
Giovanni di Pietro Falloppi detto Giovanni da Modena
notizie 1409-1456
ambito emiliano
dipinto
n. Ser. 18
Madonna a mezzobusto con in braccio il Bambino in posa benedicente.
Il bellissimo dipinto, di notevole importanza nella ricostruzione dell'attività del grande caposcuola modenese, venne presentato nel 1964 alla Galleria Levi di Milano, allorché si trovava in collezione Colombo. Ricomparso di recente sul mercato, venne acquistato da Carlo Sernicoli presso l'antiquario Matteo Salamon di Milano.
I caratteri dello stile ne fanno a tutta evidenza un'opera della piena maturità di Giovanni da Modena, negli anni che seguono la decorazione della cappella Bolognini in San Petronio a Bologna (1412-1415). Se negli andamenti festonati del manto, che ricasca con ampie volute dal braccio sinistro della Vergine, è possibile altresì rintracciare un'eco della fase più intimamente gotica dell'artista, alla quale si collega anche il grande Crocifisso già in San Francesco ed ora alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, l'immagine si fa poi apprezzare per l'accuratezza della stesura e soprattutto per la struttura composta, come racchiusa entro un profilo triangolare. È come se il dialogo con gli scultori, sempre solitamente operante in Giovanni fin dal tempo delle precoci intese con Alberto da Campione, autore dei possenti bassorilievi che ornano i finestroni del tempio bolognese, si arricchisce ora di nuove cadenze, in rapporto alle coeve sperimentazioni toscane.
Il rientro a Bologna del senese Jacopo della Quercia, di cui nel 1425 Giovanni copiava a grandezza naturale il progetto per la Porta Magna su una parete provvisoria della stessa San Petronio, sembra alimentare di nuova linfa l'immaginazione del pittore modenese, che mira ora a restituire in piano glia aggetti leggeri ma corposi di uno “stiacciato” donatelliano. Ciò si nota soprattutto ne bambino, dalla posa severamente stante, il cui nudo sensibile è tornito secondo soluzioni proto-rinascimentali. Che d'altra parte l'attività di Giovanni da Modena s'iscriva sotto il segno di un problematico rapporto con le novità rinascimentali, in taluni passi presagite e in altri negate in vista di un più fantasioso rapporto col vero, si era già accorto Longhi, allorché, dando finalmente corpo alla sua personalità, lo cooptava tra i principali interpreti in Italia del Rinascimento “umbratile”.
Un'ultima considerazione può riguardare l'importanza di capolavori come questo per la successiva pittura emiliana, se si pone mente al riutilizzo che di simili modelli condurrà un artista ferrarese come il cosiddetto “Maestro dagli occhi ammiccanti”, da identificare molto probabilmente con il documentato Galasso.
Bibliografia
Cinotti M.
Maestri della pittura dal Trecento al Settecento
Milano
1964
n. 7
Bibliografia
Volpe C.
La pittura gotica. Da Lippo di Dalmasio a Giovanni da Modena
La Basilica di San Petronio
Milano
1983
p. 282, nota 30
Bibliografia
De Marchi
Falloppi, Giovanni di Pietro
Dizionario Biografico degli italiani
Milano
1994
p. 495
Bibliografia
Piccinini F./ Stefani C. (a cura di)
La donazione Sernicoli. Dipinti e argenti
Ferrara
Edisai
2009