoerente nel contesto, la presenza ‘standardizzata’ del proclama della vittoria della Prima guerra mondiale posizionata sotto il busto di Garibaldi e una targa per i soldati morti in Africa, a Dogali e ad Adua, che si limita al mero aspetto commemorativo. Da notare la grande lapide in onore dei «Forlivesi caduti combattendo per la redenzione dell’Italia» che include guerre e battaglie secondo la prospettiva propria del mondo distante dalla monarchia, affiancando alle tre Guerre d’indipendenza e alla spedizione dei Mille, anche l’esperienza della Repubblica Romana del 1849 e la battaglia di Mentana del 1867. Fra i nomi scolpiti nel marmo a «imperitura memoria» (con collocazioni avvenute fra il 1891 e 111911) anche quelli di Felice Cavallotti, Giovita Lazzarini e Giuseppe Miller.
Come detto, l’asse simbolico e architettonico portante è rappresentato dalla presenza nello spazio monumentale dello scalone dei busti di Garibaldi e Mazzini che si guardano.
Realizzato dallo scultore Filippo Giulianotti (Genova 1852, Roma 1903), il busto di Giuseppe Mazzini fu inaugurato il 6 aprile 1890. «Il velo che cuopriva l’erma è tolto da Aurelio Saffi», annotava con puntualità nel suo Diario Forlivese il cronachista Filippo Guarini. Diversamente dal subbuglio che sei anni prima aveva caratterizzato la presentazione del busto di Garibaldi, le manifestazioni si svolsero in perfetto ordine. Lo scoprimento avvenne al mattino, alle ore 10 e mezza in punto, reso solenne dai rintocchi delle campane della Torre civica. Ad accompagnare la cerimonia furono chiamate la fanfara cittadina e il corpo bandistico di Predappio il cui repertorio, in quanto ad identità politica, non lasciava dubbi di interpretazione, assegnando ruoli di primo piano all’inno di Garibaldi e alla Marsigliese.
La presenza di uno dei più autorevoli rappresentanti del mazzinianesimo italiano, benché cittadino forlivese, fu un evento eccezionale dal momento che le condizioni di salute di Saffi erano tali da rendergli problematico anche il minimo spostamento. Lui volle esserci, per l’omaggio al maestro, all’amico e ‘all’Idea’ (come dicevano all’epoca), ma anche per apprezzare la messa a punto di quel sistema simbolico che egli stesso aveva ispirato. Il Triumviro forlivese «fu visto commuoversi e in istato di salute da far pietà; si trascinava a stento», completava la cronaca manoscritta.
Quattro giorni dopo, il 10 aprile, Aurelio Saffi spirò nella sua villa di San Varano, a pochi chilometri dalla città. Nel corso del tempo, il busto di Mazzini è stato affiancato da altre lapidi che non ne hanno compromesso la centralità e, anzi, sono state poste in collegamento diretto. Ai lati, sopra le porte d’accesso ai locali del palazzo, figurano due epigrafi: una ricorda i risultati dell’elezione dei rappresentanti del popolo forlivese al Parlamento della Repubblica Romana del 1849; l’altra celebra la Repubblica Italiana, con la vittoria del referendum del 2 giugno 1946 e l’esito del voto nel territorio. Immediatamente sotto la scultura, ad altezza d’uomo, una targa dedicata alla Resistenza ricorda le motivazioni del conferimento alla città di Forlì della medaglia d’argento per meriti partigiani.

Bibliografia Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 49, 50

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