
1590 ca./ 1647 ante
dipinto
n. 0389
L'opera rappresenta in maniera estremamente realistica il corpo esanime del Cristo, deposto dalla croce.
Le caratteristiche stilistiche e formali richiamano la pittura dei fiamminghi italianizzati come Matteo Loves, capaci di riunire in una stessa opera la potenza coloristica, l'amore del dettaglio realistico, la spazialità unificata dalla luce e una grande abilità tecnica.
Il Cristo dipinto, appare tanto veritiero e dalle caratteristiche tattili, vi si riconosce, infatti, una certa tendenza al plasticismo anatomico e una predilezione per l'uso trasparente delle ombre, in unione a un'analisi minuziosa dei dettagli quali le vene, la pella e i capelli.
La morte è riconoscibile nell'intonazione livida e violetta dell'incarnato, reso in una atmosfera fredda e sospesa che ritroviamo anche in altri dipinti dello stesso artista.
La tela è comunque di strettissima osservanza guerciniana e una qualità pittorica particolarmente alta, ma non possiede una ricchezza cromatica che viene riconosciuta al maestro centese.
Le fonti locali del XVIII secolo sono unanimi nel riferire al Guercino questa tela, pur non comparendo nel "Libro dei Conti" di Casa Barbieri, come pure non è citata dai più antichi biografi del maestro di Cento, quali lo Scannelli e il Malvasia.
Il Baruffaldi è quindi il primo che ricorda l'opera e la devozione popolare che essa rivestiva sull'altare dell'Addolorata nella chiesa di S. Pietro. L'attribuzione della tela al Guercino avanzata dall'arciprete di Cento è riproposta dal Monteforti, dal Righetti Dondini e dall'Oretti.
Il Calvi, invece, pur essendo analitico nella descrizione dei quadri centesi del Guercino, non menziona l'opera.
Il primo che espresse dubbi su questa attribuzione è il Cantalamessa, considerando la tela "non catalogabile fra le maniere cognite del Guercino".
L'opera continua ad essere considerata del Maestro dall'Orsini, dal Ragghianti, dal Sorrentino, dalla Grimaldi e dal Colagiovanni, mentre più volte di parere contrario si è espresso il Mahon.
Bibliografia
Malvasia C.C.
Felsina pittrice vite de pittori bolognesi alla maesta christianissima di Luigi 14. re di Francia e di Nauarra il sempre vittorioso consagrata dal co. Carlo Cesare Maluasia fra Gelati l’Ascoso
Bologna
Barbieri
1678
Bibliografia
Righetti O. C.
Le pitture di Cento e le vite in compendio di varj incisori e pittori della stessa città
Ferrara
Stamperia Camerale
1768
Bibliografia
Baruffaldi G.
Vite de’ pittori e scultori ferraresi scritte dall’arciprete Girolamo Baruffaldi [1697-1722 ca.] con annotazioni
Ferrara
Taddei
1844-1846
II, p. 470
Bibliografia
Atti G.
Sunto storico della città di Cento da servire anche per guida al forestiero
Cento
1853
p. 84
Bibliografia
Atti G.
Intorno alla vita e alle opere di Gian Francesco Barbieri
Roma
1861
p. 79
Bibliografia
Colagiovanni M.
Vicende della Parrocchia di San Pietro
Cento
1970
p. 55
Bibliografia
Cecchelli M.
Andar per Cento. Itinerari nella terra del Guercino. Guida della città e del suo territorio
Cento
Avis Sezione Cento
1984
p. 71
Bibliografia
Bagni P.
Benedetto Gennari e la bottega del Guercino
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1986
p. 270
Bibliografia
Pinacoteca Civica
La pinacoteca civica di Cento. Catalogo generale
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1987
pp. 90-91