
fotografia
Fotoritratto in bianco e nero e a figura intera di soldato in quella che sembra una divisa garibaldina.
Fotoritratto del Caporale Medico forlivese Guido Vespignani (1892-1942), che combattè nelle Argonne come volontario della legione garibaldina (di cui Vespignani veste l'uniforme ) e che partecipò agli scontri della Prima Guerra Mondiale, guadagnando la Medaglia d'Argento al Valor Militare e quattro croci di guerra.
Allo scoppio della Grande Guerra, a seguito dell’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, l’Italia dichiarò la propria neutralità, ma moltissimi furono gli italiani che decisero comunque di prender parte alle operazioni belliche, offrendosi come volontari al fianco della “sorella latina”, la Francia, contro le forze austro-tedesche. Alcune migliaia di questi volontari, di sentimenti mazziniani o ferventi ammiratori dell’epopea garibaldina, si arruolarono fin da subito nelle file della Legione Straniera, l’unico corpo nel quale era loro consentito l’inquadramento. La famiglia Garibaldi, e nello specifico i sette figli di Ricciotti Garibaldi, guidati dal maggiore di loro, Giuseppe detto Peppino, decisero di riformare una “Legione garibaldina” che si ispirò a quei sentimenti che in passato avevano condotto i garibaldini a combattere in tutto il mondo. Peppino Garibaldi avviò contatti con le autorità francesi, nell’intento di raccogliere gli italiani in un corpo unico, togliendoli dalle fila della Legione Straniera, cosa che gli riuscì solo in parte, sia per le proteste delle autorità italiane (ancora neutrali ed impegnate in una difficile opera di sganciamento dalla Triplice Alleanza) sia per il timore delle autorità militari francesi di non potere controllare questi soldati anomali sia infine per un certo “sospetto” che una parte dei volontari, soprattutto di fede mazziniana, nutriva nei confronti della leadership di Peppino Garibaldi. In ogni modo, la Legione garibaldina venne finalmente costituita e posta al comando di Peppino Garibaldi, che ottenne il grado iniziale di Tenente colonnello; la legione venne equipaggiata dall’Esercito Francese, che pose comunque suoi uomini in affiancamento ai comandanti italiani. Risolti una serie di contrasti iniziali dovuti alla proposta del Garibaldi di far inviare il suo corpo in Dalmazia per operare con azioni di disturbo su quel fronte, i volontari vennero inquadrati nella Legione italiana e, nel dicembre del 1914, finalmente inviati al fronte, nella zona delle Argonne. Il corpo partecipò agli scontri a fuoco del dicembre 1914 e del gennaio 1915, nei quali persero la vita anche due dei fratelli Garibaldi, Bruno e Costante. Tuttavia dopo ulteriori pressioni da parte del governo italiano, il reggimento non venne più impiegato, tanto che Peppino Garibaldi chiese che i suoi uomini venissero lasciati liberi di tornare alle proprie case e ed alle proprie occupazioni in Italia, di cui ormai si ventilava un prossimo intervento nel conflitto. Lo scioglimento ufficiale del corpo fu decretato il 7 marzo 1915. Molti di coloro che rientrarono dopo questa esperienza, tra cui il Vespignani stesso, parteciparono poi ai movimenti interventisti e si arruolarono nell’Esercito italiano al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915.
Il fotoritratto è opera di Gian Battista Canè (1842-1926), colui che nel 1861 aprì la prima bottega fotografica a Forlì, in origine sita in Corso Vittorio Emanuele n° 17 (attuale Corso della Repubblica), poi spostata in Via Carlo Cignani n° 1 nei primi decenni del Novecento.