Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

_0000744
_0000744

fucile

_0000744
_0000744
Corso Garibaldi, 96 – Forlì (FC)

Fabbrica d'Armi di Brescia

1806/ sec. XX prima metà

fucile

acciaio/ brunitura,
legno
cm
135,5(lu)
lunghezza canna 86
sec. XIX (1890 – 1890)

Fucile con canna e otturatore cilindrico scorrevole in acciaio brunito; il calcio e la cassa sono in legno. Sulla canna è fissato un alzo graduato; mentre in corrispondenza della volata è presente il mirino e il fermo per inastare la sciabola-baionetta (qui non conservata). Il ponticello del grilletto in acciaio brunito è munito di riccio d'appoggio per il dito medio, mentre nella cassa è inserita la bacchetta nettatoia.
Sull'acciaio, vicino all'alzo, sono presenti i punzoni che si riferiscono all'arsenale di produzione e all'anno di fabbricazione e un marchio inciso che identifica forse il fucile come un'arma di esattezza.

Fucile “Vetterli italiano modello 1870”, appartenuto all'avvocato Cavaliere Camillo Mazzoni, uno dei dieci agricoltori forlivesi che nel 1901 costituirono la Società Anonima Cooperativa "Consorzio Agrario Cooperativo di Forlì", tuttora esistente. Il fucile “Vetterli” deve il suo nome all’ esemplare a ripetizione manuale progettato tra il 1860 e il 1870 dallo svizzero Friedrich Vetterli, responsabile della fabbrica d'armi di Neuhausen. Tale modello, dotato di un serbatoio tubolare posto lungo il fusto dove alloggiavano 12 proiettili, venne preso in considerazione da parte degli Alti Comandi Italiani come valida alternativa all'ormai obsoleto Carcano modello 1860, ma risultò troppo costoso per essere adottato come arma universale per i soldati del Regno d’Italia. Venne quindi modificato in un esemplare di fucile monocolpo, con cartucce da 10,4 mm, denominato "Vetterli italiano modello 1870".
Tuttavia nel giro di pochi anni ci si accorse che questa tipologia di fucile monocolpo risultava poco pratica e non più adatta alle esigenze belliche dell’epoca, si decise quindi di dotare il “Vetterli” di un meccanismo a ripetizione per aumentare la velocità di tiro, lasciando però inalterato il calibro (10,4mm). Si aggiunse quindi un caricatore lineare, ossia una scatola metallica posta sotto l'otturatore che andava a contenere il pacchetto da 4 colpi, che fu disegnato dal Capitano di Artiglieria Giuseppe Vitali e che permetteva di ricaricare l'arma più velocemente rispetto al serbatoio tubolare. Per l'inserimento del caricatore fu realizzata un’apertura nella parte inferiore del calcio e si aggiunse una piastra per sostenerlo; venne poi montato un meccanismo a rotaia per mantenere sempre in posizione corretta l'otturatore. Il fucile così modificato assunse quindi la nuova denominazione "Vetterli- Vitali 1870/87".
Durante la Prima Guerra Mondiale l’esercito italiano fu armato principalmente del fucile “modello 1891” sistema Mannlicher- Carcano, alimentato con caricatori da cartucce calibro 6,5 mm (a seguito della messa a punto della polvere senza fumo avvenuta nel 1884 da parte di Paul Marie Eugenè Vieille, divenne infatti possibile progettare fucili di calibro minore rispetto a quelli fino ad allora adottati). Inizialmente però, vista la difficoltà di far fronte da subito alle numerose richieste di fucili “modello 1891”, le retrovie continuarono a essere armate di fucili "Vetterli- Vitali mod. 1870/ 87" (che giacevano del resto inutilizzati a migliaia negli arsenali militari italiani), riconvertiti tuttavia in modo da poter utilizzare il calibro italiano standard dell'epoca, ossia il 6,5 Carcano. Si cambiò quindi ancora una volta il caricatore, montandone uno adatto al nuovo calibro e ovviamente si dotò il fucile di una canna atta ad accogliere le cartucce da 6,5 mm. La modifica avvenne nel 1915, ma l'adozione della nuova tipologia di fucile fu solo del 1916: da qui la denominazione "Vetterli- Vitali 1870/87/16". Si ipotizza che la trasformazione possa aver riguardato circa 400.000 fucili che finirono ad armare la Milizia Territoriale, le Truppe Coloniali ed altri Corpi non di prima linea.
Il marchio inciso sull' oggetto della scheda (due fucili incrociati al di sotto di un bersaglio) di solito identifica un fucile di esattezza utilizzato per il Tiro a Segno Nazionale: essendo esposta con tutti gli altri cimeli della Guerra 1915-18, l'arma potrebbe essere quindi un esemplare di Vetterli 1870 riutilizzato negli anni della Prima Guerra Mondiale per le gare di tiro. Questo spiegherebbe forse la mancanza del caricatore lineare posto abitualmente sotto l'otturatore, dal momento che tale meccanismo a ripetizione risultava fondamentale nelle manovre militari, ma non nelle prove di tiro. Non va comunque esclusa l'avvenuta trasformazione del fucile nel modello "Vetterli- Vitali 1870/87, vista la presenza sotto l'otturatore di una placca metallica chiusa con viti, che potrebbe nascondere l'apertura necessaria per l'inserimento del caricatore nella parte inferiore del fucile.
Dai punzoni presenti sulla parte anteriore dell'oggetto in esame, si può affermare che l’arma fu prodotta presso la Fabbrica Nazionale d’Armi di Brescia nel 1890.

Bibliografia Mantoan N.
Armi ed equipaggiamenti dell’esercito italiano nella grande guerra 1915-1918
Novale Valdagno
Gino Rossato
1996
pp. 97-98

Altre informazioni

Tipo di caratteri: stampatello maiuscolo
Tecnica di scrittura: a incisione
Trascrizione: BRESCIA
Tipo di caratteri: numeri arabi
Tecnica di scrittura: a incisione
Trascrizione: 1890
Tipo di caratteri: corsivo
Tecnica di scrittura: a mano
Trascrizione: Camillo Mazzoni/ Forlì
Tipo di caratteri: numeri arabi
Tecnica di scrittura: a penna
Trascrizione: 6

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: marchio
Posizione: sull'acciaio, vicino all'alzo
Descrizione: Marchio inciso costituito da due "G" maiuscole, sormontate da due fucili incrociati al di sotto di un bersaglio.

Altre opere in Museo del Risorgimento "A. Saffi" (510)
Altre opere di Fabbrica d'Armi di Brescia (17)
Altre opere simili del sec. XIX (129)
PatER