
notizie secc. XVI/ XVII
dipinto
n. 0395
La tela si presenta particolarmente affollata ma completamente orchestrata intorno al nucleo centrale.
La scena sacra è introdotta dalla consueta figura-quinta del gran teatro zuccaresco: qui il San Marco giganteggia a sinistra, accompagnato dai suoi attributi specifici be in evidenza, come l'enorme leone accucciato e il Vangelo sotto il braccio.
L'enfatica illustrazione dell'evangelista è in questo caso da collegare ad una tradizione devota, ricordata anche dal Baruffaldi, secondo la quale il clero centese convergeva in processione su questo altare il giorno della festa di San Marco.
Il santo con il giglio, alle spalle del grande San Marco va probabilmente identificato con con Sant'Antonio da Padova.
Nel sacerdote vestito di giallo, seduto in primo piano, e nella lucida indagine dei particolari (i candelieri, , la seggiola, la piega della tovaglia) si riconoscono cadenze nordiche, mentre la Vergine, a mani giunte, assorta in un malinconico riserbo, ha una fisionomia che ricorda un pò uno dei "più inattesi interpreti del linguaggio baroccesco" (Zeri).
Le tre fonti luminose sono organizzate in modo tale da guidare il fedele verso il fatto sacro.
Il clamore e i suoni spezzati del "Calvario", lasciano il posto al brusio sommesso della "Circoncisione", dove l'artista pare mostrare una più sicura padronanza del linguaggio figurativo.
La vicenda storiografica è intrecciata a quella del "Calvario" sempre nella stessa Pinacoteca, dal momento in cui entrambe le tele sono sempre state considerate frutto della medesima mano.
Per la "Circoncisione" i tre nomi di Martin de Vos, Denys Calvaert e Orazio Sammachini, tornano in tutta la storiografia di riferimento.
Anche per questa tela la fonte più antica è quella del Baruffaldi che contesta l'attribuzione comune a Denys Calvaert, in favore di Matteo d'Vos.
In seguito la stessa tela fu citata con riferimento attributivo ad Orazio Sammachini, secondo il Monteforti, Righetti Dondini e Oretti, mentre Tosi continuerà a sostenere la paternità di Calvaert.
Secondo Gozzi, invece, la pala va ascritta al mondo artistico romano fra 1500-1600, soprattutto per la vicinanza con l'arte di Federico Zuccari, ma con la particolarità di essere stato realizzato da un artista nordico, uno fra i tanti artisti del Nord arrivati in Italia per il Giubileo del 1600.
Bibliografia
Baruffaldi G.
Vite de’ pittori e scultori ferraresi scritte dall’arciprete Girolamo Baruffaldi [1697-1722 ca.] con annotazioni
Ferrara
Taddei
1844-1846
Bibliografia
Atti G.
Sunto storico della città di Cento da servire anche per guida al forestiero
Cento
1853
p. 51
Bibliografia
Venturi A.
Storia dell’arte italiana. La pittura del Cinquecento. Parte VI
Milano
Hoepli Editore
1933
IX, p. 704
Bibliografia
D’Amico R./ Gozzi F.
La Pinacoteca Civica di Pieve di Cento. Catalogo generale.
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1985
Bibliografia
Pinacoteca Civica
La pinacoteca civica di Cento. Catalogo generale
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1987
pp. 149-151