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L’alcolizzato

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Molteni Giuseppe

1800/ 1860

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
52,5(a) 45,5(la)
sec. XIX (1840 – 1860)

n. 199

Rispetto all’attribuzione del dipinto nientemeno che a Francisco Goya, presente nei cataloghi della Galleria Campori tanto nel 1924 quanto nel 1929, si mostrava già più prudente Malaguzzi Valeri (1924), mentre spettava a Ragghianti (1939) escludere l’attribuzione allo spagnolo, segnalando piuttosto i punti di contatto con Fortunato Duranti (1787-1863) per “gli accenti pseudotiepoleschi della pennellata”. Nell’avvertire come la personalissima, icastica visione artistica di Goya non potesse passare attraverso la bonaria anche se fisionomicamente libera rappresentazione dell’Alcolizzato (titolo assegnato all’opera nei cataloghi Campori), il giovane studioso ne proponeva un opportuno slittamento cronologico verso la metà del XIX secolo e, per quanto riguarda il rinvio al pittore marchigiano, oggetto poco prima di un articolo sulla rivista “Pinacotheca” (FRANCINI 1928- 1929), segnalava anche il dato riguardante la provenienza dell’opera, la collezione Mastai Ferretti di Senigallia. Si tratta peraltro di un’attribuzione oggi difficile da confermare, in riferimento alla penuria di dipinti ancora oggi attribuibili all’artista marchigiano (FERRIANI 1995). Al confronto ad esempio con il conosciuto Autoritratto di quest’ultimo conservato a Montefortino, la tela Campori rivela fra l’altro una diversa qualità e una stesura più articolata: per interventi a velature, per abbondanti zone risolte attraverso rapide, larghe ed evidenti pennellate, per più puntigliose rifiniture in punta di pennello. Difficile un riscontro soprattutto per la particolarità del genere trattato: il largo naso schiacciato, evidenziato nella sua deformità per contrasto con i piccoli occhi, la capigliatura scomposta e il largo cappello sformato evidenziano infatti nel ritratto Campori un’intenzione figurativa complementare alla scena di genere. Un percorso figurativo, quello relativo a quest’ultima, nuovamente in via di sviluppo in Italia a partire dagli anni trenta dell’Ottocento, soprattutto in area lombarda. Proprio alla Lombardia e in particolare a Milano occorrerà pertanto guardare per una più probabile attribuzione della tela; all’importante figura ad esempio di Giuseppe Molteni, pittore dal ricco e diversificato bagaglio tecnico, incline soprattutto nella scena di genere ad abbandonare la delicata stesura a velature per una più veloce pittura composta da corpose pennellate. Il richiamo a Molteni sembra trovare conferma, in particolare, nel confronto con dipinti quali Il cacciatore, datato a cavallo tra gli anni trenta e quaranta, esempio dell’attenzione del pittore milanese nei confronti della tradizione olandese secentesca (P. SEGRAMORA RIVOLTA in Giuseppe Molteni … 2000, pp. 142 e 208 n. 34).

Bibliografia Benati D./ Peruzzi L. (a cura di)
Musei Civici di Modena. I dipinti antichi
Modena
Franco Cosimo Panini Editore
2005
p. 202

Altre informazioni

Tecnica di scrittura:
Trascrizione: L CI.2 Blu […]o (?)

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