
produzione italiana
baionetta
Baionetta in acciaio brunito, con lama a un filo e a una punta e sguscio su entrambi i lati in corrispondenza del dorso. La crocera è costituita anteriormente da un breve elso di guardia, diritto e terminante con una sferetta, mentre il braccio posteriore porta l’anello nel quale si inserisce la volata del fucile. La lama si prolunga in un codolo diritto, coperto da due guancette in legno assicurate da due rivetti con rosetta. Il cappuccio è caratterizzato sul davanti da una punta leggermente a becco e su di esso sono visibili, sul dorso, lo spacco per il fermo alla canna e, sul lato, il pulsante a molla per comandare lo svincolo dell’arma. Sulla base del cappuccio sono incisi i numeri "VI 2041", mentre sulla lama, in corrispondenza del tallone, è incisa una scritta non ben decifrabile a causa della brunitura ("SANTI" ?).
Sciabola- baionetta per fucile da fanteria "Mannlicher- Carcano modello 1891".
L’arma base dell’esercito italiano fino al termine del secondo conflitto mondiale fu il fucile modello 1891, nelle sue tre versioni: fucile da fanteria, moschetto da truppe speciali (TS) e moschetto da cavalleria. Le prime due versioni erano munite di una sciabola- baionetta pressochè identica, che differiva solo per il tipo di attacco alla canna dell'arma (la baionetta del moschetto TS ha lo spacco dorsale del cappuccio di forma orizzontale e il pulsante di svincolo posto all’estremità inferiore del cappuccio, mentre quella del fucile da fanteria, come ad esempio nell'oggetto in esame, presenta spacco verticale e bottone laterale); il moschetto da cavalleria utilizzava invece un tipo di baionetta diversa, dalla forma a spiedo e fissata al moschetto (quando non era utilizzata, la baionetta poteva essere ripiegata sotto la canna).
La baionetta per fucile da fanteria "modello '91" risultava di concezione molto moderna per l’epoca: corta e maneggevole, era infatti molto adatta agli scontri in trincea, soprattutto rispetto alla lunga sciabola-baionetta che accompagnava gli obsoleti fucili "Vetterli 1870" (riutilizzati ancora durante la guerra 1915-18). Pur non essendo di qualità eccelsa (la lama affondata nel corpo dei nemici molto spesso si spezzava), essa assolse quindi egregiamente il suo compito per tutta la durata del primo conflitto mondiale, tanto da rimanere in uso fino a tutta la Seconda Guerra Mondiale, per poi essere definitivamente dismessa dall’esercito italiano solo nell’ultimo quarto del XX secolo.
Bibliografia
Mantoan N.
Armi ed equipaggiamenti dell’esercito italiano nella grande guerra 1915-1918
Novale Valdagno
Gino Rossato
1996
pp. 100-103
Bibliografia
Calamandrei C.
Lame in guerra. Storia delle armi bianche italiane dal 1900 al 1945
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Olimpia
1997
pp. 59-61